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lunedì 21 giugno 2021
 
 

Il decalogo negli anni del relativismo

03/03/2011  Il primato della discrezionalità individuale porta a un modello morale in cui le scelte sono in mano ai singoli. I Comandamenti perdono la capacità di regolare (anche) la vita sociale.

Nel nostro contesto secolarizzato, la capacità della Bibbia e in generale della religione di fungere da fondamento morale nelle scelte appare decisamente più in difficoltà che in passato. Il relativismo, da questo punto di vista ha portato alla coesistenza di riferimenti morali e normativi diversi tra loro e ha ridotto il peso e la capacità prescrittiva della morale religiosa. In una recente indagine condotta tra i giovani italiani (I giovani di fronte al futuro e alla vita con e senza fede, Istituto Iard– progetto Passio 2010), ad esempio, la capacità della fede di aiutare a distinguere il bene dal male era sottoscritta dal 72 per cento dei cattolici praticanti, dal 41 per cento dei non praticanti e solo dal 12 per cento dei non credenti. Il riferimento morale religioso appare ancora rilevante di fronte alle grandi questioni etiche che riguardano la vita e la morte, ma si sfuma decisamente in altri ambiti quali i comportamenti sessuali e le relazioni interindividuali della quotidianità. Il primato della discrezionalità individuale porta ad un modello morale in cui la scelta pratica è nelle mani del singolo che sempre meno si affida a modelli di riferimento consolidati e sempre più produce di volta in volta risposte fortemente condizionate dal contesto e dalla connotazione emotiva della situazione che è chiamato a giudicare. In questo senso il riferimento ai Dieci comandamenti perde la sua dimensione strettamente normativa e regolativa della vita sociale, per trasferirsi più sul piano dei principi individuali a cui ricondurre le diverse fattispecie della quotidianità. In questo ambito i Comandamenti si contendono lo spazio morale con una più vasta gamma di orientamenti filosofici e politici che caratterizzano i modelli di interpretazione e di regolazione delle società contemporanee. I Comandamenti sono quindi percepiti sempre meno come leggi e sempre più come orientamenti morali, da interpretare all’interno dei diversi contesti e delle diverse situazioni della vita quotidiana. Non solo, ma la mediazione tra individuo e norma morale tradizionalmente offerta dalle istituzioni sociali (Chiesa, Stato, etc…) sembra venire meno, per cui non solo il valore della norma è sempre più relativo, ma la sua interpretazione è la sua applicazione sono sempre più di tipo individualistico e, in ultima analisi, discrezionale.

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