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"I coreani sono fratelli". Apertura alla Cina. Concluso il viaggio di Papa Francesco

18/08/2014  Il Papa è in volo verso l'Italia. Nella messa conclusiva del viaggio in Corea abbraccia le donne usate come schiave nella seconda guerra mondiale e prega per l'Iraq. Nuovo caloroso messaggio al presidente cinese prima di partire.

In prima fila c'erano loro, le superstiti del gruppo delle schiave - le "confort women" - che durante la seconda Guerra mondiale furono deportate contro il loro volere in Giappone come prostitute per i i soldati dell'Impero del Sol Levante e alcuni profughi della Corea del Nord. Papa Francesco le abbraccia una a una, ormai anziane e malandate, qualcuna in sedia a rotelle, e mette sulle spalle il nastrino che simboleggia la richiesta di giustizia per queste donne.
Nella Cattedrale di Myeong-dond papa Francesco celebrala messa conclusiva del suo viaggio in Corea dedicata alla pace e alla riconciliazione. «La Messa di oggi è soprattutto e principalmente una preghiera per la riconciliazione in questa famiglia coreana», spiega il Papa ricordando che nella prima lettura si parla della promessa di Dio «di restaurare nell’unità e nella prosperità un popolo disperso dalla sciagura e dalla divisione. Per noi, come per il popolo di Israele, questa è una promessa piena di speranza: indica un futuro che fin d’ora Dio sta preparando per noi. Tuttavia questa promessa è inseparabilmente legata ad un comando: il comando di ritornare a Dio e di obbedire con tutto il cuore alla sua legge. Il dono divino della riconciliazione, dell’unità e della pace è inseparabilmente legato alla grazia della conversione: si tratta di una trasformazione del cuore che può cambiare il corso della nostra vita e della nostra storia, come individui e come popolo».
«In questa Messa», sottolinea il Papa, «naturalmente ascoltiamo tale promessa nel contesto dell’esperienza storica del popolo coreano, un’esperienza di divisione e di conflitto che dura da oltre sessant’anni. Ma il pressante invito di Dio alla conversione chiama anche i seguaci di Cristo in Corea ad esaminare la qualità del loro contributo alla costruzione di una società giusta e umana. Chiama ciascuno di voi a riflettere su quanto, come individui e come comunità, testimoniate un impegno evangelico per i disagiati, per gli emarginati, per quanti non hanno lavoro o sono esclusi dalla prosperità di molti. Vi chiama, come cristiani e come coreani, a respingere con fermezza una mentalità fondata sul sospetto, sul contrasto e sulla competizione, e a favorire piuttosto una cultura plasmata dall’insegnamento del Vangelo e dai più nobili valori tradizionali del popolo coreano»
.Il Papa ha anche parlato della necessità del perdono, che è «la porta che conduce alla riconciliazione. Nel comandare a noi di perdonare i nostri fratelli senza alcuna riserva, Egli ci chiede di fare qualcosa di totalmente radicale, ma ci dona anche la grazia per farlo. Quanto, da una prospettiva umana, sembra essere impossibile, impercorribile e perfino talvolta ripugnante, Gesù lo rende possibile e fruttuoso attraverso l’infinita potenza della sua croce».«Tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un'unica famiglia e di un unico popolo», dice nell'omelia. E rivolto alle autorità e ai fedeli precisa: «Questo è il messaggio che vi lascio a conclusione della mia visita in Corea: quando una prospettiva umana sembra irraggiungibile, impercorribile, Dio ci dona la grazia per farcela: la Croce di Cristo rivela il potere di Dio di colmare ogni divisione, di sanare ogni ferita e di ristabilire gli originali legami di amore fraterno».
Ai cattolici di tutta la Corea il Papa raccomanda la missione e la testimonianza: «Abbiate fiducia nella Croce di Cristo. Accogliete la sua grazia riconciliatrice nei vostri cuori e condividetela con gli altri: vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio riconciliatore di Cristo».
Poi ancora l'attenzione per l'Iraq con la preghiera per «il Cardinale Fernando Filoni, che doveva essere fra noi, ma che non è potuto venire perché è stato inviato dal Papa al popolo sofferente dell’Iraq, per aiutare i fratelli perseguitati e spogliati, e tutte le minoranze religiose che soffrono in quella terra. Che il Signore gli sia vicino nella sua missione». E il telegramma, il secondo, al presidente cinese: «Ritornando a Roma dopo la mia visita in Corea, desidero rinnovare a lei eccellenza e ai suoi cittadini l'assicurazione dei miei migliori voti, e invoco la divina benedizione sulla sua terra», ha scritto il Papa.

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