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I Dieci comandamenti nella letteratura

03/03/2011 

Il critico letterario Fulvio Panzeri.
Il critico letterario Fulvio Panzeri.

La letteratura contemporanea non ha il suo “Decalogo”, come è successo al cinema con la grande opera di Kieslowski, anche se però alcune interessanti rivisitazioni dei dieci comandamenti sono da mettere in conto, nella letteratura degli ultimi anni. Si tratta di rivisitazioni che mostrano un quadro ampio di scrittori che hanno riletto il significato e il valore dei “Dieci comandamenti” nella società di oggi.

Si prenda ad esempio l’antologia più organica in questo senso e strutturata in termini “narrativi”: parliamo di Decalogo, edito da Rizzoli nel 1997 e curato da Arnaldo Colasanti, un libro che aveva dato luogo anche ad un interessante dibattito sulle pagine dei giornali. Colasanti lo riteneva “un attacco radicale a qualsiasi generico spiritualismo, alla superficialita' lamentosa che gronda spesso sugli scaffali delle librerie". Luca Doninelli, uno dei dieci autori dei racconti sottolineava alcune domande che stanno alla base di quel progetto, rimasto fino ad ora unico, espresso in termini di narrativa (va segnalato anche il recente numero di “Panta”, edito da Bompiani, dedicato al “Decalogo”, dove il taglio è più saggistico e le firme sono quelle di famosi pensatori di oggi”): “In un'epoca di vuoto e gretto materialismo, cosa abbiamo da spartire con i Dieci Comandamenti? Lo spiritualismo di ritorno, oggi di moda, non potrebbe essere anch'esso una forma di consumismo?". Il punto è che i Dieci Comandamenti non vanno separati dalla vita che li ha generati, altrimenti si riducono a sterili norme di comportamento”.

Gli scrittori presenti nell’antologia sono tra i più noti della narrativa di oggi. Si va da Aurelio Picca (Non avrai altro Dio all' infuori di me) ad Antonella Anedda (Non pronunciare il nome di Dio invano), da Linda Ferri (Ricordati di santificare le feste) a Rocco Carbone (Onora il padre e la madre), da Luca Doninelli (Non uccidere) a Carola Susani (Non commettere atti impuri), da Sergio De Santis (Non rubare) a Pia Pera (Non dire falsa testimonianza) da Laura Pariani (Non desiderare la roba d' altri), fino ad Erri De Luca (Non desiderare la donna d' altri).

Ognuno riflette a partire da una storia, senza nessun condizionamento religioso. Ciò che lega gli scrittori in questa antologia è la necessità di usare la storia e la pura narrativa, per giungere a cogliere in profondità valori così complessi da interpretare per la società di oggi. Ogni storia diventa un incontro concreto e emblematico con la vita e la sua cognizione. Aurelio Picca mette al centro del racconto le ultime ore della nonna su un letto d'ospedale. Erri De Luca, riflettendo su "Non desiderare la donna d'altri", trascrive la storia di una brigatista irriducibile, a un marito "pentito" e deciso a rifarsi una vita. Si prenda pure una donna d' altri, gli scrive. Una donna di un mondo che la brigatista continua a riconoscere come nemico.

Luca Doninelli costruisce la giornata di un killer, mentre Linda Ferri descrive l'ultimo compleanno di una donna gravemente ammalata. Antonella Anedda inventa la solitudine di una madre e di una figlia, una ex bambina, ormai donna, immobile in casa col piede amputato; Laura Pariani ricostruisce la vicenda risibile per quanto tragica di una bambina a scuola. Anche Rocco Carbone scrive la storia di un bambino che di lì a poco morirà. Pia Pera e Carola Susani sembrano intrecciare i sogni, avvicinandosi con semplicità alla materia incandescente dell'animo umano.

Proprio una rilettura in chiave contemporanea della forma del decalogo è alla base di Dieci di Andrej Longo, edito da Adelphi nel 2007, uno dei libri più intesi di narrativa italiana usciti nello scorso decennio. Il numero indicato dal titolo fa riferimento ai dieci comandamenti e ciascuna di queste storie, è legata ad un comandamento, declinandone metaforicamente l’assenza del rispetto, quasi a dire che l’inferno quotidiano ha annullato ogni natura etica, in primis l’idea stessa di “legge” (e i dieci comandamenti rappresentano il più antico codice morale che gli uomini si sono assunti nel rispetto di Dio).

E Longo sottolinea questo aspetto, attraverso un paradosso, quello che restituisce un senso più alto a queste storie, all’intero libro e alla sua discesa nelle viscere di una Napoli periferica e camorristica che sembra retrocessa a riti arcaici, dove tutte le leggi sono bandite, anche quelle bibliche, anche la legge di Dio. Attraverso una scrittura asciutta e molto dura, tutta giocata sulla verità di dialoghi che mettono in scena una discesa agli inferi della Napoli di oggi, compie un viaggio attraverso il significato metaforico dei Comandamenti, senza retorica, senza luoghi comuni, come una presa di coscienza di quelle voci che non sanno o hanno dimenticato che cosa sia la misericordia, in un mondo dove la misericordia è bandita e dove c’è la legge della violenza, priva di paura, e coscienza, anche davanti allo squallido orrore di sempre.

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