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I donatori famosi del passato

13/09/2014  Personaggi notissimi della storia e dell’arte italiana già in passato destinarono una parte o addirittura tutti i loro beni a cause sociali, culturali e umanitarie. I loro testamenti sono stati messi a disposizione dal Consiglio nazionale del Notariato, attraverso una mostra e un libro che hanno fornito lo spunto al comitato “Testamento solidale” per sceglierli come testimonial ideali per la Giornata dei lasciti.

Il Conte di Cavour. In copertina: il testamento di Alessandro Manzoni.
Il Conte di Cavour. In copertina: il testamento di Alessandro Manzoni.

Camillo Benso conte di Cavour  Spulciando tra diversi nomi, ricordiamo che Camillo Benso conte di Cavour destinò pensioni vitalizie ai suoi più fedeli collaboratori, dal segretario personale al cameriere, fino al maestro di casa. Donò inoltre alla città di Torino un fondo per costruire un asilo pubblico in uno dei quartieri più marginali dell’epoca, Portanuova.

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi, privo di eredi, nel 1900 scrisse un testamento molto dettagliato con le iniziative benefiche da sostenere. Destinò ingenti somme agli “Asili centrali”, agli Istituti dei “Rachitici”, dei “Sordo muti” e dei “Ciechi” di Genova. Ebbe un’attenzione speciale per il paese d’origine Busseto e per il vicino Villanova sull’Arda: dall’ospedale agli asili al Monte di pietà, e direttamente ai poveri, ai quali venne destinata una pensione annuale.

Stabilì inoltre che “si distribuiranno ai poveri del villaggio di Sant’Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte”. Il suo lascito maggiore andò infine alla Casa di riposo per musicisti che aveva fatto costruire un anno prima a Milano, per gli orchestrali destinati a vivere la loro vecchiaia in povertà. Oltre a una somma di 75.000 lire di rendita, il grande compositore le destinò infatti “tutti i diritti d’autore sia in Italia che all’estero di tutte le mie opere”.

La cantante lirica Lina Cavalieri

  

Lina Cavalieri, la cantante lirica e attrice divenuta nel primo ‘900 un ideale di bellezza, tanto da essere definita da D’Annunzio “la massima testimonianza di Venere in terra”, nel 1940 nel suo testamento lasciò alla Reale accademia di Santa Cecilia a Roma “lire centomila per l’istituzione di una borsa di studio di canto per una giovinetta bisognosa della  provincia di Roma”.

Il testamento di Enrico De Nicola.
Il testamento di Enrico De Nicola.

Enrico De Nicola, primo presidente della Repubblica Italiana

Nel testamento del 1947 del primo presidente della Repubblica italiana, Enrico De Nicola, vi è un lungo elenco di donazioni a favore di orfanotrofi, asili, ospizi, parrocchie, oltre a una volontà singolare, quella di destinare 50 mila lire al Monte di Pietà di Napoli perché cancellasse i debiti dei più poveri, ai quali vennero restituiti gli indumenti e la biancheria impegnati.

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