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giovedì 30 giugno 2022
 
A Milano
 

I familiari delle vittime del Pio Albergo Trivulzio dal Prefetto: «In arrivo un esposto collettivo»

13/06/2020  In Prefettura l'incontro tra una delegazione del Comitato e Renato Saccone: «Siamo in dirittura d’arrivo per un’associazione che ci unisca tutti e per un esposto collettivo. Abbiamo chiesto che vengano riaperte le visite dall'esterno»

Preannunciano un esposto collettivo e chiedono di poter rivedere i propri familiari dopo la sospensione delle visite esterne per l’emergenza Covid-19, visite che sono state invece ripristinate regolarmente in altre Rsa della Lombardia. Sono le due richieste del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Pio Albergo Trivulzio (PAT), al termine dell'incontro venerdì pomeriggio di una delegazione dei parenti della più grande Rsa (residenza sanitaria assistita, ndr) di Milano con il prefetto Renato Saccone in Prefettura a Milano.

«Siamo in dirittura d'arrivo per un'associazione che ci unisca tutti e per un esposto collettivo», ha detto Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato. «In questa occasione abbiamo anche anticipato al prefetto che martedì 16 giugno, due mesi esatti dopo la costituzione del nostro Comitato, verrà presentata alla stampa l'associazione da noi costituita».

L’altro aspetto che è stato al centro del colloquio tra il Prefetto e il Comitato sono le visite, tuttora sospese, per i familiari degli anziani che si trovano al PAT che, a differenza di altre Rsa lombarde, non ha ancora aperto agli “esterni”: «Il prefetto ci ha rassicurato molto e dalla settimana scorsa si è attivato presso la dirigenza per portare avanti le istanze di farci incontrare i nostri parenti», ha detto Azzoni al termine dell'incontro, «Ha chiesto alla dirigenza di attivare un protocollo da lunedì e ci auguriamo che, dalla prossima settimana, questo protocollo sia attuato e dia la possibilità alle famiglie di incontrare su appuntamento e con incontri protetti i nostri parenti», ha aggiunto Azzoni, precisando che «il prefetto seguirà tutto il processo e si farà garante».

Da oltre due mesi gli ospiti di molte Rsa, tra cui il PAT, non vedono le loro famiglie, fanno notare parenti delle vittime che hanno diramato un comunicato a margine dell’incontro con il Prefetto: «Combattere la solitudine degli anziani», scrivono, «dovrebbe essere un dovere e una preoccupazione primaria da parte di strutture che hanno il compito di assicurare il benessere fisico e psicologico dei loro assistiti, nel rispetto della garanzia di tutela della salute come diritto inviolabile dell’individuo riconosciuto dall’articolo 32 della nostra Costituzione. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità - cui l’Italia ha dato applicazione per legge dal 2009 - determina la rimozione degli ostacoli che ne impediscono la piena partecipazione alla vita affettiva e sociale. L’attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti, le persone con disabilità intellettiva o con autismo e limitatissima o nulla autonomia, è tra l’altro elencata tra i livelli essenziali di assistenza sanitaria dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001».

«Le vittime non sono numeri ma persone»

I familiari delle vittime della più grande Rsa di Milano hanno poi raccontato le loro testimonianze che Saccone «ha ascoltato con molto interesse» e «si è detto vicino alle nostre famiglie ma naturalmente lascia alla magistratura il compito delle indagini», ha detto il portavoce del Comitato ricordando che le vittime «non sono numeri, sono persone, famiglie distrutte e vite spezzate: sono la nostra memoria che è perduta».

«La determinazione di tutti i parenti, non solo del PAT ma di tutte le Rsa lombarde che sono state colpite, è capire se ci sono state responsabilità e ritardi e negligenze» nella gestione dell'emergenza Coronavirus. «Siamo sicuri - ha concluso Azzoni -, in base alle testimonianze che abbiamo appreso in modo diretto, che non tutto quello che si sarebbe dovuto fare per evitare che l'epidemia dilagasse con questa forza è stato fatto».

 
 
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