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martedì 25 gennaio 2022
 
 
Credere

I frutti della misericordia. Bergamo. Rimettersi in gioco nella fede

24/11/2016  I “ricomincianti” sono battezzati che si sono allontanati dalla Chiesa. A loro si rivolge il percorso Cercatori di Dio, promosso da don Flavio Bruletti per riscoprire la vicinanza di Dio

«Sarebbe un peccato se la Chiesa, chiamata a esercitare la misericordia, non portasse avanti un percorso che già lo Spirito ha misteriosamente iniziato in alcune persone le quali, lontane dalla fede per anni, ora stanno rimettendosi in cammino». Don Flavio Bruletti, sacerdote di Bergamo, spiega così il senso del progetto Cercatori di Dio. Decollato su invito del vescovo Francesco Beschi, durante l’Anno santo si è consolidato e ora può, a buon diritto, essere definito «un frutto del Giubileo».
 «Da un anno e mezzo stiamo seguendo alcune persone tra i 35 e i 50 anni, che in linguaggio pastorale chiamiamo “ricomincianti”: ci hanno chiesto di essere accompagnati nella riscoperta della fede, dopo che la grazia di Dio li ha rimessi in gioco nella relazione con il Signore e la Chiesa», spiega don Bruletti. «Siamo partiti in cinque e, dopo pochi mesi, altri si sono aggiunti diventando circa una ventina».

ANDARE INCONTRO ALLA GENTE

L’iniziativa è figlia del progetto Evangelizzazione di strada, che ha visto protagonisti i giovani di Azione cattolica, dei quali don Bruletti è l’assistente diocesano. «Abbiamo aperto in Città alta a Bergamo una chiesa, succursale del duomo, in una zona dove c’è un passaggio molto forte il sabato sera. Si invitano i passanti a partecipare a un momento di adorazione eucaristica e si offre loro la possibilità della confessione. Tra le persone che hanno accettato l’invito, alcune hanno manifestato la richiesta di uno specifico cammino; a esse si sono aggiunte altre, coinvolte da amici in dialoghi sulla fede sul luogo di lavoro o in altri momenti».
Tutti costoro hanno un impiego, alcune relazioni affettive stabili (ci sono anche coppie sposate), ma i vissuti personali sono assai diversi: «C’è chi è approdato al gruppo portando con sé le proprie fragilità e fatiche, altri hanno vissuto un’esperienza spirituale intensa o incontrato persone significative e sono tornate a farsi domande sulla fede», racconta il sacerdote. «Il punto in comune è che tutti loro hanno alle spalle un cammino di iniziazione cristiana “classica” che, però, poi si è interrotto; in parallelo è avvenuto un distacco dalla comunità cristiana. Ora, a tenerli insieme, è il desiderio di rispondere in maniera seria alla domanda “Cosa c’entra il Signore con la mia vita?”».
I motivi dell’allontanamento sono diversi. «Alcuni rimproverano scarsa coerenza ai cristiani e scelte etiche disgiunte dalla fede. Altri hanno fatto esperienza di comunità chiuse in se stesse, con una pastorale di “conservazione”. Qualcuno si dice deluso dai sacerdoti incontrati. Altri ancora riconoscono di aver compiuto un percorso di fede molto cognitivo, ma senza un vero incontro con il Signore».

VICINANZA E INCORAGGIAMENTO

  

A tutti costoro don Bruletti e l’équipe si rivolgono «incoraggiati da papa Francesco che, nell’Evangelii gaudium, dice di uscire anche verso coloro che, battezzati, non vivono ormai più le esigenze del Battesimo».
Gli incontri del gruppo si svolgono presso la Casa del pellegrino del santuario di Stezzano, a mo’ di “apericena”. «Mentre insieme si sta a tavola, si fanno emergere le proprie fatiche e il proprio vissuto, condividendolo con gli altri. Segue un momento di ascolto della parola di Dio, cui si accompagna la testimonianza dei membri dell’équipe, molto apprezzata perché nell’ottica della condivisione e non della “lezione”; infine si cerca nel confronto di riportare alla vita quotidiana ciò che si è scoperto, e un breve momento di preghiera conclude la serata». Non è un momento di catechismo, ci tiene a sottolineare don Bruletti: «L’importante è ridestare la gioia per l’incontro con Cristo e il senso di appartenenza alla Chiesa: una Chiesa che ha a cuore anche coloro che si sono allontanati».

UN’ÉQUIPE MISTA

A questo contribuisce la stessa composizione dell’équipe che, oltre a don Bruletti, annovera un frate cappuccino, una consacrata dell’Ordo virginum e alcuni adulti-giovani che sono stati a loro volta ricomincianti. «Ciò rappresenta un valore aggiunto perché queste persone hanno una sensibilità particolare, la capacità di cogliere l’essenziale».
Tra i ricomincianti che frequentano il gruppo, aggiunge don Bruletti, «vi sono pure alcuni immigrati argentini che, a differenza di noi, sono meno attenti a progetti e strutture e ci educano a restare aperti alle sorprese dello Spirito, disponibili a cambiare senza diventare prigionieri degli schemi, come anche il Papa ci invita a fare».
Il percorso Cercatori di Dio è immaginato su un arco di due anni, con l’obiettivo di reinserire pienamente fratelli e sorelle ricomincianti nella comunità parrocchiale. «Stiamo ipotizzando un terzo anno di percorso e ci stiamo interrogando se prevedere o meno un vero e proprio rito di riammissione», chiude don Bruletti. «Su questo stiamo ancora riflettendo, sulla scorta pure di quanto visto in Francia, dove l’esperienza dei ricomincianti è un cammino ormai consolidato».

 
 
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