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martedì 26 ottobre 2021
 
 

«Papà e mamma imparano dalle squadre di calcio»

03/12/2014  Sono decine e decine i provvedimenti di ammenda nei confronti del pubblico per le aggressioni verbali. Riccardo Lombardi, arbitro e presidente del gruppo arbitri di calcio del Csi di Milano dal 2008, ci racconta come funziona sui campi di una campionato che soprattutto si svolge... negli oratori.

Riccardo Lombardi è arbitro e presidente del gruppo arbitri di calcio del  Csi Milano dal 2008. Ha 39 anni ed è arbitro da venti, dal 1994. Ad oggi ha arbitrato circa 1900 gare, «lo so perché le annoto meticolosamente»  e tutte per passione «perché sennò non la fai, giacché godi solo di un piccolo rimborso spese che non copre quasi la trasferta». Una passione tale che «Mi sono sposato e il giorno ero ad arbitrare». In questi vent’anni ne ha "viste" tante più che averle vissute perché, sin qui, per fortuna non ha mai subito nessuna aggressione a livello personale. Forse perché il Csi si muove soprattutto negli oratori, «anche se non sempre il comportamento dei genitori corrisponde alle prerogative del luogo che li ospita».

Su circa 14.000 gare all’anno arbitrate da 230 persone «quello che posso riscontrare è un certo atteggiamento dei giovani giocatori verso l’arbitro che sta cambiando radicalmente. Per esempio, vent’anni fa nessuno avrebbe mai dato del tu all’arbitro e questo, vi assicuro, non è solo un problema di formalità ma sostanziale». Rispetto alle aggressioni, invece, «le viviamo in linea di massima a livello verbale. Responsabilità dei dirigenti delle squadre laddove legittimano con il loro comportamento le trasgressioni dei ragazzi e del pubblico. Tanto che abbiamo negli ultimi anni un'altissima percentuale di abbandono degli arbitri che diretta la prima gara lasciano a causa delle invettive del pubblico». 

I genitori? «Sia in oratorio sia nelle strutture sportive, dipendono dai dirigenti delle squadre. Ci sono dirigenti che vanno e accompagnano i genitori fuori se li vedono sgarrare, altri che li lasciano fare senza intervenire. Di aggressioni fisiche ne subiamo tra 5 e 10 l’anno dai tesserati (calciatori e dirigenti). Mentre mandiamo decine e decine di provvedimenti di ammenda nei confronti del pubblico per le aggressioni verbali. Pubblico che non puoi allontanare ogni volta, ma lo devi tenere lì. Soprattutto noi che culturalmente scegliamo di non avere barriere tra il campo e il pubblico. Ammende significative non tanto negli importi, 30 euro alla volta, ma nel totale dell’anno; se ci sono società che raggiungono circa i 500 euro. Il che vuol dire non rispettare davvero troppo spesso l’arbitro. Una cosa, ancora, che riscontriamo di ultima generazione, ahinoi, sono gli episodi di razzismo che creano tensione  e sono davvero spiacevoli».

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