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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

I giorni della ricerca

07/11/2013  DAL 2 ALL'11 NOVEMBRE l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro, organizza una serie di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per la ricerca, grazie alla quale è possibile rendere il cancro sempre più curabile.

Ogni giorno in Italia si diagnosticano mille nuovi casi di tumore. E nel corso della loro vita il 55 per cento degli uomini e il 45 per cento delle donne si ammaleranno di cancro. La buona notizia è che oggi molti tumori sono curabili: l’87 per cento delle donne alle quali è stato curato un tumore al seno è viva a cinque anni dalla diagnosi, e il tasso di guarigione dei tumori ossei oggi è sette volte superiore rispetto a trent’anni fa. Quattromila ricercatori stanno attualmente lavorando nel nostro Paese grazie al contributo di soci, volontari e sostenitori dell’Airc. Ne abbiamo parlato con Niccolò Contucci, direttore generale dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.



Azalee, arance, e ora il cioccolato sono le iniziative periodiche di piazza con le quali il pubblico è ormai abituato a identificare l’Airc. Che cosa è diventata l’Associazione con queste “Giornate” e com’è cambiata nel tempo?


«Airc ha due voci. Una, la più popolare, è rivolta al pubblico più vasto. Ed è con questa voce che chiediamo alla gente finanziamenti per la ricerca e diamo informazioni sui corretti stili di vita e sulle novità diagnostiche e terapeutiche in campo oncologico. Con alle spalle una gestione rigorosa e trasparente dei fondi che nel frattempo vengono raccolti. Quindi, tanti anni di arance e di azalee hanno permesso di conoscere come opera Airc e di creare un rapporto di fiducia. Un larghissimo pubblico, attualmente di quasi 5 milioni di italiani tra soci e sostenitori, ha l’abitudine di ascoltare Airc e contribuisce in prima persona alla ricerca, anche con microdonazioni».

E qual è la vostra seconda “voce”?

 «È quella rivolta alla comunità scientifica, alla quale Airc parla un linguaggio diverso, molto rigoroso, severo, e verso la quale l’Associazione ha un’aspettativa di risultato altissima. Una comunità di ricercatori che ha a disposizione il denaro che gli italiani ci hanno affidato. E se c’è un risultato che l’Associazione può vantare negli oltre 45 anni della sua attività, e soprattutto negli ultimi 15, è l’estrema qualificazione delle ricerche sul cancro condotte nel nostro Paese: nel 2012 sono state circa 1.500 le pubblicazioni scientifiche date alla stampa dai nostri ricercatori».

Un primato sorprendente visto che il nostro Paese in molte classifiche è spesso sprofondato oltre il ventesimo posto…


«Certamente. Viviamo questo quasi primato con orgoglio, perché l’Italia della quale stiamo parlando è la stessa Italia in cui nel 2012 il ministero della Salute ha erogato 132 milioni di euro suddivisi tra tutte le discipline di ricerca biomedica mentre Airc, nello stesso 2012, lavorando in maniera complementare con le strutture di ricerca pubblica, ha erogato 100 milioni di euro alla sola ricerca oncologica».

Quindi, le ormai celeberrime azalee, anche negli ultimi periodi segnati da crisi e recessione, sono state decisive.


«Se la ricerca targata Airc continua a crescere, nonostante la crisi degli ultimi anni, significa che gli italiani hanno capito il ruolo della nostra Associazione. È cresciuta la consapevolezza di milioni di italiani che contro i tumori si può “fare” qualcosa di concreto e che Airc consente loro di essere soggetti attivi nella lotta ai tumori».

Lei ha tenuto a precisare che i soldi degli italiani vanno “dritti nei laboratori”.
Quindi anche le piccole cifre donate in piazza entrano rapidamente in circolo per la ricerca...

«Il primo dato importante è che per ogni euro ricevuto, 84 centesimi sono destinati alle attività istituzionali: il finanziamento della ricerca oncologica e la diffusione dell’informazione scientifica. Raccogliamo i fondi per i nostri ricercatori attraverso quote associative, gli appuntamenti nelle piazze italiane, internet, con un discreto livello di adesioni “digitali”, e donazioni, a volte in occasione di ricorrenze dolorose, a volte con le bomboniere, in occasioni gioiose. Inoltre circa il 50 per cento del denaro raccolto arriva ancora con le donazioni postali, cioè attraverso il classico bollettino di conto corrente».

Nonostante gli straordinari risultati raggiunti, Airc non si occupa però di assistenza sanitaria. Perché?


«Pur non occupandoci direttamente del paziente in corsia, il nostro obiettivo è finanziare una ricerca orientata al letto del paziente, i cui risultati migliorino la prognosi e la cura del cancro. Finanziare la ricerca vuol dire quindi anche sostenere eccellenti medici che ogni giorno si occupano dei malati, ma che spendono parte del loro tempo in laboratorio. Negli ultimi 5-7 anni la ricerca italiana ha avuto un’accelerazione sul fronte delle applicazioni cliniche. In questa “scalata” verso la cura del cancro il nostro Paese ha un ruolo centrale. Airc ha contribuito sensibilmente a finanziare gli “scalatori”, moltissimi giovani di grande talento, che stanno raggiungendo le “vette” della conoscenza per rendere il cancro sempre più curabile».

Multimedia
I volti della scienza: Ruggero De Maria, ricercatore dell'Airc
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