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mercoledì 22 maggio 2024
 
Abitudini a rischio
 

Fumatori, tra i più accaniti gli adolescenti italiani

22/09/2016  Il Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe evidenzia come il 37% dei giovani italiani di 15-16 anni fuma. Il 15% fa uso di cannabis, il 34 % si ubriaca. Le proposte dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanità per disincentivare questi comportamenti.

Il Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe ( Espad) ha compiuto uno studio in 35 Paesi (di questi 24 Stati Ue) tra studenti di 15-16 anni per individuare il consumo di sostanze tra gli adolescenti. L’Italia risulta al primo posto per il fumo: infatti il 37% degli adolescenti è un fumatore mentre la media europea, in calo, si attesta sul 21 %. Nella triste classifica seguono Bulgaria e Croazia (33%), mentre i Paesi con meno giovani fumatori sono l’Islanda (6%) e la Norvegia (10 %). Anche il consumo di cannabis risulta piuttosto alto nel nostro Paese;  in questo caso il record spetta alla Repubblica Ceca (37%). A fronte di una media del 7 %  in Italia siamo al 15%, e in Francia al 17%. Inoltre, se il campione degli adolescenti nei 35 Paesi ha consumato cannabis 8,9 volte nei 12 mesi, quelli islandesi sono al top con 14 episodi, seguono francesi e islandesi con 13, e gli italiani con 12. Il consumo delle nuove droghe psicoattive (Nps), in generale è più diffuso di quello di amfetamine, ecstasy, cocaina o Lsd, con una media del 3% tra quelli che le hanno usate negli ultimi 12 mesi. In Polonia ed in Estonia però la percentuale raddoppia (8%), seguono Bulgaria e Croazia (6%) e Irlanda e Italia (5%). Ad ubriacarsi sono soprattutto i giovani austriaci (53%), ciprioti (51%) e danesi (56%) mentre gli italiani (34%) sono al di sotto della media (35%). Nel 2015 gli studenti dei 35 Paesi hanno usato Internet 5,8 giorni la settimana, e tra le principali attività si registrano la connessione ai social media e la ricerca di informazioni. Tra quelli che utilizzano il web per giocare, i danesi detengono il primato (45%), mentre si va diffondendo il fenomeno del gioco d'azzardo on-line, con i giovani greci (16%) al top contro una media del 7%, seguiti dai finlandesi (13%) e gli irlandesi (11%). L'Italia si attesta al 6%.

Per arginare la diffusione le fumo una delle misure più efficaci sarebbe l’aumento del costo di un pacchetto di sigarette. È questa l'indicazione di Roberta Pacifici, che dirige l'osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come l’Italia è tra i paesi in cui costa di menoIn Norvegia, paese al penultimo posto nella classifica dei fumatori adolescenti secondo lo studio, un pacchetto di sigarette costa circa 13 euro. «In un nostro studio », precisa Pacifici  «abbiamo chiesto ai giovani un elenco delle cose a cui avrebbero rinunciato con più difficoltà, la prima era la ricarica del cellulare ma la seconda era proprio il pacchetto di sigarette. Se noi non facciamo pesare l'acquisto del prodotto non otterremo mai risultati. Inoltre bisogna agire per far rispettare i divieti di acquisto, che abbiamo giustamente portato a 18 anni, ma che sono inutili se poi non si chiede la carta d'identità». Da contrastare sono anche gli esempi sbagliati, da quelli in famiglia alla pubblicità nascosta. «Le indagini ci dicono pure che il 30% delle famiglie lascia fumare in casa»- sottolinea Pacifici, «se il genitore lascia fumare in casa è un messaggio di tollerabilità che dovrebbe essere abbattuto. Poi c'è il problema che uno dei canali di pubblicità più forti del prodotto e che ha maggiore peso sono i film e le serie tv, dove le scene di fumo abbondano, per non parlare di altri modelli negativi che spopolano, dai cantanti agli attori». Da evitare, sottolinea l'esperta, un atteggiamento “paternalistico” delle campagne. «L’esperto a scuola che spiega i danni del fumo non solo non serve, è controproducente» afferma. «Quello che gli studi dimostrano è che funziona la cosiddetta “educazione tra pari”, bisogna formare degli esperti tra i giovani che riescano a trasmettere il modello positivo».



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