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mercoledì 17 aprile 2024
 
doppia faccia
 

«I miei vicini, impegnati nel sociale ma poi li sento insultare il figlio»

04/01/2024  «Sono vicina di casa di una famiglia i cui genitori si spendono molto per il sociale, conducendo progetti nelle scuole e gestendo uno studio di consulenza psicopedagogica per genitori e figli. Ma poi, nel privato...»

Sono vicina di casa di una famiglia i cui genitori si spendono molto per il sociale, conducendo progetti nelle scuole e gestendo uno studio di consulenza psicopedagogica per genitori e figli.

Però sento spesso quei due genitori urlare tra loro e dire cose irripetibili al proprio figlio adolescente, che a me sembra un ragazzo introverso e solitario, che spende il tempo extrascolastico rimanendo chiuso in casa. Mi domando come è possibile che due genitori che svolgono una professione di aiuto alle famiglie e di sostegno alla crescita siano poi così in difficoltà nella relazione con il proprio unico figlio.

Mi chiedo anche se, nelle situazioni in cui io li sento urlare in modo così sguaiato e incontenibile con il proprio ragazzo, debba intervenire in qualche modo. A volte vorrei bussare alla loro porta, chiedendo di fare silenzio e di contenersi un po’, ma temo di fare un errore.

GISELLA

 

Risposta di Alberto Pellai

– Cara Gisella, racconti una vicenda che davvero mi colpisce. È chiaro che noi specialisti che lavoriamo con genitori e famiglie dovremmo essere buoni genitori, cosa che non significa essere genitori perfetti. Io stesso, quando penso a me e ai miei quattro figli, so di avere collezionato una certa quantità di errori. Però non ho mai usato parolacce nei miei conflitti con loro e di fronte a un loro eventuale disagio e ritiro sociale (cosa che sembra intuire sia il problema di quel figlio adolescente) mi sarei subito dato da fare per affrontare e gestire la situazione.

Da quanto racconti pare che nella casa dei tuoi vicini si urli e basta. Forse i due adulti sono così presi dalla loro attività sociale e professionale che non hanno messo bene a fuoco i bisogni del loro ragazzo. O forse, semplicemente, non trovano il tempo per farlo. Come dice il proverbio, spesso i figli del calzolaio hanno le scarpe rotte. Proprio di recente, Marina Marazza nel libro Il bambino di carta (Solferino) ha raccontato la storia del figlio di Alan A. Milne, l’autore di Winnie the Pooh.

Lui che ha fatto sorridere e intenerire milioni di bambini in tutto il mondo ha avuto un figlio che ha sofferto enormemente e del cui disagio il padre ha compreso poco o nulla, concentrato come era sulla propria carriera e sul proprio bisogno di successo.

Se tu hai un buon rapporto con loro potresti provare a parlare molto apertamente: potrebbe essere che quei genitori, che nel loro ruolo pubblico, devono sempre apparire capaci di fare la cosa giusta, in privato siano essi stessi bisognosi di aiuto, ma timorosi e incapaci di chiederlo.

 
 
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