logo san paolo
venerdì 19 agosto 2022
 
l'incontro
 

Migranti, a Sacrofano l'Italia che vince la paura e accoglie

17/02/2019  Alle porte di Roma il meeting “Liberi dalla paura” promosso da Caritas, Migrantes e Centro Astalli ha portato alla luce le esperienze di accoglienza: «Noi che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”»

Un momento del meeting di Sacrofano
Un momento del meeting di Sacrofano

Si può fare perché è già stato fatto. Ospitare in casa propria, nei locali delle parrocchie, nei conventi, nelle case della Caritas, in appartamenti presi in affitto è un’esperienza ormai consolidata nel territorio italiano. Se lo sono detti, confrontando le diverse esperienze, i 500 arrivati a Sacrofano, alle porte di Roma, per il meeting “Liberi dalla paura” promosso da Caritas italiana, Fondazione Migrantes e centro Astalli. Tra i partecipanti, provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi. Persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa, che, a Foggia, dedicata più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

«La realtà spesso è migliore di quel che appare», commenta don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione MIgrantes. «Queste famiglie, queste parrocchie, questi single non hanno guardato al colore della pelle o alla religione. Hanno aperto le porte liberandosi dalla paura». Ed è stata proprio la parola «libertà» che è risuonata nella tre giorni aperta dalla messa del Papa venerdì. Liberi di provare ad accogliere, liberi di andare controcorrente, liberi di costruire un mondo migliore, liberi di replicare. Su questi temi si sono confrontati i partecipanti provenienti da tutta Italia. Per provare a dire che «l’accoglienza diffusa è un modello vincente», come sottolinea il direttore di Caritas italiana don Francesco Soddu, «non solo è un modello evangelico. Ma occorre liberarsi dalla paura di essere giudicati, di non farcela, del diverso. Una paura che hanno anche i migranti che arrivano in una terra che non conoscono senza avere certezze del proprio futuro».

«La paura più insidiosa si alimenta della mancanza di speranza»

Ma accogliere non è un optional, per i cristiani. Padre Camillo Ripamonti, direttore del Centro Astalli, nel riassumere i lavori della tre giorni lancia, a nome dei partecipanti, un appello al Paese. Perché si dia un nome alla paura, «spesso alimentata e strumentalizzata ad arte dai potenti del mondo. Non c’è paura più insidiosa di quella che nasce dalla diffidenza e si alimenta della mancanza di speranza. Essa ci fa vedere l’altro come un contendente, un avversario, fino a trasformarlo in una minaccia, in un nemico. In particolare in questo tempo abbiamo paura dei poveri, che ci ricordano che la loro condizione domani potrebbe essere la nostra, in una società che si disinteressa sempre di più delle persone e delle loro esistenze». Perché si capisca che «accogliere costruisce davvero la pace». Sono infatti «l’ingiustizia e il conflitto i fattori determinanti nelle migrazioni di ieri e di oggi e l’accoglienza, se vissuta con lungimiranza e consapevolezza, ci offre l’opportunità per intraprendere la via della riconciliazione e della costruzione paziente della pace. L’accoglienza genera relazioni: parte di un buon processo di accoglienza consiste nel riorganizzare e incanalare all’interno dei territori le forze e le energie di tutti, a servizio del bene comune. L’accoglienza», ha spiegato padre Ripamonti, «diventa allora possibilità di costruire la pace e riconciliare il tessuto sociale». E diventa anche occasione per «guardare al futuro con più speranza. L’incontro ci permette di toccare con mano di quante risorse umane, morali e culturali ciascuno è portatore e quanto possono essere ricche e creative le società che riescono a valorizzare le diversità e a mettere a frutto i talenti di tutti in una prospettiva comune».

E allora, concludono i partecipanti al meeting: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo