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I nemici di Giovanni Falcone

23/05/2017  Nell'ultimo libro di Giovanni Bianconi, L'assedio, la storia degli ultimi anni del magistrato "stretto tra mafiosi, avversari interni al mondo della magistratura e una classe politica nel migliore dei casi irresponsabile"

La guerra civile in Somalia e gli attacchi delle fazioni integraliste islamiche in Algeria, la fine della prima Repubblica e la scoperta di Gladio, il disarmo bilaterale deciso da Russia e Stati Uniti e la conferma delle sentenze del maxi processo. Non c’è solo la storia degli ultimi anni della vita del giudice Giovanni Falcone nell’ultimo libro di Giovanni Bianconi. C’è la storia del nostro Paese e il contesto internazionale. L’assedio Troppi nemici per Giovanni Falcone (edizioni Einaudi, pp. 392, euro 19) ricostruisce giorno dopo giorno il clima di allora, mette insieme le carte giudiziarie e la cronaca. Come la trama di un film seguiamo i sei mafiosi in trasferta a Roma, tra questi Matteo Messina Denaro, il loro progetto di colpire qualche uomo famoso, da Pippo Baudo a Costanzo, per «destabilizzare lo Stato e fallo scendere a compromessi», la costruzione della “Supercosa” inventata da Totò Riina quando si comincia a parlare della Superprocura antimafia, l’assassinio del giudice Nino Scopelliti e la storia di Libero Grassi. Un saggio scritto in forma di romanzo, quello di Bianconi. Che rimette in fila gli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta e quel 23 maggio 1992. Gli anni in cui Falcone fu progressivamente emarginato dalla stessa magistratura, accusato di essere un venduto per essere andato a Roma, come se fosse un salto di carriera e non il tentativo di combattere più efficacemente la mafia. Il periodo in cui fu delegittimato, quando gli si preferisce Meli alla guida della procura di Palermo e Sica come commissario antimafia, quando anche politici e rappresentanti delle istituzioni si prendono il lusso di sollevare dubbi attorno al magistrato e di fare ironia sullo sventato attentato all’Addaura. Il periodo in cui fu fatto diventare «il bersaglio perfetto per i corleonesi di Totò Riina». Eppure, il libro di Bianconi non lascia l’amarezza di una storia finita a Capaci, con il tritolo e l’assassinio di Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonino Montinaro. L’assedio racconta anche la passione, il coraggio, l’intelligenza di quanti hanno combattuto e combattono dalla parte giusta. Racconta l'avventura umana e professionale di chi è disposto a sacrificare se stesso per gli ideali in cui crede, per sradicare la mafia e la corruzione. Perché venga un tempo in cui non ci sia bisogno, per dirla con le parole di Falcone, «di essere ammazzati per essere credibili».   

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