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«Nonni e anziani non sono degli avanzi di vita, scarti da buttare»

25/07/2021  «Siamo passati tutti dalle loro ginocchia, ci hanno tenutI in braccio. Ed è anche grazie a questo amore che siamo diventati adulti», ha scritto papa Francesco nell'omelia per la Giornata che si celebra oggi, letta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione.

Sopra: foto iStack. In alto e in copertina: foto dell'agenzia di stampa Ansa.
Sopra: foto iStack. In alto e in copertina: foto dell'agenzia di stampa Ansa.

«Il cuore di Dio non solo ci dona più di quanto abbiamo bisogno, ma si preoccupa anche che nulla vada perduto, nemmeno un frammento». Oggi prima Giornata dei nonni e degli anzani da lui voluta, papa Francesco ragiona di capelli bianchi e terza età. Lo fa con un'omelia scritta di suo pugno, ma letta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione delegato dal Pontefice a rappresentarlo (ancora convalescente dopo l'operazione al colon del 4 luglio il Santo Padre non ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica in San Pietro, incarico nche ha lasciato a monsinbgor Fisichella).

. «Un piccolo pezzo di pane può sembrare poca cosa, ma agli occhi di Dio niente deve essere scartato», ha spiegato Francesco: «A maggior ragione nessuno è da scartare. È un invito profetico che oggi siamo chiamati a far riecheggiare in noi e nel mondo: raccogliete, conservate con cura, custodite. I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare. Sono quei pezzi di pane preziosi rimasti sulla tavola della nostra vita, che possono ancora nutrirci con una fragranza che abbiamo perso, ‘la fragranza della memoria’. Non perdiamo la memoria di cui gli anziani sono portatori, perché siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo. Essi ci hanno custoditi lungo il cammino della crescita, ora tocca a noi custodire la loro vita, alleggerire le loro difficoltà, ascoltare i loro bisogni, creare le condizioni perché possano essere facilitati nelle incombenze quotidiane e non si sentano soli».

«Chiediamoci: "Ho fatto una visita ai nonni? Agli anziani della mia famiglia o del mio quartiere? Ho prestato loro ascolto? Ho dedicato loro un po’ di tempo?"», s'è chiesto e ha chiesto il Papa. «Custodiamoli, perché nulla vada perduto: nulla della loro vita e dei loro sogni. Sta a noi, oggi, prevenire il rimpianto di domani per non aver dedicato abbastanza attenzione a chi ci ha amato e ci ha donato la vita. I nonni e gli anziani sono pane che nutre la nostra vita. Siamo grati per i loro occhi attenti, che si sono accorti di noi, per le loro ginocchia che ci hanno tenuto in braccio, per le loro mani che ci hanno accompagnato e sollevato, per i giochi che hanno fatto con noi e per le carezze con cui ci hanno consolato. Per favore, non dimentichiamoci di loro. Alleiamoci con loro. Impariamo a fermarci, a riconoscerli, ad ascoltarli. Non scartiamoli mai. Custodiamoli nell’amore. E impariamo a condividere con loro del tempo. Ne usciremo migliori. E, insieme, giovani e anziani, ci sazieremo alla mensa della condivisione, benedetta da Dio».

Nell'omelia, Jorge Mario Bergoglio ha voluto soffernarsi su tre verbi che caratterizzanbotre momenti divers. «In questa Giornata, dedicata ai nonni e agli anziani, vorrei soffermarmi su questi tre momenti: Gesù che vede la fame della folla; Gesù che condivide il pane; Gesù che raccomanda di raccogliere i pezzi avanzati. Tre momenti che possono essere riassunti in tre verbi: vedere, condividere, custodire. Gesù alza gli occhi e vede la folla affamata dopo aver camminato tanto per incontrarlo. Così inizia il miracolo, con lo sguardo di Gesù, che non è indifferente o indaffarato, ma avverte i morsi della fame che attanaglia l’umanità stanca. Egli si preoccupa di noi, ha premura per noi, vuole sfamare la nostra fame di vita, di amore e di felicità. Negli occhi di Gesù vediamo lo sguardo di Dio. È uno sguardo attento, che si accorge di noi, che scruta le attese che portiamo nel cuore, che scorge la fatica, la stanchezza e la speranza con cui andiamo avanti. Uno sguardo che sa cogliere il bisogno di ciascuno: agli occhi di Dio non esiste la folla anonima, ma ogni persona con la sua fame».

«Gesù ha uno sguardo contemplativo, capace cioè di fermarsi davanti alla vita dell’altro e di leggervi dentro. Questo è anche lo sguardo che i nonni e gli anziani hanno avuto sulla nostra vita. È il modo con cui essi, fin dalla nostra infanzia, si sono presi cura di noi. Dopo una vita spesso fatta di sacrifici, non sono stati indifferenti con noi o indaffarati senza di noi. Hanno avuto occhi attenti, colmi di tenerezza. Quando stavamo crescendo e ci sentivamo incompresi, o impauriti per le sfide della vita, si sono accorti di noi, di cosa stava cambiando nel nostro cuore, delle nostre lacrime nascoste e dei sogni che portavamo dentro. Siamo passati tutti dalle ginocchia dei nonni, che ci hanno tenuti in braccio. Ed è anche grazie a questo amore che siamo diventati adulti».

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