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martedì 30 novembre 2021
 
emergenza istruzione
 

«I numeri lo dicono. Riapriamo le scuole perché non incidono sulla diffusione del contagio»

25/03/2021  Dopo la presentazione dello studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano la Presidente del Comitato Nazionale EduchiAmo, Cinzia D'Alessandro non ha più dubbi.

Verrà pubblicato su Lancet lo studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano. Incrocia i dati del Miur e con quelli delle Ats e della Protezione civile fino a coprire un campione iniziale pari al 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti.

«Finalmente ci sono dei numeri e dicono che le scuole vanno riaperte» afferma Cinzia D'Alessandro, presidente del Comitato EduchiAmo. «La Gandini ha condiviso con il nostro comitato uno studio che verrà pubblicato su Lancet a breve. I dati che loro hanno elaborato si riferiscono soprattutto al primo semestre dell'anno (settembre- dicembre): l'incidenza è inferiore a quella della media della popolazione generale. E dal 23 novembre al 5 dicembre, il momento del disastro, i focolai si riscontravano in meno del 7 percento delle scuole analizzate in quelle due settimane. Ovvero, meno del 7 percento su un milione di studenti testati».

Tra gli insegnanti e il personale non docente, invece?

«Lì l'incidenza è stata due volte superiori a quella osservata nella popolazione generale perché il numero di tamponi effettuati era il doppio. Quindi numeri non comparabili perché non comparabile il numero dei tamponi».

L'indice RT...

«Un indice fondamentale! Sempre dalla ricerca si evince che il grado di espansione dell'epidemia non si può assolutamente collegare con l'apertura delle scuola. Addirittura in certe regioni che hanno aperto prima l'RT è aumentato più tardi rispetto a regioni che avevano aperto dopo. Non è un fattore di rilievo».

A questo però si potrebbe obiettare che tra settembre e dicembre non c'erano le varianti.

«Certo. Ma intanto in Oltralpe non hanno chiuso nemmeno con le varianti (in Francia non hanno chiuso, così in Svizzera o in Inghilterra dove c'era appunto... la variante inglese!). In Italia, le scuole sono state aperte mediamente 14 settimane, in Europa sono state chiuse mediamente 14 settimane. Per le varianti ci sono studi pubblicati su Nature e Lancet – ovvero le riviste più accreditate a livello scientifico - che confermano che non c'è nessuna evidenza che le varianti abbiano un'incidenza maggiore nei più piccoli. Come dice Sara Gandini “In assenza di prove evidenti dei vantaggi della chiusura delle scuole il principio di precauzione impone di mantenere le scuole aperte per prevenire danni irreversibili a bambini e adolescenti, alle donne e alla società intera!».

 

Cinzia D'Alessandro, presidente del Comitato Nazionale EduchiAmo
Cinzia D'Alessandro, presidente del Comitato Nazionale EduchiAmo

Eppure  in Italiai  ragazzi delle superiori sono andati a scuola 30 giorni in tutto.

«Il rischio zero non esiste, ma le scuole sono tra i luoghi più sicuri in assoluto. Ci sono altri danni conclamati che sembrano non essere di interesse: questo è l'allarme di Save the Children, ma anche di primari dei reparti Neuropschiatria infantile che ci dicono come ci sia un aumento del 30percento delle malattie mentali. Dati analoghi emergono relativamente ai , disturbi alimentari, quali l’anoressia; le depressioni infantili (reparti pediatrici psichiatrici affollati) e l'aumento dei tentativi di suicidio. In Cina e Giappone i dati sono mostruosi, ma anche in Italia i dati sono superiori al 30percento. E poi altre cose inquietanti: l'aumento dei tassi di violenza all'interno delle famiglie. Ci sono bambini che non vengono ascolti da nessuno. Contesti familiari deprivati e deprivanti, bambini chiusi in casa con un padre orco. Di questo si parla troppo poco».

Così come della dispersione. Eravamo già il fanalino di coda dell'Europa, ora siamo a +30percento...

«La dispersione è sempre stata una criticità. Ben per quello andava messo al centro un diritto fondamentale come la scuola. Poteva essere il motore per una rinascita anche sperimentando vie alternative come per esempio lavorare sulla scuola diffusa o l'educazione all'esterno».

EduchiAmo il comitato a cui ha dato vita a marzo scorso in Lombardia ora è diventato nazionale. Qual è l'urgenza?

«EduchiAmo è nato a marzo del 2020, subito; erano i primi del mese quando con un piccolo gruppo di colleghi e gestori di scuole dell'infanzia e nidi della Lombardia ci siamo resi conto che eravamo soli. Come strutture private non avevamo misure di supporto. Così abbiamo fondato un comitato inizialmente per la Lombardia, poi nel giro di qualche giorno hanno aderito colleghi da tutta Italia. Oggi sono 6000 le strutture associate, con un rappresentante (a titolo volontario) per ogni Regione. Nel tempo, vista la nostra tenacia e competenza, siamo diventati interlocutori ai tavoli ufficiali. Nel frattempo intorno a noi si stringevano tante famiglie, perché al di là del nostro essere imprenditori che forniscono un servizio di pubblica utilità, noi abbiamo al centro dell'educazione e il credere che investire in educazione e istruzione sia il cuore del Paese. Abbiamo allargato alle primarie e alle secondarie di primo grado. Perché qui c'è il tema culturale del nostro Paese: tornare a rimettere la scuola al centro degli interessi dei nostri politici. Uno dei nostri obiettivi è far sì che il sistema pubblico privato sia una rete che raccoglie i medesimi bisogni e moltiplica le opportunità per tutti. Bisogni di crescita identici, risposte inclusive per bambini e genitori al di là di dove sei nato attraverso la creazione di una rete pubblico-privato capace di moltiplicare le possibilità».

Sabato in diretta alla presentazione dello studio c'era anche il sottosegretario all'Istruzione, Barbara Floridia. Un bel segnale!

«Le abbiamo mandato una mail a cui ha risposto immediatamente “Partecipo volentieri”. Da subito si è battuta per riaprire almeno lo 0-6 e le primarie. Era molto contenta di avere dei dati che servissero a confortare il Ministero nella riaperture delle scuole. A conferma di questo nei prossimi giorni Sara Gandini, verrà ricevuta dal ministro Bianchi».

C'è un appello che volete fare come comitato?
«Che cambi il vento e il Governo riapra le scuole, rimetta al centro l'educazione perché il futuro è possibile solo a ripartire da questo».

 
 
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