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giovedì 11 agosto 2022
 
Il teologo
 

I padrini e le madrine sono necessari per i sacramenti?

26/05/2022 

GAETANO - Mi ha sorpreso la decisione del vescovo di Sanremo-Ventimiglia di rinunciare a padrini e madrine in occasione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

 

La decisione del vescovo di Sanremo-Ventimiglia, già presa anche da altri vescovi, potremmo definirla una  scelta “disperata”. Infatti, nonostante tutte le norme giuridiche e le raccomandazioni pastorali, la figura dei  padrini e madrine nella celebrazione dei primi due sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo e  Cresima) ha perso da tempo il suo prezioso significato originario.

Fin dal II secolo, quando i battesimi  erano soprattutto di adulti, il padrino era colui che presentava alla comunità cristiana la persona che  desiderava diventare discepola di Cristo e che poi l’accompagnava durante la preparazione (cioè durante il  tempo del catecumenato), costituendo per l’aspirante cristiano un concreto esempio di vita secondo il  Vangelo. Questo padrino, cioè quasi-padre della nuova nascita nella fede, oltre a garantirne la  preparazione soprattutto esistenziale, accompagnava il candidato al fonte battesimale, dopo l’immersione  lo accoglieva fra le sue braccia a nome di tutta la comunità e lo conduceva davanti al vescovo per ricevere  la cresima e partecipare subito per la prima volta alla mensa eucaristica.

Questo itinerario è descritto nei  capitoli 15-21 della Tradizione apostolica di Ippolito, un documento che risale al 215 circa. Questo stesso  documento riporta che per i bambini garantivano e rispondevano gli stessi genitori o, in mancanza di  questi, qualcuno della famiglia. Con la generale diffusione del battesimo dei bambini, anche al di fuori del  contesto comunitario della veglia pasquale, fra il VI e VII secolo, si trova accanto ai genitori anche un  padrino o madrina che rappresentano la comunità e che in seguito diventeranno figura speculare dei  genitori e, in caso di necessità, anche loro sostitutivi per la formazione cristiana dei loro figli spirituali. 

Oggi, nella maggioranza dei casi, non sembra affatto che i padrini abbiano molto a che fare con questa  figura che, senza pretese di perfezionismo, è chiamata a condurre «una vita conforme alla fede e  all’incarico che assume» (can. 872 e 874). Sovente essi vengono scelti con criteri che hanno poco o nulla  da spartire con la fede e la chiara testimonianza cristiana. Come ci ricorda continuamente papa  Francesco, sta finendo del tutto il tempo della cosiddetta “cristianità”, quando l’essere cristiani sembrava  essere un fatto scontato per essere nati in un luogo anziché in un altro. I sacramenti, in tanti casi ridotti a  cerimonie di convenzione sociale, devono ritornare a essere scelte di convinzione, di testimonianza e di  serietà, pur con tutte le fragilità umane. Essi sono chiamati a esprimere e ad alimentare una corretta  immagine della fede e del cristiano.

I padrini sono importanti, anzi durante la celebrazione diventano segni  del rito sacramentale, ma non sono indispensabili. Pertanto, considerata la situazione anomala,  ogni persona seria e responsabile, e soprattutto ogni pastore, si chiede se continuare così o interrompere  temporaneamente una prassi che non rende un buon servizio al Vangelo e alla Chiesa con il rischio di  ridicolizzare i sacramenti stessi.

 

 

 
 
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