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venerdì 18 settembre 2020
 
 

I Paesi poveri? S'arrangino

14/05/2011  «Devono continuare a contare solo su se stessi e su quei pochi amici che hanno nella società civile», osserva Sergio Marelli, dopo la Conferenza Onu sulle Nazioni meno avanzate.

Uganda, 2010. Gli effetti di una fame prolungata sui bambini è devastante. La loro crescita mentale e fisica può essere compromessa irreversibilmente. Foto: World Food Programme (Fao)/ Vanessa Vick
Uganda, 2010. Gli effetti di una fame prolungata sui bambini è devastante. La loro crescita mentale e fisica può essere compromessa irreversibilmente. Foto: World Food Programme (Fao)/ Vanessa Vick

Istanbul, 14 maggio 2011


Niente di nuovo, purtroppo. I poveri devono continuare a contare solo su se stessi, sulle loro forze, e su quei pochi amici che hanno nella società civile, i quali, sparsi un po' in tutto il mondo, si battono per loro e li aiutano  incalzando Governi, stimolando istituzioni, confrontandosi (spesso polemizzando) con banche e organismi finanziari. 


I problemi economico-sociali alla base del sottosviluppo, della povertà e dell'emarginazione sono talvolta aggravati da calamità naturali, come nel caso della tragica alluvione che ha colpito il Pakistan nel 2010. Foto: World Food Programme (Fao)/Amjad Jama.
I problemi economico-sociali alla base del sottosviluppo, della povertà e dell'emarginazione sono talvolta aggravati da calamità naturali, come nel caso della tragica alluvione che ha colpito il Pakistan nel 2010. Foto: World Food Programme (Fao)/Amjad Jama.

La quarta Conferenza Onu sui Paesi meno avanzati (Pma), quelli il cui reddito pro-capite non supera i 900 dollari all’anno, si è tenuta a Istanbul dal 9 al 13 maggio. L’intervento di monsignor Silvano Tommasi, nunzio apostolico a Ginevra, pronunciato il penultimo giorno dei lavori può essere la sintesi esaustiva di quanto chiesto dai 48 Governi dei Pma partecipanti e dalle 1.700 Organizzazioni di società civile che hanno dato vita al Forum parallelo: un cambio del paradigma di sviluppo che sino ad oggi ha dimostrato tutto il suo fallimento nello strappare dalla povertà le popolazioni povere dei Sud del mondo.


«Il paradigma di sviluppo implementato per i Pma negli ultimi anni ha dimostrato la sua inefficacia», ha affermato monsignor Tommasi, «la crescita di 3 milioni di poveri all’anno dal 2002 al 2007 e il fatto che il 59 per cento della popolazione nei Pma africani vive con meno di 1.25 dollari al giorno» sono i dati che lo stanno a dimostrare. «La crescita che si ottiene grazie al settore estrattivo», ha continuato, «è oggetto di molte controversie circa la distribuzione dei guadagni e l’impatto sulle comunita’ locali, e crea lavoro e progetti proiettati solo nel breve periodo». 


Sudafrica.Centinaia di sfrattati, vivono all'aperto. Foto Ansa.
Sudafrica.Centinaia di sfrattati, vivono all'aperto. Foto Ansa.

Rispetto della dignità umana, protezione dei diritti umani, cura del creato, partecipazione comunitaria, sussidiarietà e solidarietà», sono i pilastri della Dottrina sociale della Chiesa, dalla Populorum Progressio di Paolo VI alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI, ribaditi da monsignor Tommasi quali principi sui cui rifondare uno sviluppo a dimensione umana. Ma purtroppo, come denunciato dalle Ong presenti a Istanbul, la dichiarazione finale e il Piano di azione adottati al termine della Conferenza sembrano improntati al definitivo sopravvento degli interessi dell’economia, della finanza e del commercio su quelli delle persone. Come se non bastasse, entrambi i documenti nulla contengono sul piano degli impegni concreti che i Paesi ricchi dovrebbero assumere per recuperare il ritardo accumulato nell’implementazione delle decisioni prese nelle tre precedenti conferenze sui Pma che si sono tenute ogni decennio, dal 1971 ad oggi.

Soweto, Sudafrica. Foto Ansa
Soweto, Sudafrica. Foto Ansa

Sebbene l’enfasi data nei discorsi ufficiali al ruolo della società civile si sia tradotta in una sola citazione nel Piano di azione finale, il Forum delle Ong ha chiaramente indicato alcune leve sulle quali occorrerebbe agire per strappare dalla miseria gli 800 milioni di persone che vivono nei Pma: cancellazione del debito, divieto di speculazione sulle derrate alimentari, eliminazione dei sussidi distorsivi all’esportazione dei prodotti agricoli dei Paesi ricchi e sostegno all’agricoltura familiare, accesso ai mercati dei prodotti dei Paesi meno avanzati senza tariffe e barriere doganali, più fondi alla cooperazione internazionale e risorse aggiuntive per la lotta ai cambiamenti climatici, controllo dell’utilizzo delle risorse da parte dei governi locali, coinvolgimento delle Ong e del settore privato.

Giovani alunni, ad Haiti. La Fao e il Programma nazionale di alimentazione scolastica distribuiscono pasti caldi a circa un milione di loro.Sono iniziative concrete e meritorie. Purtroppo la fame, povertà e sottosviluppo tengono sotto scacco troppe aree del mondo. Foto:  Wfp/Anne Poulsen.
Giovani alunni, ad Haiti. La Fao e il Programma nazionale di alimentazione scolastica distribuiscono pasti caldi a circa un milione di loro.Sono iniziative concrete e meritorie. Purtroppo la fame, povertà e sottosviluppo tengono sotto scacco troppe aree del mondo. Foto: Wfp/Anne Poulsen.

Proposte concrete, alla portata e soprattutto vantaggiose per i poveri che avrebbero una vita più dignitosa, ma anche per i Paesi ricchi del Nord del mondo che potrebbero prosperare al riparo dalle ritorsioni dei fondamentalismi che si alimentano della miseria e dell’ignoranza nella quale ancora oggi sono tenute centinaia di milioni di persone.

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