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lunedì 27 gennaio 2020
 
La campagna di Oxfam
 

I paradisi fiscali creano diseguaglianze: chiudiamoli

12/11/2016  Cinquecento miliardi di dollari volati via da Europa e Paesi in via di sviluppo, con un ammanco di 14 miliardi di tasse l’anno con cui si potrebbero salvare 200 mila madri che muoiono di parto o garantire la scuola a 4 milioni di bambini. Un sondaggio dell’Istituto Demopolis per Oxfam su un campione di 3 mila intervistati evidenzia che il 76% degli italiani avverte con forza la disuguaglianza di reddito, l’82% l’iniquità del sistema fiscale, mentre l’85% richiede misure di contrasto ai paradisi fiscali.

Il 76% degli italiani avverte con forza la disuguaglianza di reddito, l’82% l’iniquità del sistema fiscale, mentre l’85% richiede misure di contrasto ai paradisi fiscali. Sono alcuni dei dati che emergono da “Disuguitalia”, sondaggio realizzato dall’Istituto Demopolis per Oxfam - il grande network internazionale di 17 organizzazioni di Paesi diversi per ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia - su un campione di 3 mila intervistati e presentato il 10 novembre alla Camera dei Deputati in occasione dell’evento “Le sfide poste dalla crescente disuguaglianza e il ruolo dell’Italia”, a cui sono intervenuti per il Governo i sottosegretari Pier Paolo Baretta e Sandro Gozi, l’ambasciatore Pietro Sebastiani, e parlamentari di diversi schieramenti. All’indomani dell’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, i risultati della ricerca mostrano con chiarezza la percezione delle disuguaglianze tra i cittadini italiani e del consenso a misure di giustizia fiscale.

Sicuramente «le disuguaglianze sono aumentate negli ultimi 5 anni per effetto della crisi, quindi dell’aumento della disoccupazione e della precarietà lavorativa», fa notare Pietro Vento, direttore dell’Istituto Demopolis, osservando che gli effetti della difficile congiuntura economica «e delle politiche europee di Austerity hanno decisamente incrementato l’impoverimento di parte della classe media in Italia, soprattutto nel Sud. L’indagine ha permesso di identificare le dimensioni di disuguaglianza oggi maggiormente avvertite dall’opinione pubblica: la graduatoria è aperta dal reddito, seguito dai patrimoni e dalle differenti opportunità di accesso al mercato del lavoro, tema oggi centrale nella sensibilità dei cittadini. La maggioranza assoluta degli intervistati cita anche le sperequazioni nelle possibilità di cura e di fruizione dei servizi sanitari». 

Non solo: accanto alle relazioni clientelari e alle politiche economiche, il 65% degli intervistati ritiene che ad amplificare la disuguaglianza siano evasione ed elusione fiscale: per oltre 8 cittadini su 10 gli abusi fiscali sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici. «Nella percezione degli italiani, accanto alle relazioni clientelari, sono proprio “evasione ed elusione fiscale” ad amplificare le distanze tra i cittadini, anche perché sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici. Combatterle è un obiettivo raggiungibile per il 43% degli intervistati, a patto di intervenire con adeguati strumenti di contrasto. Per il 42% è un processo difficile e di lunga durata, perché sollecita un approccio “culturale” e richiede che si incida su comportamenti consolidati.

Solo il 15% degli intervistati, però, ritiene si tratti in Italia di una missione impossibile», commenta Vento. E puntualizza: «Sul giudizio degli italiani, nella valutazione della dinamica fiscale, incide la forte preoccupazione per gli effetti della crisi ancora presenti, per l’assenza di una ripresa economica e occupazionale certa e duratura». Tuttavia, «la crisi sembra aver determinato una maggiore consapevolezza: per l’80% delle persone interpellate dal sondaggio è oggi prioritaria e urgente l’attuazione di politiche volte a ridurre le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche nel nostro Paese. Emerge anche un ampio consenso pubblico in materia di giustizia fiscale e di misure anti-elusione contro le pratiche attuate da multinazionali e da soggetti con grandi patrimoni personali per ridurre il proprio carico fiscale». 

Per Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia, «il tema globale di una sempre maggiore disuguaglianza estrema in termini di reddito e di ricchezza è sempre più sentito dalle opinioni pubbliche dei Paesi avanzati, a medio reddito e in via di sviluppo». In occasione dell’incontro in Parlamento sono state consegnate ai rappresentanti del Governo presenti le oltre 342 mila firme alla petizione “Basta con i paradisi fiscali”, raccolte dalla rete delle 17 organizzazioni contro la povertà che formano Oxfam. «La campagna continuerà – assicura Bacciotti – e i firmatari della petizione saranno chiamati a supportare la nostra azione in processi legislativi in ambito europeo e nei Paesi in via di sviluppo, dove si perdono 500 miliardi di dollari perché investiti in paradisi fiscali, con un ammanco di 14 miliardi di tasse l’anno con cui si potrebbero salvare 200mila madri che muoiono di parto o garantire la scuola a 4 milioni di bambini». 

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