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lunedì 18 ottobre 2021
 
Sanità
 

I pasti negli ospedali: tanta ricchezza sprecata

21/10/2015  Uno studio in Piemonte. In media circa un terzo del cibo destinato ai riocverati va disperso, ma ci sono strutture in cui gli scarti sfiorano il 50%. In termini economici la perdita si aggira intorno ai 2,6 milioni di euro, un valore che corrisponde alla spesa annua di 450 famiglie piemontesi.

Tonnellate di pietanze calde che passano dai vassoi dei pazienti alla pattumiera. Cibo sano che potrebbe nutrire centinaia di famiglie e che invece finisce tra i rifiuti. Negli ospedali gli sprechi alimentari raggiungono livelli elevati. Lo dimostra uno studio, recentemente presentato a Expo, realizzato dalla Rete Regionale di Dietetica e Nutrizione Clinica del Piemonte. Si tratta di una ricerca unica in Italia, condotta con metodi rigorosi. Per 48 settimane una squadra di medici e dietisti ha condotto 39.545 rilevazioni esaminando nel dettaglio 8.627 pasti. Sono stati coinvolti 35 reparti fra chirurgia, geriatria e medicina, in 13 strutture sanitarie (5 a Torino). L'obiettivo: capire quanto cibo si butta via e soprattutto perché, così da poter poi studiare dei correttivi.

Ne è emerso un quadro sconfortante: in media circa un terzo del cibo destinato agli ospedali piemontesi va disperso, ma ci sono strutture in cui gli scarti sfiorano il 50%. In termini economici la perdita si aggira intorno ai 2,6 milioni di euro, un valore che corrisponde alla spesa annua di 450 famiglie piemontesi. Tra i cibi che più frequentemente vengono gettati via ci sono pane e contorni. Certo, non è facile organizzare la ristorazione in un ospedale: il numero dei pazienti può essere variabile e mutevoli sono anche le condizioni cliniche. Inoltre bisogna essere pronti ad affrontare le emergenze prevedendo quote supplementari di cibo. Questo spiega in parte gli sprechi, ma di fronte a numeri così macroscopici bisogna anche ipotizzare alcune falle nel sistema gestionale, cui la Regione sta cercando di porre rimedio.

Significativo il capitolo nel quale lo studio analizza le cause degli sprechi. Frequentemente il cibo viene rifiutato per ragioni cliniche, ma gli osservatori (coordinati da Andrea Pezzana della Rete Regionale di Dietetica e Nutrizione Clinica) hanno rilevato anche 500 pasti respinti per questioni gastronomiche, cioè perché non incontravano il gradimento dei degenti. Non a caso gli sprechi diminuiscono sensibilmente quando i malati hanno la possibilità di prenotare in anticipo i pasti. In un momento di intensi confronti su cibo e risorse alimentari, dati come questi dovrebbero far riflettere. Il loro peso diventa ancora più impressionante se lo raffrontiamo con altre aree del pianeta. Qualche esempio tra i tanti possibili: con le proteine che finiscono nei rifiuti degli ospedali piemontesi si potrebbe coprire il fabbisogno annuo di 928 cittadini africani. In termini economici la perdita corrisponde al reddito pro-capite annuo di 3.293 abitanti del Niger.

In un contesto così difficile c'è però anche qualche dato positivo, che lascia aperta la porta alla speranza. Dal 2011 la regione Piemonte, in collaborazione con Caritas, Banco Alimentare e altre realtà, ha avviato un percorso per attuare la cosiddetta legge “del buon samaritano”, che promuove la redistribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà. Solo nel 2014, in sei ospedali del territorio, sono state sottratte alla spazzatura più di 25 tonnellate di cibo.  

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