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sabato 16 ottobre 2021
 
L'intervista
 
Credere

Se don Bosco tornasse oggi

05/08/2021  Scrittore e insegnante di italiano, appassionato di teatro e di educazione, Emanuele Fant offre ai lettori del settimanale Credere, in edicola dal 12 agosto 2021, un racconto in cui immagina il ritorno di don Bosco in questo periodo di pandemia. Una provocazione (non solo) letteraria

Cosa succede quando si invoca un santo e questo, in carne e ossa, tra lo stupore e l’incredulità di tutti, arriva? Emanuele Fant, scrittore e insegnante, si immagina che san Giovanni Bosco, chiamato da una suora, giunga in una scuola per dare una mano a una ragazzina in crisi. Di più non possiamo dire: lo potete leggere in esclusiva nel racconto Don Bosco ritorna, pubblicato sul settimanale Credere in edicola da giovedì 12 agosto 2021. I colpi di scena e l’umorismo non mancano, accompagnati da una scrittura scoppiettante e visionaria. 

SE TORNASSE DON BOSCO

Emanuele ride e la voce è giovanile, più giovanile dei suoi poco più che quarant’anni: è la voce di uno che l’ha appena combinata grossa.

«Spero mi perdonino», scherza. «Insegno da sei anni lettere a Milano in una scuola salesiana e don Bosco ogni giorno fa parte della mia esistenza. Vedo i quadri sulle pareti dei corridoi, le statue che lo rappresentano e ogni volta mi dico: “Sembra un po’ lontano e ingessato: questi ritratti non gli fanno onore!”. Perché leggendo il suo diario o altri suoi scritti scopriamo una persona piena di vitalità e di iniziativa, anche sopra le righe. Esiste una vecchia canzone che ormai nessuno canta più che si intitola “Giù dai colli. Don Bosco ritorna”: durante il lockdown, quando i ragazzi stavano soffrendo tanto e in qualche modo avrei voluto dare una mano ma non sapevo cosa fare, non si poteva neppure uscire di casa, è successo questo cortocircuito e mi sono detto: ma pensa se veramente tornasse don Bosco, che cosa farebbe da educatore? Me lo sono immaginato così, una sorta di supereroe».

Un supereroe simpatico, arruato e un po’ confusionario. E, in effetti, don Bosco eccezionale doveva esserlo: si legge che già da ragazzo centinaia di persone seguissero il futuro santo per le strade di campagna per vedere quali trucchi si inventasse. «Noi educatori, e mi ci metto anch’io, facciamo spesso l’errore di presentarlo con delle frasi fatte dal sapore un po’ ottocentesco, con delle immaginette immobili, mentre in realtà era una personalità dirompente, molto affascinante per i più giovani».

L’INCONTRO CON FRATEL ETTORE

  

Un santo Emanuele l’ha conosciuto davvero, era il camilliano fratel Ettore Boschini, così simile a don Bosco, «un po’ pazzo, girava per Milano con la statua della Madonna sul portapacchi dell’auto, una persona a cui vuoi subito bene». Quando, da giovanissimo, Fant incontra fratel Ettore qualcosa inizia a germogliare lentamente, qualcosa che negli anni diventata la fede: contestatario e musicista in un gruppo punk, conosce chi contesta sporcandosi le mani tra i dimenticati, i barboni, i poveri di una Milano che si tende a non guardare. Proprio a fratel Ettore Emanuele dedica il suo libro La mia prima fine del mondo (Monti) e ne parla ancora nel libro L’invadente. Fratel Ettore, la virtù degli estremi (San Paolo)

RIFLETTORI SUI GIOVANI

Nel racconto per Credere Emanuele vuole anche puntare i riflettori sui giovani, che hanno sofferto, talora in maniera pesante, la solitudine e l’isolamento durante il lockdown.

«Se ne è parlato troppo poco: ho avuto a che fare con casi davvero gravi. Perché la pandemia ha costretto in casa anche gli adolescenti: è innaturale a quell’età stare chiusi in casa con i propri genitori. Ho anche visto cose stupende: per esempio l’entusiasmo del ritorno a scuola, il non vedere l’ora di entrare in classe, cose che mai mi sarei aspettato nella vita».

Emanuele, padre di Michele, 11 anni, e di Clara, 9 anni, ha vissuto giorno dopo giorno anche come insegnante la didattica a distanza: «All’inizio siamo riusciti a creare delle belle dinamiche e abbiamo anche sperimentato molto: sembrava a tutti un’avventura che sarebbe durata poco. Poi, con le nuove chiusure, sono mancati la fiducia e l’entusiasmo: è stato troppo, sia i ragazzi che gli insegnanti si guardavano nei video dei computer, non si sapeva più cosa dire. Ci siamo resi conto, può sembrare una banalità, che è la relazione che fa la scuola, molto più dei contenuti». Sentire parlare Emanuele carica di ottimismo e di energia buona: soprattutto quando parla dei suoi studenti e dei suoi progetti. La voce si fa entusiasta: «Ne ho tantissimi. Il più bello è che a Saronno, dove abito, stiamo aprendo uno spazio per i ragazzi che si chiama Ufo (è Urgente forzare l’orizzonte): è nato prima della pandemia e durante il lockdown ci siamo accorti che era proprio necessario forzarlo questo orizzonte! Si tratta di un luogo dedicato a tutti i ragazzi delle superiori, innanzitutto per stare insieme, perché recuperino questa possibilità, tra loro, fuori di casa e senza genitori. E poi sarà un luogo dove fare cose: quindi studio insieme, laboratori di teatro, danza, musica e tutto quello che pian piano riusciremo a organizzare».

UN PROGETTO “PERICOLOSO”

  

Per quanto riguarda la scrittura? «Sto scrivendo il testo per uno spettacolo teatrale a partire dalla figura di Joker (il clown nemico di Batman, ndr). Si parlerà della “dittatura della felicità”: sarà uno spettacolo un po’ provocatorio in cui Joker punzecchierà il pubblico sul fatto che la felicità non può essere l’unico nostro valore, perché alla fine è un valore egoistico. Debutteremo la prossima stagione. Sarà uno spettacolo molto pericoloso per gli spettatori!».

Fant si ferma un attimo e poi dice, ridendo: «Certo che l’estate dei professori tutto sommato può essere piena di progetti!».

(Nella foto in alto: Emanuele Fant al Salone del Libro di Torino nel 2019)

 
 
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