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giovedì 18 aprile 2024
 
l'incontro
 

I ragazzi di Rondine dal Papa: «Andate avanti»

03/06/2023  In piazza San Pietro gli studenti di World house e Opera Segno che arrivano da teatri di guerra spesso dimenticati. Hanno consegnato a Francesco la maglietta che sarà indossata dai partecipanti alla marcia della pace dell’8 giugno. Salomon, dal Mali: «Vivere insieme nella pace e nel dialogo è anche un modo per dissipare tutto il dolore che abbiamo nel cuore, venendo da Paesi che conoscono bene la guerra»

Ruzica, Sheryl e Salomon sono tre dei giovani della World house di Rondine, lo studentato internazionale, che hanno incontrato papa Francesco in piazza San Pietro all’udienza generale del 31 maggio.

Ruzica ha 27 anni, è bosniaca, psicologa e frequenta un master in Conflict Management and Humanitarian Action. Ha scelto Rondine, perché «non mi insegna la pace nei libri, ma mi fa vivere con il mio nemico, ma mi dà la libertà di esprimermi. Noi siamo pronti ad essere testimoni di pace, pronti a diffondere il messaggio di pace e dialogo dei giovani, dateci spazio».

La sua richiesta viene sposata in pieno da Salomon, che ha 25 anni, viene dal Mali e frequenta un master in Igiene industriale e sicurezza. «È stato molto importante incontrare il Papa, per le sue parole di incoraggiamento nel diventare testimonianza coerente con la nostra vita – dice – per noi vivere insieme nella pace e nel dialogo è anche un modo per dissipare tutto il dolore che abbiamo nel cuore, venendo da Paesi che conoscono bene la guerra».

Sheryl arriva dal Medio Oriente. Lunghi capelli neri, ma una solarità e un’allegria che cattura. Parla dell’«amica Sheryl» che ha incontrato a Rondine come di «una sorella, anche perché essendo figlia unica per me l’esperienza con altri giovani di tutto il mondo è come avere tanti fratelli. Anche se tra qualche settimana ognuno tornerà nel suo Paese».

Alle volte, è il suo ragionamento dopo mesi di conoscenza con altre culture, «solo porgendo l’orecchio senza pregiudizi a chi consideriamo un “nemico”, comprendiamo che le cose che ci accomunano sono più di quelle che ci dividono».

Sono compagni di quotidianità, russi e ucraini. Ma non solo. Bosniaci, africani, medio-orientali. In comune - oltre la giovane età, occhi desiderosi di vivere e un sorriso contagioso - è il fatto che arrivano da teatri di guerra, alcuni dimenticati o passati in sordina come il Mali. Sono trentatré studenti della World House e Opera Segno, oltre ai due partecipanti della prima edizione del progetto Mediterraneo, frontiera di pace, educazione e riconciliazione: Daisy El Hajje e Majdi Abdallah. Si tratta di un progetto che Rondine porta avanti su indicazione della Conferenza episcopale italiana.

I giovani di Rondine Cittadella della Pace sono stati accompagnati all’udienza generale con il papa dal presidente e fondatore di Rondine, Franco Vaccari, dal vescovo Migliavacca e dal sindaco del Comune di Arezzo Alessandro Ghinelli. Al Papa i ragazzi hanno consegnato il primo “esemplare”, come «primo camminatore della pace», della maglietta-uniforme disegnata da Sugar per Rondine che verrà indossata nella marcia della pace dell’8 giugno, in apertura del You Topic Fest 2023, il festival di quattro giorni dedicati al disarmo e alla pace ad Arezzo.

«Sono grato per l'accoglienza riservata da papa Francesco al “metodo Rondine”, un'attenzione che conferma quanto la stessa superi i confini della diocesi e che va ancora più valorizzata nella nostra comunità», sottolinea il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Andrea Migliavacca, sottolineandone, nell'attuale contesto storico, «la realtà profetica che coniuga i giovani e la pace, o meglio ancora, i giovani e la costruzione della pace».

Anche perché, ricorda il fondatore dell’associazione Franco Vaccari, «ad ogni stretta di mano che dava ai nostri giovani, il volto del Papa sembrava illuminarsi. Ci ha inviato ad andare avanti con coraggio in questo progetto di dialogo perché i giovani da noi, anche se vengono da Paesi in guerra come Russia e Ucraina, promettono di essere amici. È stato un momento di grande bellezza, in cui sembravano prendere vita il pontefice stesso e quei semi di speranza e di pace che animano la nostra attività».

 
 
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