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martedì 28 maggio 2024
 
Stress
 

«Nella vita e a scuola viviamo tutto di fretta e con troppa competizione»

11/01/2022  «Non si fa in tempo a finire un’attività che già una nuova incalza. Anche la scuola è così». Forse bisogna chiedersi se ritmi più lenti permetterebbero di dare risposte migliori

Gentile professoressa, sarà l’età ma faccio sempre più fatica a stare dietro ai miei nipoti. Tutto di corsa, tutto in affanno, tutto mordi e fuggi. Anche la scuola mi sembra diventata così, non si fa in tempo a finire un’attività che già una nuova incalza. Non importa come sia stata fatta ma l’importante che sia fatta. Ricordo la scuola dei miei figli: meno tecnologica, meno competitiva ma non per questo meno seria ed autorevole. Come tutti hanno trovato inciampi e difficoltà ma, nonostante ciò, hanno sviluppato l’amore per il sapere e il tempo per condividerlo con gli amici nei lunghi pomeriggi di “noia” in cui, in assenza di mille diavolerie, facevano i compiti insieme. LINA

Cara Lina, il tema del tempo che sembra non essere mai abbastanza, il dover andare per forza di corsa senza sapere dove si sta andando, mi ha fatto tornare alla mente Momo, un bellissimo cartone animato che ha ormai già vent’anni ma, anche leggendo la tua lettera, attualissimo e quasi profetico. Momo, rappresenta un po’ la metafora di questo tempo in cui tutto è diventato “Fast, veloce” e abbiamo sempre la sensazione di perdere tempo.

La cosa mi stupisce perché pensavo e speravo che mesi del lockdown ci avessero insegnato qualcosa; invece ho come la sensazione che stiamo correndo ancora più forte per recuperare pure quei mesi passati. Come nel film, si ha la sensazione che in giro ci siano degli strani uomini grigi che ci chiedono di accelerare, che il tempo è poco e che non può essere sprecato in relazioni, chiacchiere, giochi o passatempi. Lo stesso vale anche per la scuola; avremmo dovuto ricucire relazioni, imparare a stare insieme e invece siamo già in affanno, complice anche una comunicazione che ogni giorno ci ricorda che siamo indietro, che abbiamo perso competenze linguistiche, matematiche e scientifiche.

Non voglio assolutamente mettere in dubbio le statistiche e le prove standardizzate dell’Invalsi o di altri tipi di rilevazioni ma siamo sicuri che la risposta a tutto questo sia il continuo aumento delle ore scolastiche o delle materie di studio? Forse non varrebbe la pena di porsi la domanda se una scuola “Slow, lenta” sarebbe più capace di dare risposte? Ma una scuola slow non può seguire i tempi delle procedure amministrative che fissano rigidamente e con tempi sincopati test, verifiche, livelli di apprendimento, debiti, recuperi, in un’ansia che fa perdere di vista la ragione di ciò che si sta facendo e dove l’ossessione del tempo diventa predominante.

Esattamente come per il movimento dello slow food rispettoso del cibo e del suo modo di produzione, ci sarebbe bisogno di una slow school più serena e rispettosa di ogni alunno, che dia il tempo per imparare a imparare. Perché almeno nelle aule il tempo non sia denaro.

 
 
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