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mercoledì 22 settembre 2021
 
 

I segreti di un perdente di successo

18/07/2013 

Matteo Renzi è l’esempio più riuscito di “perdente di successo” della politica italiana. E’ stato sconfitto alle primarie, ma è come se le avesse vinte, data l’implosione successiva del Partito democratico. Risulta antipatico a tutto lo stato maggiore dei “democrat”, è riuscito addirittura a ricompattarli, ma ormai occupa la scena mediatica da mesi e c’è chi lo vede come unica speranza per la resurrezione di un partito nato dalla fusione a freddo, non riuscita, dell’anima cattolica e di quella postcomunista.
I segreti del successo del sindaco di Firenze sono molteplici. L’età giovane, anche se non giovanissima, è uno di questi: Renzi riesce a entrare in sintonia con le generazioni nate televisivamente all’ombra del berlusconismo (ha anche partecipato alla ruota della Fortuna di Mike Bongiorno). Ai giovani dedica forze, energie ed aforismi (“Dobbiamo scegliere se fare i polli in batteria o avere il coraggio di usare un linguaggio diverso”). Con Berlusconi ha un approccio altalenante. Nei comizi gli dedica battute feroci (“Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è Berlusconi”), ma anche strizzatine d’occhio. Nelle sue popolatissime convention gli applausi più fragorosi arrivano quando accusa come un Savonarola della sinistra “la presunta superiorità intellettuale del Pd” e di D’Alema in particolare, uno dei suoi bersagli preferiti. Va sempre fuori dagli schemi e non nasconde la convergenza verso il centro (anche per via della sua estrazione culturale democristiana). “La generazione di Bersani”, dice, “non è abituata a dire: io sono qua, misuriamoci”.
Nel suo Pantheon immaginario entrano Mandela e La Pira, Obama e Francesco, Fonzie e Steve Jobs (sul palco o sulla sua scrivania di sindaco un pc Apple non manca mai). Renzi dice di apprezzare il Cavaliere “per la sua tenacia”. Come il Cavaliere parla di creazione di nuovi posti di lavoro e si rifiuta di parlare con il linguaggio della classe operaia. Al “Che” preferisce Giovanotti, ai film di Volonté quelli Checco Zalone e di Cetto Laqualunque. Una versione “light” della sinistra che però ha un grosso impatto anche sul centrodestra. Tra i suoi idoli c’è Pep Guardiola, l’ex allenatore del Barcellona. Quando ha perso in una settimana Champions Legue e Liga Renzi gli ha scritto un sms. “Tutti si fanno sentire quando vinci, io ci sono quando perdi”. Che è un po’ la sua filosofia politica anticiclica: quando il Pd perde, lui si fa sentire, sempre.

 

 
 
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