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venerdì 18 giugno 2021
 
La carità del Papa
 

I senzatetto, la famiglia di Papa Francesco

07/06/2015  I clochard che circondano piazza San Pietro avranno presto un dormitorio in via dei Penitenzieri. L'ennesimo gesto di attenzione e di affetto nei confronti dei barboni. Un affetto che parte da lontano.

(Nella foto: l'ingresso del nuovo dormitorio che Papa Francesco farà aprire nei pressi del Vaticano per i senzatetto, in Via dei Penitenzieri 17)

Un tetto per i senzatetto. E' una delle ultime iniziative di Francesco: un dormitorio per i barboni in via dei Penitenzieri, la strada che incrocia Borgo Santo Spirito, a due passi dal Colonnato. L’affetto del Papa per i clochard che abitano le vie e le viuzze intorno a San Pietro è praticamente smisurato. I barboni sono il “prossimo” di Bergoglio in tutti i sensi: li sente vicini, non solo fisicamente, e si preoccupa per le loro sofferenze. Ed è certo che nel suo appartamento di Santa Marta, prima di addormentarsi, tra i suoi pensieri ci siano anche loro, con i loro sacchetti e le loro coperte di cartone e di giornali, schiacciati sul pavimento freddo del marmo dei palazzi di via Conciliazione o dei marciapiedi di Borgo Pio e dintorni.

Sono loro i veri inquilini di papa Francesco, gesuita con la consuetudine pastorale di non perdere mai il contatto con gli ultimi: a Buenos Aires non mancava di far visita nelle carceri, nei dormitori, tra le baracche delle Villas Miserias, assistendo malati, aiutando famiglie indigenti e confessando prostitute. Anche ora che Bergoglio regna dentro le mura leonine non ha cambiato abitudini: e così i senzatetto sono diventati la vera famiglia del Papa. Per loro ha fatto predisporre delle docce e una barberia, proprio sotto il Palazzo Apostolico. Con quattro di loro ha festeggiato il suo 77esimo compleanno. Ha perfino disposto che uno di loro, Willy Hentereer, riposasse in pace tra le mura vaticane, nella terra consacrata del Cimitero tedesco. Ne ha accolti 150 nella Cappella Sistina, perché anche i poveri devono godere della bellezza. Li ha trattati come un nonno porta i nipotini al luna park o al museo. Ha stretto loro le mani uno a uno: “Benvenuti, questa è la casa di tutti, è casa vostra. Le porte sono sempre aperte a tutti”. 

I poveri, i poveri. Don Corrado Krajevski, l’elemosiniere pontificio, sa bene quanto questa sia quasi un’ossessione per Francesco. Ma è chiaro che l’affetto del Papa per questa sua famiglia ha anche un significato dottrinale e morale. Francesco vuol mettere a frutto quell’opzione preferenziale per i poveri che rappresenta un tratto distintivo del suo pontificato e che ha radici che affondano nel Concilio, nella dottrina sociale della Chiesa, nel Vangelo. Dietro questo affetto per la sua famiglia di barboni e senzatetto indica un esempio per la Chiesa. Perché la scelta per i poveri si estende a tutto il campo delle responsabilità sociali ed ecclesiali. Quando fa costruire una doccia, quando mette in piedi una barberia, quanto distribuisce banconote in euro, quando predispone una mensa, quando fa adibire un palazzo dell'Apsa per i senzatetto, è chiaro che vorrebbe attività simili nelle parrocchie. Dieci, cento, mille ne vorrebbe, sparse per tutte le diocesi, di barberie, di docce (lavarsi significa dignità) e di centri di accoglienza, in un’epoca in cui si mettono i dissuasori e si tolgono le panchine per allontanare i barboni. 

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