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domenica 05 luglio 2020
 
 

Calabria: la Chiesa in prima linea

04/06/2010  L'intensa e toccante lettera dei vescovi della regione ai sacerdoti per la chiusura dell'Anno sacerdotale.

I vescovi calabresi in un recente incontro.
I vescovi calabresi in un recente incontro.

«Carissimi fratelli … Sappiamo che la vostra vita è spesso dura, irta di ostacoli perché vivete in una realtà che è immersa in tanti gravi problemi che non potete ignorare e che cercate di risolvere evangelicamente,  proprio sull’esempio del santo Curato d’Ars, alla cui scuola abbiamo imparato a identificarci con il mistero e la missione ricevuti». Così si apre la lettera che i presuli calabresi scrivono ai loro sacerdoti in occasione dell’imminente conclusione dell’Anno sacerdotale (l’11 giugno prossimo, in allegato il testo), consci delle fatiche ma anche delle gioie che essi vivono quotidianamente in fedeltà al loro ministero.

      Citando il capitolo 54 del libro di Isaia, carico di speranza per il futuro, i vescovi calabresi riconoscono che, mentre le grandi questioni irrisolte della terra calabrese non sono ancora sparite nell’eco dei media e nonostante tutte le avversità, i sacerdoti continuano il prezioso e nascosto loro lavoro di testimonianza. Anche per questo i vescovi desiderano ringraziare i loro preti: «Siamo votati, come Cristo, perfino al supremo sacrificio, nella parrocchia, nell’oratorio, nella cappellania. Ed a voi tutti, ed in particolare a coloro che svolgono il ministero in ambienti di dolore, nelle comunità di recupero, al fianco degli ultimi e dei diseredati, siano essi italiani o immigrati di altra nazionalità; a quanti tra voi vanno a cercare la pecorella smarrita ovvero sono continuamente minacciati e in pericolo di vita perché l’onestà, la purità e la fedeltà a Cristo confliggono con le mafie di varia natura, noi pastori intendiamo manifestare apprezzamento, stima, gratitudine e considerazione».

      D’altronde il loro ruolo di testimonianza nella società attuale, sottolineano i presuli, è decisivo: «Nel crepuscolo delle illusioni e nel clima del relativismo si avverte il bisogno di certezze; nella stanchezza della cultura materialistica il bisogno di fare posto all’anima è maggiormente avvertito. Ed il prete continua ad essere visto come una positiva figura di riferimento, testimone di realtà spirituali. La Parola che predicate, diffondete, porgete, amate è quella di Cristo. Sia l’unica: altre non ve ne possono essere».

      I vescovi non mancano di mettere in luce l’indole del popolo calabrese e ritengono che «si possa e si debba perfezionare quello che già è valido e ottimizzare quello che è buono, per esempio approfondendo – valorizzandola – la coscienza religiosa del popolo di Calabria, che sotto l’aspetto ecclesiale non ha smarrito il senso della verità e neppure la coscienza del bene. È una religiosità spontanea, popolare, retaggio di una cultura che per secoli è stata quasi esclusivamente rurale, e noi dobbiamo prendere quanto di buono, di sano esiste nella nostra Regione e incanalarlo verso la Parola di Cristo».

      Infine, facendo riferimento alla situazione dell’ordine pubblico, i vescovi invitano dapprima  alla resistenza («Dovete, carissimi confratelli, e noi con voi, dimostrare dovunque e comunque la vostra sensibilità alle sollecitazioni che provengono dalla società, ben sapendo che questo nostro contesto – pur nobile per tradizioni e cultura – è incisivamente intessuto – purtroppo – anche da fenomeni di diffuso malessere, malcostume, malaffare di ogni genere»), per concludere riportando la frase scolpita nel precedente documento della stessa Conferenza Episcopale Calabrese intitolato “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”: «In nome del Vangelo dobbiamo tracciare il cammino sicuro ai figli fedeli e recuperare i figli appartenenti alla mafia. Tale strada indichiamo nella Luce che da Dio promana, fonte di speranza e verità che ci guida tra le tenebre lungo i sentieri della vita».

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