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I vescovi nigeriani: «Boko Haram non è umano»

28/03/2015  Parlano i vertici della Chiesa cattolica locale, mentre la Caritas riorganizza gli aiuti a un milione di profughi. Il direttore esecutivo della Caritas Nigeria: “La nostra popolazione sta facendo esperienza di sofferenza e terrore estremi. Noi facciamo di tutto per aiutare la gente, ma le necessità sono impressionanti”.

La Caritas internazionalis lancia un drammatico appello nel giorno delle elezioni in Nigeria e ricorda che oltre un milione di persone nell’ultimo anno sono fuggite dalle loro case e disperse nei Paesi vicini a causa degli attacchi di Boko Haram. La Caritas internazionalis ha dedicato due giorni alla situazione in Nigeria per definire i dettagli di un piano di assistenza a queste popolazioni, di cui si occupano solo la Chieasa cattolica e alcuni organismi internazionali per lo più cristiani. Allì’incontro hanno preso parte emissari di tutte le Caritas dei paesi limitrofi, tra cui Niger, Ciad e Repubblica Centrafricana.  

Il direttore esecutivo della Caritas Nigeria ha detto: “La popolazione della Nigeria sta facendo esperienza di sofferenza e terrore estremi. Noi stiamo facendo di9 tutto per aiutare la gente, ma le necessità sono impressionanti”. Quasi nessuno si occupa degli sfollati del terrore. Circa 2500 persone vivono da mesi accampate dentro la cattedrale di Yola. Il vescovo di Jios e presidente della Conferenza episcopale nigeriana mons. Ognatius Kaigama ha riferito, parlando con la Radio Vaticana, che è molto difficile trattare con i guerriglieri di Boko Haram: “Continuano a rapire donne e bambini. Hanno un modo di pensare totalmente diverso dal nostro, ma una persona umana non può comportarsi come loro. Io credo che loro appartengano ad una categoria non umana. Hanno più volte detto che voglio imporre la legge islamica e il Califfato. In realtà sono un gruppo di fanatici e in questo momento non si sa davvero cosa vogliano e dove puntano ad arrivare”. 

Secondo il vescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria, il catdinale John Olorunfemi Onaiyekan, una via di uscita sta solo in “un cambiamento della politica della Nigeria, chiunque sia il vincitore delle elezioni”: “La gente è affamata e sta soffrendo e non crede più nella nazione, per questo motivo dobbiamo lavorare per sostituire il pessimismo con l’ottimismo”.

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