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venerdì 27 maggio 2022
 
 

Ibra, il calcio come arte

16/11/2012  Un gol di quelli che non si dimenticano. Ecco perché la rete del 4-2 di Zlatan Ibrahimovic all'Inghilterra passerà alla storia e perché continuiamo ad amare il calcio nonostante tutto.

Ecco perché alla fine non ce ne vogliamo andare. Ecco perché, alla fine, il pallone ci attrae a dispetto dei mille tradimenti, delle intemperanze, degli intrighi, delle menzogne e del malaffare. Alla fine, come gli amanti consapevolmente traditi di certe commedie all'italiana, allegramente istupiditi, torniamo lì ad amare e ad ammirare con l'aria un po' estatica l'assurdo gioco di quei 22 saltafossi in brache corte che ricorrono una palla a suon di milioni.

Ci torniamo per la rovesciata di Ibrahimovic all'Inghilterra, per quello che nessun doping, nessuna trama, nessuna scommessa potrebbe truccare: la bellezza pura di far compiere a un corpo un gesto magnifico che non credeva di poter fare. La bellezza pura, semplice nella sua apparente impossibilità. La bellezza e basta. Eccolo il senso, irrazionale eppure pieno di significati, che ci fa tornare, che ci impedisce l'obiezione di coscienza che pure avrebbe tante ragioni di esistere.



Il senso, tutto il senso, è nel bello che ammiriamo istintivamente senza saper spiegare il perché. Come davanti alle forme d'arte che ci colpiscono dentro, lasciandoci preda di emozioni elevate e senza parole, davanti al gesto perfetto, restiamo interdetti ad ammirare quello che, impossibile per noi comuni mortali, inspiegabilmente riesce ai pochi baciati dal talento.

 
 
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