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DIALOGO
 

Iftar, la rottura del digiuno: le religioni s'incontrano a Milano

25/05/2018  In occasione del mese sacro del Ramadan, la Comunità di Sant'Egidio e le diverse comunità musulmane del capoluogo lombardo si sono ritrovate insieme presso la chiesa di San Bernardino e nei locali adiacenti per pregare e cenare insieme. È stato il modo per ribadire la necessità del dialogo e dell’incontro come unica strada per costruire una città pacifica e solidale.

Tempo di Ramadan per gli oltre un milione e mezzo di musulmani d’Italia. Quest’anno, con il periodo sacro iniziato a metà maggio, rimanere senz’acqua, cibo, sigarette e rapporti sessuali dall’alba fino al tramonto per un mese, è particolarmente difficile per il caldo e le giornate più lunghe. Il digiuno finisce attorno alle 21, mentre d’inverno terminerebbe alle 17. Infatti, stabilito in base al calendario lunare, il periodo del Ramadan cambia ogni anno e in una trentina d’anni fa il giro dei 365 giorni.

Il momento clou è l’Iftar, il pasto serale che, dopo la preghiera, interrompe il digiuno e diventa un’occasione di condivisione con amici e parenti. «Per questo motivo – dice Hassan Abd Alla – per noi ha un profondo significato condividere anche quest’anno l’Iftar con la Comunità di Sant’Egidio. Il Ramadan deve essere un mese d’incontri e di grande apertura per i musulmani». Hassan è stato eletto da qualche settimana presidente nazionale dei Giovani Musulmani d’Italia (Gmi), ma è un ospite da anni dell’appuntamento alla Chiesa di San Bernardino alle Monache, la sede di Sant’Egidio a Milano. Per il giovane diventa l’occasione per ribadire: «Continuiamo a impegnarci insieme, persone di tutte le fedi, per aiutare i poveri e costruire la pace nella città». Lo dice davanti ai coetanei del Gmi, dei Giovani per la Pace di Sant’Egidio, di altre realtà islamiche come i turchi di Alba, ai minori non accompagnati ospiti di alcune comunità milanesi e gli alunni internazionali dell’Associazione studenti musulmani del Politecnico.

Oltre ai giovani, sono centinaia i milanesi musulmani, cristiani delle diverse confessioni (cattolici, luterani, anglicani, metodisti) e credenti di altre fedi che, la sera di martedì 22 maggio, hanno partecipato all’Iftar di Sant’Egidio. Il programma della serata è semplice: nella sede della Comunità il rito guidato dagli imam con la rottura del digiuno mangiando datteri e latte; in contemporanea, nella chiesa adiacente, la preghiera cristiana. Gli uni accanto agli altri, ciascuno secondo la propria tradizione. E poi la cena tutti insieme, tra amici; la Console del Bangladesh ha offerto parte del cibo. Come ha detto Papa Francesco, rivolgendosi ai musulmani all’inizio del Ramadan, «questo tempo privilegiato di preghiera e di digiuno aiuti a camminare sulla via di Dio che è la via della pace».

Ci sono le principali realtà islamiche milanesi, i sufi della Confraternita Jerrahi-Halveti e gli sciiti iraniani, l’Unione degli albanesi musulmani d’Italia e il Caim, il Centro culturale islamico di Sesto San Giovanni, l’Associazione islamica – Moschea Santa Maria di Cascina Gobba e la Casa della cultura islamica di via Padova. Alcuni di loro sono compagni di viaggio dal 2007, quando Sant’Egidio, per rispondere all’islamofobia successiva all’11 settembre 2001, propose la prima edizione. Allora era una novità; oggi a Milano, come in altre città d’Italia, si moltiplicano gli Iftar per vivere momenti di conoscenza e dialogo. Una donna marocchina spiega il significato del digiuno: «È un sacrificio offerto al Creatore che mira alla purificazione sia spirituale che fisica, si acquisisce una disciplina e aiuta a metterci in contatto con chi vive di privazione, come i poveri e i malati».  

«Chi è vittima della guerra, chi ha case e vite distrutte in Medio Oriente, i profughi, chi non ha cibo per mangiare», ricorda Mohamed Danova, responsabile della Moschea Mariam. Tra i partecipanti ci sono tanti profughi che hanno incontrato Sant’Egidio: «Per noi – dice Touré – la Comunità è diventata la nostra nuova famiglia». Frequentano la Scuola di lingua e cultura italiana o sono stati ospitati, la scorsa estate, al Memoriale della Shoah. E infatti all’Iftar interviene Roberto Jarach, voce autorevole della comunità ebraica milanese e presidente della Fondazione Memoriale: «L’accoglienza di migliaia di profughi nel luogo da cui partivano i treni per Auschwitz, svolta insieme a Sant’Egidio, è un bell’esempio di come credenti di fede diverse possano unirsi nell’impegno per chi soffre e per la città». 

Concorda Giorgio Del Zanna della Comunità di Sant’Egidio: «In questo tempo difficile, segnato anche di recente dagli attentati in Francia, in Indonesia e in Pakistan, ribadiamo la necessità per tutti i credenti di unirsi per non lasciare spazio alla violenza e a tutte le forme di estremismo e razzismi, cercando nel profondo delle nostre tradizioni quelle energie buone che possono unire genti diverse, riconciliare chi è distante, curare le ferite di società fragili e frammentate. Invitiamo a non innalzare muri ma ad aprirsi all'accoglienza». L’evento fa infatti parte di “Insieme senza muri” (www.insiemesenzamuri.it), la rassegna promossa dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano, in continuità con la Marcia del 20 maggio dello scorso anno a favore dell’accoglienza. Si vuole affermare la vocazione di «una città che – si legge nella presentazione – ha scommesso su chi arriva, o arrivava, da lontano, una città che ha accolto migliaia di profughi senza girarsi dall’altra parte, contribuendo alla costruzione di una nuova cultura della cittadinanza».

 

 

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