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domenica 19 maggio 2024
 
Lavoratore con fede
 
Credere

Iginio Straffi: «Le mie Winx, fatine dai valori cristiani»

14/07/2022  Fondatore della casa di produzione Rainbow, Iginio Straffi è il “papà” di tanti altri cartoni animati: «Ho respirato la fede in famiglia e ho avuto un socio sacerdote: nel mio lavoro cerco di trasmettere amicizia e attenzione all’altro»

Sono adolescenti, sono amiche inseparabili, sono impegnate socialmente, proteggono sempre i più deboli. Se c’è un sopruso o c’è da battersi perché il bene trionfi, loro ci sono. Hanno un debole per la moda e possiedono tutte le fragilità e i problemi degli adolescenti. Sono le Winx, le fatine apprendiste dei cartoni animati che a gennaio di quest’anno hanno compiuto diciotto anni. Bloom, Stella, Musa, Flora, Tecna e Aisha: ognuna fortemente caratterizzata e con la propria storia familiare, sono adorate dalle bambine di mezzo mondo. Non solo dalle più piccole, però, perché le prime fan sono ormai diventate maggiorenni e si sono raccolte attorno alle Winx in carne e ossa, in una serie coprodotta dalla Rainbow con Netflix. Winx Club, distribuito in oltre 150 Paesi, conta ormai 8 serie animate televisive, 2 serie animate originali, 3 lungometraggi animati, innumerevoli live show e musical internazionali.

LA CARRIERA

Un successo che, dalla fine degli anni Novanta, non accenna a diminuire. «In quegli anni non c’erano serie di animazione con eroine: i protagonisti erano sempre maschi», dice Iginio Straffi, il papà delle Winx. «Le bambine al massimo erano comprimarie. L’universo dell’avventura e della magia era tutto al maschile e non mi sembrava giusto. Sentivo importante dare un segnale e colmare una lacuna, andando contro corrente». Straffi è il fondatore di Rainbow, il più grande studio italiano di produzione d’animazione. Un nome evocativo − in inglese, arcobaleno − per uno studio creato nel 1995 con sede a Loreto, nelle Marche, vicino alla cittadina di Gualdo, in cui Straffi è nato nel 1965. La sua storia è quella di un’eccellenza nata da una volontà testarda e visionaria, dal coraggio di scegliere strade che, al momento, parevano le più difficili, ma che, in qualche modo, anticipavano i tempi. Soprattutto una volontà che ha sempre cercato di non tradire se stessa. Innanzitutto non rinnegare i valori di amicizia, solidarietà, onestà, inclusione, multietnicità, ricerca del bene. Tutti sempre presenti in ogni produzione, che si aggiungono a un grande rispetto per l’infanzia e l’adolescenza: lo studio opera consultando esperti e psicologi dell’età evolutiva e monitorando le richieste che affiorano dai social.

Straffi inizia da bambino a scrivere e disegnare: legge, inventa storie e le accompagna poi con le illustrazioni. «Fin dalle scuole elementari riempivo quaderni di racconti con i personaggi disegnati. Devo confessare che guardavo molta tv, cartoni animati e non solo. In quegli anni era sempre accesa, mio padre lavorava fuori casa, mia madre faceva la sarta e la tv le faceva compagnia. Ero attratto soprattutto dai film e dagli sceneggiati, quelli classici della Rai dell’epoca. Era una televisione che stimolava la fantasia».

L'ESEMPIO DEI GENITORI

  

Insieme agli amici trascorre un’infanzia e un’adolescenza spensierate: «Vivevo in un paesino in cui si poteva gironzolare liberamente e immaginavamo avventure che erano solo nelle nostre teste, un po’ alla Pippi Calzelunghe», ridacchia. «Era una libertà che adesso i nostri figli non hanno più e che rischiano di perdere nei pomeriggi al computer e sui social», dice con un sospiro. «I miei genitori erano persone semplici, ma con valori solidi. Mio papà, mancato a gennaio, era molto devoto, un vero credente: io e mia sorella siamo cresciuti nella naturalezza della fede. Anzi», sorride, «mio padre non ci risparmiava proprio nulla. Anche da piccoli ci faceva recitare il rosario e i vespri. Nel mese di maggio, dedicato alla Madonna, ci portava a Messa tutti i giorni. Era tutto molto naturale. Crescendo poi uno si fa venire molti dubbi, diventa più critico, vive anche un momento di ribellione, ma la fede c’è sempre». Straffi si iscrive a Lingue e letterature straniere a Macerata e intanto coltiva il suo sogno di disegnare fumetti, propone le sue tavole a vari editori, inizia a pubblicare, finché viene notato dalla Sergio Bonelli, la più grande casa editrice nel mondo del fumetto italiano. La prima svolta arriva quando decide di accettare l’incarico di disegnare gli storyboard (le sceneggiature disegnate) per un film d’animazione francese: «Sono partito per Parigi, ero ben pagato. Ci sono rimasto un anno e mezzo: ho imparato il mestiere dell’animazione industriale divisa in tante sezioni, con i vari capireparto e con attrezzature all’avanguardia». A Straffi viene però “l’idea pazza” di realizzare l’animazione industriale in Italia e, a ventotto anni – la seconda svolta della sua vita – ritorna al paese natale, fonda il primo nucleo di quella che sarà la Rainbow, affiancato da un sacerdote imprenditore, don Lamberto Pigini – scomparso nel gennaio del 2021 – che gli sta accanto come socio per quindici anni.

SOLENNITÀ E MISTERO

«Non vado a Messa ogni domenica, ma le volte in cui vado è un dono. Ed è un dono e un piacere anche pregare e meditare», confessa Straffi. «Don Lamberto cercava sempre di spiegarmi la solennità della Messa e della liturgia, le parole, l’uso dell’incenso, il luogo. Avere un socio sacerdote era un pungolo quotidiano. Da sempre, ogni volta che entro nelle nostre chiese, sento la solennità e il mistero, tramessi anche dall’altezza, dalla luce studiata in un certo modo, dal rito… Cerco di vivere secondo i valori del Vangelo: essendo un privilegiato mi sforzo di stare attento alla comunità e alle esigenze di chi ha molto meno di me, sia a livello economico che intellettuale. Sono tutte basi che mi hanno trasmesso i miei genitori: ogni giorno cerco di fare quello che posso e creo contenuti per ragazzi trasmettendo valori cristiani».

Chi è

  

Età: 57 anni

Professione: Fumettista e produttore tv

Famiglia: Sposato, ha una figlia

Fede: Sincera e salda

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