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sabato 22 gennaio 2022
 
 

Il sopruso amplificato dal cyberspazio

14/03/2015  Il web ha voluto punire un'adolescente bulla. Un imbarbarimento che fa percepire a molti la legge del taglione

«Per la mia generazione la privacy non è un valore» ha affermato Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, dalle colonne del The Guardian già nel 2010.

Forse ci si è abituati troppo presto a barattare i benefici ricevuti dalla comunicazione mediata dall’elettronica con il senso di responsabilità nei confronti dei propri dati personali e, purtroppo, anche di quelli altrui. C’è di peggio: l’arena digitale ci sta allenano ad assorbire testi e scene sempre più cruente e dure da digerire ed ha abbassato di molto la soglia di coscienza e il senso del limite.

Purtroppo di fronte al sopruso amplificato dal cyberspazio, un ambiente in cui sembrano più efficaci le convenzioni che le regole e il senso morale, una delle strategie d’uscita più comuni è farsi giustizia da soli. Una sorta di far west digitale nel quale ci si sente autorizzati a valicare ogni soglia di rispetto se non addirittura di legge.

E così il web ha voluto punire un’ adolescente bulla, che aveva picchiato selvaggiamente una ragazzina, con altrettanta violenza cibernetica e, non per questo, meno reale. Un imbarbarimento che fa percepire a molti la legge del taglione come soluzione lecita e che abbassa la soglia della morale nella logica del branco: “se lo facciamo in molti la responsabilità del danno è sempre più assottigliata per il singolo”.

Nel pianeta degli adolescenti sono sempre più frequenti gli episodi di vessazione digitale, pratica che sembra innocua perché composta da bit ma che, in realtà, provoca ferite dell’anima così profonde da far preferire il ritiro sociale, l’addio alla vita, alla gogna generata dalla Rete.
Se i gestori dei social network non ritengono dannosi questi episodi di violenza mediata dall’elettronica rimane, comunque, un senso morale che ci obbliga a tutelare la persona, anche dovesse trovarsi nell’indubitabile posizione di Caino. Solo così possiamo preservare la dignità umana dalle onde giustizialiste sollevate dai cybernauti.

 
 
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