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venerdì 28 gennaio 2022
 
 

Il 16% degli italiani frodati su Internet

25/07/2011  Un’indagine di CPP Italia sul comportamento nell’utilizzo dei servizi Web ha rilevato una bassa attenzione nella gestione delle password, con danni economici anche di cinquemila euro

Il 16% degli utenti Internet italiani ha subito almeno una volta la violazione dell’accesso ai vari servizi Internet, subendone nel 35% dei casi un danno. Secondo un’indagine sui comportamenti condotta da CPP Italia, filiale della multinazionale inglese specializzata nella tutela della sicurezza dei dati personali e nella protezione delle carte di credito, il 30% degli intervistati ha lamentato l’uso fraudolento dell’account di posta elettronica o del proprio social network. Il 2% ha subito danni economici limitati a 100 euro, mentre per 3 intervistati su 100 i danni sono stati contenuti entro i mille euro. Tra i mille e i 5 mila euro sono stati i danni economici per il 2% degli utenti Internet, mentre solo l’1% ha subito danni superiori ai 5 mila euro.  

Secondo l’indagine di CPP Italia, il 42% degli utenti Internet intervistati non modifica mai, a meno che non sia obbligato a farlo, le password di accesso ai servizi e-mail e home banking, mentre l’11% lo fa a cadenza annuale o più lunga. Comportamenti che possono favorire, almeno in parte, la violazione dei propri account Internet.  

«Cambiare frequentemente le password – spiega Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia che nel nostro Paese ha oltre 700 mila clienti con 3 milioni di carte di credito assicurate – è sola una delle attenzioni da avere per tutelarsi dalle truffe. Per incrementare il livello di sicurezza è però meglio utilizzare password diverse per ogni tipo di accesso. Se, infatti, un malintenzionato entrasse in possesso della nostra unica password avrebbe accesso anche a tutti gli account Internet. Si rischierebbe, quindi, di subire non solo un danno patrimoniale, ma anche il furto di identità, un tipo di frode che si sta espandendo anche in Italia». 

«Con il furto di identità – conclude Bruschi – il malvivente può fare acquisti rateali o richiedere finanziamenti a nostro nome. Dimostrare la nostra estraneità ai fatti e ottenere i rimborsi delle somme indebitamente sottratte richiede l’intervento di diverse figure professionali e soprattutto tempi piuttosto lunghi. Contro questo tipo di frode ci si può tutelare sottoscrivendo servizi di protezione dei dati personali e software che rendano più sicura la navigazione».  

A mostrare una maggiore consapevolezza dei pericoli che si possono correre navigando in Internet è il 17% degli intervistati che modifica le proprie password una volta al mese. Il 18% cambia i codici di accesso ai servizi utilizzati almeno ogni tre mesi, mentre il 12% lo fa due volte l’anno.  

Purtroppo, però, ben il 14% utilizza una sola password per tutti i tipi di accessi a Internet, dall’home banking ai social network, mentre il 13%  ne usa solo 2: una per gli accessi ai servizi finanziari e un'altra per social network e i servizi per il “tempo libero”. Molto positivo il comportamento di quel 47% di rispondenti che utilizza una password diversa per ogni accesso, mentre potrebbe fare qualcosa in più per la propria sicurezza il 25% di intervistati che ne alterna da 2 a 3 per i vari servizi Internet con accesso riservato.  

Il 31% degli intervistati rivela la propria password a terze persone, soprattutto a moglie (25%) e figli (8%), mentre 76 persone su 100 ammettono di dimenticare il codice di accesso ai servizi Internet, ma solo al 6% capita spesso.

 
 
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