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sabato 22 gennaio 2022
 
 

Il campo di Moria: viaggio nel dolore

16/04/2016  I tre leader insieme, per la prima volta, in visita al campo profughi di Moria. In tanti si raccontano e chiedono aiuto al Papa: "Quel che posso fare lo faccio", risponde Francesco prendendosi a cuore le storie di ciascuno di loro.

Ci sono i bambini orfani, con i loro cartelli che gridano libertà e salvezza, ad accogliere il Papa, Bartolomeo e Hieronymos al campo di Moria, tremila migranti in attesa del loro destino. Poi, lungo il percorso che porta all'interno del centro, le donne che hanno perso i mariti, i papà che hanno perso le mogli. E poi, in gran numero, siriani, qualche iraniano, i pachistani. Sui cartoni hanno scritto la provenienza, il motivo della partenza. Tanti yazidi ricordano il genocidio da cui stanno fuggendo. Raccontano la fuga dalla guerra. Il Papa ascolta la traduzione, benedice, stringe mani. Si ferma soprattutto con i bambini - ce ne sono 800 nel campo - li prende in braccio, sorride. Poi prende in mano dei disegni dei bambini e raccomanda al suo seguito:  «Che non si perdano, li voglio sulla mia scrivania».

Sotto la tenda dove 250 profughi sono stati sistemati per essere salutati personalmente, in tanti raccontano le loro storie. Un padre musulmano chiede un ricordo, qualcosa che possa portare con sé come benedizione per la famiglia e prende il rosario, stringendolo in mano. C'è chi si inginocchia, le donne cristiane gli danno la mano, di fronte alle altre è il Papa che fa un piccolo inchino di saluto. Raccontano storie di separazioni, una parte della famiglia già in Europa e loro bloccati qui, o di morte, con i cari - mariti o mogli - rimasti uccisi. «Quello che posso fare lo faccio», dice loro il Papa. Nel cuore e sul viso il dolore per le storie viste e ascoltate.

E intanto si diffonde la notizia, da confermare, che dieci di loro saranno portati in Vaticano con il volo di ritorno del Pontefice.

 
 
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