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Vaticano
 

“Il cantiere del Papa”

06/10/2013  Il cardinale Maradiaga racconta cosa stanno facendo nel Consiglio dei Cardinali. Idee, ipotesi e segreti della più rivoluzionaria scelta di Bergoglio. Sullo Ior riforma profonda chiesta da tutti. Il Concilio è sconosciuto anche ai preti.

«Noi siamo lì in mezzo a tante difficoltà». Il cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, 71 anni, è il coordinatore del Consiglio dei Cardinali, che Papa Francesco ha voluto al suo fianco per aiutarlo nella riforma della Chiesa e che si è riunito la scorsa settimana in Vaticano. Parla il giorno dopo la storica visita di Bergoglio ad Assisi.

Come va il vostro lavoro?
«Ci sono tante speranze, ma non è facile. Il Papa ha partecipato a tutti i tre giorni di lavoro. Stiamo riflettendo e abbiamo deciso di partire dal problema dei Sinodo dei vescovi. Ci sono molti suggerimenti sul tavolo e sarà cambiato profondamente nella sua struttura».

In che senso?
«Il Papa vuole trasformalo in un organo di consultazione permanente. Finora si riunisce per tre settimane e i vescovi membri del Sinodo si confrontano per il tempo previsto. Bergoglio invece vuole che sia uno strumento che lavori per 3 anni, con consultazioni permanenti e se necessario quotidiane utilizzando internet. Un struttura insomma interattiva che serve per avere i vescovi membri sempre presenti, pur restando ognuno nel proprio Paese».

Troppo ingessato finora negli schemi e nei riti della Curia romana?
«Il Sinodo è stata una grande intuizione del Concilio Vaticano II, poi codificata nella struttura da Paolo VI. Ma quell’intuizione non è stata conseguentemente sviluppata. Joseph Ratzinger ha parlato più volte di sinodalità circolare, ma non è mai veramente avvenuto. Il Papa continua ad insistere su questo concetto. La prossima settimana si svolgerà una riunione della Segreteria del Sinodo con il nuovo Segretario generale monsignor Lorenzo Baldisseri, appena nominato dal Papa, per mettere a punto procedure nuove e contenuti».

Si parlerà di famiglia al prossimo Sinodo?
«Vedremo. Il tema della famiglia, con tutto ciò che implica, sarà studiato a partire dalla prossima riunione del Consiglio dei Cardinali a dicembre. Il Papa ci ha chiesto prima di tutto di ragionare sulla struttura del Sinodo. Il Sinodo poi deciderà i temi, tenendo conto delle indicazioni del Papa, che ha già detto che la questione della famiglia è una priorità del Sinodo dei vescovi».

E la riforma della Curia?
«In ordine dopo il Sinodo c’è la Segretaria di Stato e i dicasteri. A dicembre ci sarà un’agenda precisa».

Si prevede la figura del “moderator curiae”, una sorta di coordinatore generale dei dicasteri della Curia?
«E' un'idea nata durante le riunioni dei cardinali che hanno preceduto il Conclave. Potrebbe servire per facilitare il lavoro del Segretario di Stato. Ma ripeto è solo uno dei suggerimenti avanzati. Se verrà previsto ancora non sappiamo come concretamente avverrà e quali saranno le sue competenze. In Consiglio non abbiamo ancora discusso questo punto. Ci sono solo proposte. I cardinali membri della commissione hanno fatto dei sondaggi nei loro continenti sui vari temi e hanno raccolto un materiale molto prezioso e interessante. Posso dire che tutta la Chiesa partecipa a questo nostro lavoro. Soltanto dall'America latina abbiamo avuto 110 pagine di proposte. Il cardinale Bertello, prefetto del Governatorato della Santa Sede, ha fatto un lavoro importante raccogliendo i suggerimenti avanzati dalla stessa Curia romana. Ora stiamo lavorando per mettere ordine in tutto questo».

L’attuale Costituzione della Curia romana “Pastor bunus” di Giovanni Paolo II resterà o sparirà?
«Non siamo ancora arrivati a parlare di questo. Ma sappiamo già che il nostro lavoro non sarà quello di emendare la Pastor bonus. Le posso assicurare che non saranno ritocchi, ma una nuova Costituzione per la Curia e ci vorrà tempo. Non aspettatevi che arrivi l'anno venturo. Vogliamo che siano ascoltate le voci delle persone interessate, cioè quelli che lavorano nella Curia romana. Insomma il progetto di Costituzione verrà discusso con chi vive e lavora in Curia, con gente di esperienza».

Nel frattempo ci saranno già dei cambiamenti provvisori come per esempio l'accorpamento di alcuni dicasteri?
«Direi che è evidente. Nelle riunioni di pre-Conclave si è osservato che la Curia è cresciuta troppo e che è difficile lavorare con agilità. Non posso dire ora quali potranno essere i possibili accorpamenti perché abbiamo appena iniziato ad esaminare le situazioni dei diversi dicasteri».

Ma non c'è uno studio del cardinale Nicora che prevede di accorpare i vari dicasteri “economici” in un unico dicastero?
«Non abbiamo ancora affrontato questo punto. Stiamo aspettando che concludano il loro lavoro le due commissioni istituite dal pontefice proprio sui dicasteri e sugli istituti che sovraintendono alle attività economiche. Certo non si capisce perché il Vaticano, come gli altri Stati, non possa avere un suo “ministero delle finanze” e lì raggruppare tutti gli attuali dicasteri che si occupano di questioni economiche. Confermo che c’è un’ipotesi in tal senso avanzata dal cardinale Attilio Nicora».

Ad Assisi Papa Bergoglio ha richiamato il tema della pace. Quanto la giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria ha cambiato l'orizzonte?
«E' stato quasi un miracolo. Stavamo arrivando alla guerra con i missili, che avrebbero portato spaventose distruzioni. L’appello di Papa Francesco e la sua lettera a Putin hanno avuto un effetto grandissimo: la pace è l’unica via da seguire. La veglia di preghiera è stata un passaggio importantissimo nella storia del mondo. Un gesto semplice che ha scosso le coscienze di tutti».

L'altra denuncia fortissima di Papa Francesco in questi mesi è stata sull’immigrazione. Un problema drammatico anche nel suo Paese...

«Per evitare queste tragedie occorre una vigilanza migliore contro i trafficanti che speculano. Poi bisogna stimolare i governi ad avere maggior cura dei giovani. Non c'è interesse per il destino di tantissimi giovani, che non vedono più un orizzonte di prospettive di vita e si mettono in cammino. E' uno degli effetti di una globalizzazione che è soltanto dell'economia, che ha rafforzato i monopoli e colpito i piccoli imprenditori, quella classe media che è la spina dorsale in ogni Paese. L’economia non deve basarsi solo sul profitto. Occorre più solidarietà. Forse si guadagnerà un po' di meno, ma si aiuta lo sviluppo di un Paese e si assicurano fonti di lavoro».

Il Papa andrà in Oriente, dove la Chiesa sembra oggi soffrire di più?
«Non conosco l’agenda dei viaggi del Papa. In tutto l’Estremo Oriente sicuramente ci sono situazioni di sofferenza e lì la Caritas sta facendo un grandissimo lavoro. Ma c’è anche il Libano che è un Paese martire con centinaia di migliaia di profughi siriani. Dove la gente soffre la Caritas sta già prima fila. Ma l’aiuto migliore che il mondo può mettere in campo per le situazione di crisi e di sofferenza è fermare i commercio delle armi».

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