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martedì 26 ottobre 2021
 
 

Il Capodanno cinese e Sant’Egidio

17/02/2016  La Comunità ha festeggiato insieme alla comunità straniera l’inizio del nuovo anno. «Non solo perché festa vuol dire stare insieme guardando al futuro», dice Giorgio Del Zanna, presidente della Sant’Egidio di Milano, «ma anche perché quest’anno il nostro lavoro alla Scuola di italiano, che a Milano conta 500 iscritti da venti nazionalità, è stato segnato dalla riflessione su come le comunità straniere possono contribuire a rendere le città più solidali».

Per la prima volta quest’anno un Papa ha inviato gli auguri per il Capodanno al popolo cinese e al presidente Xi Jinping. «Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza», ha detto Bergoglio ad Asia Times. «Un grande Paese, ma prima ancora che un grande Paese, una grande cultura, con una saggezza inesauribile. Da ragazzo, ogni cosa che leggevo sulla Cina aveva la capacità di suscitare la mia ammirazione. Ho una profonda ammirazione per la Cina». 

Con questo spirito di simpatia verso l’altro, la Comunità di Sant’Egidio partecipa dal 1994 ai festeggiamenti per l’Anno della scimmia. Domenica 14 febbraio, una grande festa ha attraversato via Paolo Sarpi a Milano con coreografie floreali, costumi dai colori sgargianti e danze per la spettacolare parata con centinaia di figuranti e sagome di draghi e leoni.

Due i momenti organizzati da Sant’Egidio. Nel pomeriggio i bambini della Scuola della Pace, un doposcuola che educa alla pace, alla convivenza e alla solidarietà, hanno partecipato alla grande sfilata del Dragone, distribuendo biglietti augurali con i loro sogni per il nuovo anno: la pace nel mondo, una casa per tutti, le medicine per i malati in Africa… 


La Scuola di italiano organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio con la comunità cinese di Milano.
La Scuola di italiano organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio con la comunità cinese di Milano.

All’ora di pranzo, invece, Sant’Egidio con diverse associazioni italiane e cinesi ha proposto un aperitivo presso la sede in zona della Scuola di lingua e cultura. «È importante», dice Giorgio Del Zanna, presidente della Comunità di Milano, «festeggiare insieme. Innanzitutto perché i cinesi sono la più antica comunità straniera della città».

Una presenza storica, con i primi arrivi risalenti agli anni Venti: durante il conflitto 1914-1918, la Francia aveva richiesto manodopera cinese a basso prezzo da impiegare nelle sue industrie svuotate di personale. Al termine della guerra, molti di loro persero il lavoro, disperdendosi per tutta l'Europa e arrivando anche in via Paolo Sarpi. Gli anziani di Milano li ricordano vendere cravatte e capi di seta all’ombra della Madonnina. Nei decenni successivi l’immigrazione dalla Cina è cresciuta, soprattutto dalla regione dello Zhejiang, e oggi i residenti nel capoluogo, terza nazionalità extra-UE dopo filippini ed egiziani, sono 28.360, e 5.002 le attività economiche registrate alla Camera di Commercio con un titolare cinese. 

La consegna dei diplomi della Scuola di italiano.
La consegna dei diplomi della Scuola di italiano.

«Ci sono altri due motivi», continua Del Zanna, «per festeggiare insieme. Perché festa vuol dire stare insieme guardando al futuro, al di fuori dei luoghi comuni con cui spesso si guarda alla comunità cinese. E perché quest’anno il nostro lavoro alla Scuola di italiano, dal 1997 presente nel Quartiere Cinese e che a Milano conta 500 iscritti da venti nazionalità, è stato segnato dalla riflessione sulla partecipazione e su come le comunità straniere possono contribuire a rendere le città più solidali».

Il Capodanno è stata anche l’occasione per consegnare agli studenti della Scuola di lingua e cultura italiana gli attestati Celi (Certificazione Europea di Lingua Italiana) rilasciati dall’Università per Stranieri di Perugia, di cui Sant’Egidio è centro certificatore a Milano.

Studenti della comunità cinese che fanno volontariato con gli anziani.
Studenti della comunità cinese che fanno volontariato con gli anziani.

Dopo che don Giuseppe Zhang, cappellano cinese, ha benedetto la festa e il console dell’Ecuador ha portato i suoi auguri, alcuni studenti della scuola hanno raccontato del loro impegno «per non essere indifferenti nella città»: c’è chi, insieme a Sant’Egidio, aiuta i profughi siriani ed eritrei in transito a Milano, o chi va a trovare gli anziani negli istituti per combattere la solitudine.

«Quest’anno», conclude Del Zanna, «abbiamo affrontato con decisione il tema della partecipazione alla vita della città nelle classi, anche con gli studenti (cinesi e non) in Italia da meno tempo o con livelli di italiano più bassi. Li abbiamo invitati a esprimere i loro sogni per una Milano migliore, incoraggiandoli a sentirsi cittadini: colpisce come si siano sentiti coinvolti da questo incoraggiamento». E dalle parole degli stranieri viene la richiesta di una «città più accogliente e solidale», impegnandosi anche loro in prima persona, e dove tutti insieme, vecchi e nuovi milanesi, sconfiggono la cultura dell’indifferenza.

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