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venerdì 03 dicembre 2021
 
GUALTIERO BASSETTI
 

«L'Italia ha bisogno di riconciliazione, i prossimi mesi cruciali per la ricostruzione»

26/01/2021  Il cardinale, reduce dal Covid, ha aperto i lavori in videoconferenza del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Quattro le fratture da sanare nella nostra società: sanitaria, sociale, delle nuove povertà ed educativa. «La Chiesa non è di questa o di quell’altra parte», ha detto. «Quello che ci sta a cuore è il bene di tutti. Guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso, in uno scenario già precario»

Il cardinale Gualtiero Bassetti, 78 anni, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) martedì 26 gennaio 2021.
Il cardinale Gualtiero Bassetti, 78 anni, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) martedì 26 gennaio 2021.

È tornato al suo posto dopo la dura esperienza del Coronavirus e il primo pensiero è stato per chi con questo nemico insidioso sta ancora combattendo: «Saluto  quanti mi hanno seguito nella strada tortuosa del Covid 19;  da ultimo, il cardinale Crescenzio Sepe, che non potrà partecipare ai lavori. Il nostro pensiero va a quanti stanno patendo, nel corpo e nello spirito, gli effetti della pandemia, a quanti sono morti e ai loro familiari. A tutti, soprattutto ai poveri e agli emarginati, esprimiamo la nostra vicinanza, assicurando la sollecitudine e l’affetto della Chiesa che è in Italia».

Aprendo in videoconferenza i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha indugiato molto sulla tirbolata situazione del nostro Paese, chiedendo a tutti di lavorare a vari llvelli per una riconcliazione nazionale che "sani" quattro fratture: quella sanitaria, quella sociale, quella legata alle nuove povertà e quella educativa. Serve «una risposta di comunione e corresponsabilità» per guarire le varie ferite che la pandemia sta trasformando da isolate in associatementi che tengono uniti i nostri territori”. mIl presule ha indentificato nella parola “riconciliazione” il compito dei pastori al tempo del Covid: riconciliazione “fraterna”, che richiede “collaborazione e solidarietà”; riconciliazione politica, per ricucire “il tessuto sociale lacerato dalle fatiche economiche e sociali”; riconciliazione con la scienza, per “un’acquisizione responsabile delle conquiste come reale contributo al benessere di tutti”.

L’orizzonte è quello delineato cinque anni fa da Papa Francesco nel Discorso rivolto ai vescovi italiani a Firenze, in occasione del V Convegno Ecclesiale Nazionale. «Dobbiamo metterci in cammino, con sguardo che punta oltre le emergenze del momento. Solo così il sogno può diventare realtà per le nostre comunità», ha commentato il presidente della Cei, che ha definito di estrema attualità il tema degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per gli anni Ottanta, dal titolo “Comunione e comunità”.

«La Chiesa non è di questa o di quell'altrra parte», ha poi ribadito affrontando i temi politici: «Quello che ci sta a cuore è il bene di ogni persona e di ognuno insieme agli altri, quello di cui c’importa è la vita delle persone, quello che sosteniamo è il nostro  Paese. Guardiamo, quindi, con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso, in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo»

E ha aggiunto: «Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno, in tutta Italia, lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità. Come pastori dobbiamo farci interpreti ed essere voce delle molteplici fragilità, perché nessuno sia lasciato solo. Inoltre i prossimi mesi – non dimentichiamolo – saranno cruciali per la ricostruzione del sistema-Paese. Un tema su cui intendiamo dare il nostro contributo progettuale».  Sotto la lente, in questa emergenza sanitaria, la questione dei vaccini, che da “atto di protezione individuale” possono diventare “strumento di protezione collettiva”, come ha evidenziato pochi giorni fa il Santo Padre, e “devono stare a disposizione di tutti”. E proprio sui vaccini anti-Covid “molte voci diverse si sono levate, a volte in conflitto tra di loro, e nel rumore frastornante, amplificato dai vari media, si rischia di perdere l’orientamento”, ha fatto notare il cardinale, esortando al dovere di informarsi correttamente, per “saper distinguere tra una fondata ricerca scientifica e un’opinione frutto di una condivisione sui social network.

«Accanto alla fiducia nell’efficacia del vaccino contro il virus, non possiamo trascurare i drammatici danni collaterali portati da questa pandemia», ha inoltre affermato il cardinale Bassetti, secondo il quale la «frattura sanitaria» è anche una frattura sociale, che provoca solitudine, isolamento sociale, aumento delle malattie legate al disagio mentale, impennata di suicidi. “I giovani, gli anziani, le persone con disabilità, le persone vulnerabili sono le prime vittime di queste infermità dell’anima”, la denuncia, e l’unico vaccino possibile è “un vaccino per il cuore”, fatto di rispetto, gratitudine, altruismo, empatia.

Accanto alla frattura sanitaria e a quella sociale, in questo tempo di pandemia “si fa purtroppo sempre più pressante la frattura delle nuove povertà rispetto alle quali i dati sono deflagranti”.

«Se non s’interviene efficacemente sul sovraindebitamento di famiglie e imprese, cadute per la prima volta a causa della pandemia nella condizione di debitori insolventi, si amplificheranno le già drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della criminalità organizzata nei tessuti economici e sociali», ha ammonito il cardinale. L’incidenza dei nuovi poveri è passata dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. “Alla solidarietà generosa di molti, bisogna affiancare la volontà politica di andare oltre la logica delle misure d’urgenza e di sollievo temporaneo per elaborare una strategia che sia davvero di sistema, anche al fine di impiegare al meglio le risorse in arrivo”,

l’appello del presidente della Cei, secondo il quale “occorre disegnare nuovi strumenti e soluzioni sostenibili e innovative dal punto di vista sociale e mettere in campo azioni di prossimità alle situazioni di fragilità economico-finanziaria, attraverso le quali intercettare i soggetti in difficoltà, ascoltarli e aiutarli a compiere le scelte giuste ai primi segnali di allarme senza attendere inerti l’aggravarsi della situazione”.

La frattura sanitaria ha generato infine una frattura educativa. “Non pensiamo astrattamente ai bambini, alle famiglie, ai giovani”, la proposta: “Operiamo con loro. Invitiamoli a mettersi in gioco, a elaborare idee e progetti per scuole più inclusive, per parrocchie più vive, per percorsi di catechesi rinnovati. Non limitiamoci a mettere in evidenza alle nuove generazioni le fatiche, indiscutibili, di questi giorni, ma aiutiamoli a leggere in profondità quanto stanno vivendo. Riconosciamo la loro resilienza, comunichiamo loro la convinzione che anche questo è un tempo prezioso per imparare gli elementi essenziali della vita umana. Anche questo è un tempo per crescere, per apprezzare la vita, per prenderci cura di essa, per costruire futuro. Non è tempo perduto, se è tempo di semina e di costruzione”. Infine, il “grazie” del presidente della Cei alla “presenza di speranza della comunità ecclesiale accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo”, ed in particolare ai parroci, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti, agli educatori. L’auspicio è quello di una Chiesa sempre più sinodale, per “una diakonia dell’umano nella sua integralità e complessità”. 

«Abbiamo un metodo: il discernimento della fede; abbiamo un interesse: la persona; abbiamo una prospettiva: la comunità», ha concluso Bassetti: «Camminiamo su questo sentiero»

 
 
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