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sabato 23 ottobre 2021
 
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Non un "lavoro", ma una vocazione: nasce il ministero del catechista

05/05/2021  La Sala Stampa vaticana ha comunicato che l'11 maggio viene presentato il Motu proprio “Antiquum ministerium”. Già nel 2018 papa Francesco aveva sottolineato la responsabilità di chi, in un contesto di «indifferenza religiosa»,  è chiamato a «un primo annuncio», «che arriva a toccare il cuore e la mente di tante persone che sono di attesa di incontrare Cristo»

Un incontro di catechismo in una parrocchia a Caloocan, al nord di Manila, nelle Filippine. Foto Ansa. In alto: strumenti di catechesi. Foto Ansa.
Un incontro di catechismo in una parrocchia a Caloocan, al nord di Manila, nelle Filippine. Foto Ansa. In alto: strumenti di catechesi. Foto Ansa.

Esalta la dimensione evangelizzatrice dei credenti laici, auspicata dal Concilio Vaticano II. Nobilita (e responsabilizza) un ruolo centrale che accomuna  (nella preparazione ai sacramenti, ma non solo) tutte le parrocchie del mondo. Fa, infine, chiarezza su un aspetto centrale che caraterizza la trasmissione della fede. Martedì 11 maggio, nella Sala stampa vaticana, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e  monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, delegato per la catechesi dello stesso dicastero presentano il Motu proprio di papa Francesco Antiquum ministerium che istituisce formalmente il ministero di catechista.

I concetti sviluppati nel documento, assicura il sito Vatican News, sono da tempo nel cuore di Jorge Mario Bergoglio. Nell'autunno 2018, ad esempio, precisava a suo tempo proprio Vatican News,  «in un videomessaggio registrato prima della partenza per Vilnius, il Papa ha chiesto ai 1500 catechisti riuniti ai Aula Paolo VI per il II Congresso internazionale di catechesi, di non dimenticare che la loro parola "è sempre il primo annuncio per tante persone che sono in attesa di incontrare Cristo”». 

 

Un catechista e i suoi allievi a Wijint, un villaggio amazzonico del Perù. Foto Reuters.
Un catechista e i suoi allievi a Wijint, un villaggio amazzonico del Perù. Foto Reuters.

Quello del catechista, insomma, non è un "lavoro", ma una missione. Meglio: una vocazione.  Nel videomessaggio già citato del 2018, Bergoglio chiarì i termini da usare: «Essere catechista, questa è la vocazione, non lavorare da catechista». Aggiungendo, poco dopo, che tale «forma di servizio svolto nella comunità cristiana» richiedeva di essere riconosciuta «come un vero e genuino ministero della Chiesa».

Un servizio da vivere con intensità di fede e in una dimensione comunitaria, come sottolineato anche il 31 gennaio 2021 nell’udienza ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei. «Questo è il tempo – aveva detto il Papa – per essere artigiani di comunità aperte che sanno valorizzare i talenti di ciascuno. È il tempo di comunità missionarie, libere e disinteressate, che non cerchino rilevanza e tornaconti, ma percorrano i sentieri della gente del nostro tempo, chinandosi su chi è ai margini».

 
 
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