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martedì 30 novembre 2021
 
Bilanci
 

Il cibo, la fame, il futuro: cosa resta dell’Expo

03/11/2015  Secondo il Ministero delle Politiche agricole è stato il più grande evento sulla nutrizione degli ultimi anni: «D'ora in poi tutte le istituzioni del mondo dovranno fare i conti con la sicurezza alimentare»

«Expo Milano 2015 è stata una straordinaria operazione di educazione alla cittadinanza che ha ridato significato alla funzione stessa dell esposizioni». Non adopera mezze misure il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, chiamato a fare un bilancio della grande kermesse dedicata a Nutrire il pianeta, energia per la vita.

Non è un po’ troppo ottimista? Nel pianeta si continua a morire di fame anche dopo i sei mesi di Expo.

«Combattere la fame richiede impegni concreti e costanti. Non basta un’esposizione. Expo ha contribuito a sensibilizzare milioni di persone e centinaia di istituzioni su questo tema. Con la Carta di Milano e i sei mesi di Expo abbiamo dato un contributo alla costruzione di una nuova food policy, per raggiungere l’obiettivo fame zero al 2030».

Quali eventi centrali ricorderà di questi sei mesi?

«Ho ancora negli occhi le giornate del 4 e del 5 giugno scorso, quando a Expo sono arrivate per il nostro forum agricolo 140 delegazioni internazionali e 70 ministri dell’Agricoltura da tutto il mondo, uno dei più grandi eventi apicali degli ultimi anni. Così come la presenza di Bono degli U2, un momento altissimo di visibilità e comunicazione sul tema della fame nel mondo. E non dimentichiamo la visita di Ban Ki-moon, che ha visto un passaggio di consegna tra la Carta di Milano e gli obiettivi del Millennio dell’Onu. Forse la vera eredità di Expo sta nel lavoro enorme che hanno fatto seimila scuole italiane partecipando all’Esposizione».

La Carta di Milano è stata molto criticata, soprattutto dalla Caritas Internationalis, che l’ha definita un’occasione sprecata...

«Posizioni rispettabili, ma la Carta di Milano è stata concepita proprio per stimolare un percorso di consapevolezza maggiore sui suoi temi. Dentro c’è la fatica di un’iniziativa utilissima per lavorare sulle sfide educative. Non  nascondo che dalla Carta si può partire per avanzare ancora, però rivendico l’efficacia di questo lavoro».

Una Carta per ricchi rivolta ai ricchi, è stato anche detto, basata più sulla lotta allo spreco che alla rivendicazione dei diritti di chi muore di fame...

«Giudizio ingeneroso. La Carta riguarda soprattutto la lotta alla povertà e il grande obiettivo di fame zero entro il 2030, il sostegno all’agricoltura familiare e il possesso della terra, che è il cuore della questione. Naturalmente sono consapevole che dobbiamo fare ancora di più, ma dobbiamo anche riconoscere il valore del lavoro fatto».

Quali padiglioni l’hanno colpita maggiormente?

«A parte Padiglione Zero e Palazzo Italia, ce ne sono diversi che mi hanno colpito: quello degli Emirati Arabi, il Kazakistan, l’Oman, ma potrei citarne altri. Il padiglione degli agronomi ha una lettura dei contenuti tutt’altro che banale, molto approfondita».

Lei pensa davvero che il mondo abbia fatto un passo avanti dopo Expo verso la sicurezza alimentare?

«Io credo che l’eredità di Expo non sia soltanto legata al grande successo di affluenza e di organizzazione. Abbiamo coinvolto tutti, a cominciare dalle istituzioni, a confrontarsi con il grande tema della sicurezza alimentare. Rispetto al primo maggio scorso c’è una maggiore consapevolezza: oggi è più evidente nel mondo che questo tema si rivelerà una delle chiavi cruciali per il progresso del pianeta da qui al prossimo futuro».

 
 
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