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martedì 21 settembre 2021
 
Colloqui col Padre
 

Il comandamento dell’amore spiegato da mio figlio

18/03/2021 

Sono un vostro fedele abbonato oramai da anni. Mi piace pensarci controcorrente perché amiamo affrontare gli accadimenti circostanti restando “fuori dal coro”. Non con un atteggiamento di sterile contestazione, ma cercando di discernere le notizie con finalità distruttiva o di condizionamento di massa dall’informazione che stimoli la riflessione e la con-passione. In questo lungo e assurdo periodo il desiderio di mollare si fa crescente. Non intendo “il cedere al pensiero comune”, ma una sfiducia nel poter vedere terra dalla nostra zattera spersa nell’oceano. Proprio in uno di questi momenti di abbattimento, nei quali la convivenza forzata fra le quattro mura mi fa sentire lontane le ex-consolidate certezze (una su tutte il pressoché idilliaco rapporto con i figli), arriva come un messaggio in una bottiglia un segnale di speranza. Mio figlio più grande mi chiede di potermi leggere una sua riflessione sul comandamento dell’amore. Con diffidenza penso che voglia verificare un compito svolto malvolentieri e invece giunge inaspettata la sorpresa più bella. In barba a chi non ha fiducia nella nostra bella gioventù, voglio gridare che c’è tanto bello nei cuori dei nostri ragazzi. Tanto desiderio di grandezza che vogliono esprimere, ma forse noi tarpiamo con il nostro aspetto spento e sconsolato. Forse loro sono la risposta al nostro torpore: sono in grado di metabolizzare meglio di noi quanto sta accadendo e di donarci una forza nuova per comprendere e affrontare la prova. Dobbiamo essere una spalla sicura, sapendo che loro sono il virgulto pronto a esplodere con tutto il proprio vigore non appena questa gabbia si sarà definitivamente riaperta.

Penso che abbiamo tutti bisogno di una rinnovata iniezione di fiducia. Il male in tutte le sue sfaccettature fa molto rumore e dà l’impressione che nel mondo tutto vada a rotoli. Eppure il bene esiste, anche se è più silenzioso. Sta a noi riconoscerne la presenza e diffonderlo, perché scaldi anche il cuore di altri. È quello che cerchiamo di fare con la nostra rivista, affrontando anche i problemi e le dif- coltà del tempo presente, lasciando però sempre aperta la nestra alla speranza. La ri essione di tuo glio la de nisci un messaggio nella bottiglia che mostra quanta bellezza e bontà ci siano nell’animo dei nostri ragazzi. È giusto condividerla anche con i lettori. L’ho solo un po’ ridotta per motivi di spazio. Eccola.

LA RIFLESSIONE SUL COMANDAMENTO DELL'AMORE E DEL BUON SAMARITANO NELLA LETTERA

«Una cosa che mi ha incuriosito della parabola del buon Samaritano è che inizia con uno dei dottori della legge che, “per metterlo (Gesù) alla prova”, gli chiede cosa bisogna fare per entrare nel regno dei cieli, cosa fare per “ereditare la vita eterna” e Gesù risponde ponendo un’altra domanda, cioè come se noi, raffigurati dal dottore della legge, sapessimo già cosa bisogna fare e dovessimo solo riscoprirlo. Curioso no? Questa secondo me è una delle domande che ci potrà essere posta nel giudizio finale: “Tu sapevi cosa fare per avere la vita eterna, dunque… quanto hai amato?”.

Un’altra cosa che mi ha fatto pensare della parabola e si collega al nostro vivere di oggi è che il Samaritano ha aiutato, ha curato l’uomo assalito dai banditi. Noi ora potremmo fare un paragone con i profughi, con i malati (di Covid e di altro) e con molte altre persone. Questo vuol dire che, nonostante i suoi 2000 anni, il Vangelo rimane un testo molto attuale, che ci aiuta anche nella vita di tutti i giorni.

Quanti dottori, medici, infermieri in questi giorni, e ormai da mesi, si stanno occupando delle persone affette dal Covid con gravi problemi, cercando di aiutarli e facendo il possibile per “fasciare le ferite”, per curarli. Questo è analogo anche nel campo dei profughi, anche se in questo periodo non se ne sente più molto parlare, ci sono ancora molti profughi che ogni giorno vengono accolti e assistiti da migliaia di persone. E così per molti altri ambiti, anche molto più semplici e vicini a noi come la famiglia. Io ritengo che tutta la società, tutte le sue regole, si fondino su questo comandamento che Gesù ci ha dato, infatti non è solo una cosa valida nel campo religioso.

I dieci comandamenti, per esempio, si fondano su questo: se non si amasse il prossimo come sé stessi allora non ci potrebbe essere l’amore tra noi e Dio, non potremmo onorare i nostri genitori, i comandamenti di non uccidere, non rubare, non desiderare la roba o la donna altrui perderebbero di signi cato diventando futili. Anche nei regolamenti civili vale il non uccidere, non rubare come per i comandamenti, ma sono stati anche inseriti diritti e doveri del cittadino.

Come faremmo ad avere i nostri diritti-doveri se non ci fosse l’amore per il prossimo? I diritti nascono solo quanto ognuno è pari, e per essere pari bisogna amare, prendersi cura degli altri. Senza questo nessuno di noi potrebbe avere la libertà di parola, il diritto alla vita, allo studio, di professare la propria religione… La nostra società, quindi, accoglie e manifesta concretamente questo comandamento, più o meno visibilmente, nel vivere di ogni giorno.

Per me queste parole dovrebbero essere il fondamento del pensiero e dell’agire di ogni uomo, nessuno dovrebbe nuocere agli altri, né con le parole, né con i fatti, ma dovremmo unirci come un’unica persona, un unico popolo e adoperarci perché ognuno possa amare ed essere amato, curare ed essere curato. Inoltre, secondo la mia stessa esperienza, quando amiamo, quando facciamo del bene agli altri poi stiamo meglio anche noi. Oltre a chi applica nella sua vita queste parole, c’è anche chi porta odio, disuguaglianza, discordia, sviluppando attorno a sé un’espansione in nita di odio. Rimane sempre, allora, questa continua lotta e scelta tra l’amare ed essere amati oppure odiare e quindi essere odiati. Spetta a noi scegliere quale delle due strade mettere in pratica e quale invece allontanare dalla nostra vita».

 
 
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