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venerdì 24 settembre 2021
 
eccellenze scolastiche
 

Il Coronavirus non ferma il "Tosi" di Busto Arsizio, la scuola si trasforma in chat

26/02/2020  Il giorno dopo l'ordinanza di chiusura in Lombardia l'istituto tecnico economico fa lezione a distanza. Gli insegnanti ogni mattina fanno l'appello da casa e i ragazzi si collegano con tablet o pc. "In questi giorni particolari abbiamo scelto di fare comunità, di dire che la scuola c’è e che ci prendiamo cura dei nostri ragazzi e delle nostre famiglie", spiega la preside Amanda Ferrario

La preside dell'ITC "Enrico Tosi" di Busto Arsizio Amanda Ferrario.
La preside dell'ITC "Enrico Tosi" di Busto Arsizio Amanda Ferrario.

Un pc, una tazzina di caffè e la campanella che suona puntuale alle 8 anche in questi tempi di Coronavirus lombardo. Elena Petruzio, docente di lingue da 25 anni, stamattina è a casa sua -e non potrebbe stare altrove nel rispetto dell’ordinanza della Regione Lombardia che non consente di accedere alle aule- ma i suoi studenti dell’Ite (Istituto Tecnico Economico) "Enrico Tosi" di Busto Arsizio, nel Varesotto, sono tutti in classe. Rigorosamente virtuale. «Siamo abituati a lavorare in modalità digitale: il registro elettronico consente la creazione di aule virtuali e ciascuno di noi riesce a essere in classe facendo tranquillamente l’appello attraverso un forum in chat».

Vengono quindi caricate le attività, il materiale, i link, si usa una lavagna che tutti possono vedere, i ragazzi inviano i lavori svolti, i compiti vengono corretti e visualizzati da tutti. «Alla prima ora ieri ho avuto lezione con una classe non tra le più semplici e sono rimasta molto sorpresa: alle 8 erano tutti ti lì, puntuali. Mi hanno molto commossa: in un collegamento audio una mia allieva ha persino detto che le manca la scuola. È davvero importante esserci, tenere questi ragazzi impegnati: tutti noi docenti abbiamo visto che c’è stata la loro voglia di fare, di tornare alla normalità». Prima delle 12 ci lascia, deve iniziare la sua lezione in videochiamata: usa Teams, un’app di Office, è un incontro importante, serve per preparare una prossima verifica.

Perché la scuola non si ferma, a dispetto di emergenze e calamità naturali, e dietro alla cattedra c’è chi si ingegna. «La passione muove il mondo», spiega la preside del Tosi, Amanda Ferrario, al telefono dal tavolino di un bar con a fianco la sua vicepreside, Cinzia Provasoli, mani sui pc e collegamento on line a supporto di un Istituto - 72 classi, 2000 ragazzi, circa 200 insegnanti- pienamente operativo. «Una modalità un po’ insolita, ma abbiamo tante cose da fare», dicono entrambe. «La nostra scuola - ci spiega la vicepreside- ha esperienza in questo campo. Abbiamo più volte usato questi strumenti per lavorare con gli studenti che realizzano il loro percorso alle superiori in quattro anni e che devono interagire con i docenti anche in modo diverso da quello tradizionale, oppure con gli studenti ospedalizzati». Una scuola all’avanguardia: «Lavoriamo tantissimo sulla didattica e sulla tecnologia applicata alla didattica - continua la vicepreside-. Creiamo dei tutorial in cui gli insegnanti vengono guidati passo passo e poi sono frequenti i corsi di formazione e di aggiornamento: spesso facciamo dei mini corsi della durata di due ore in cui alcuni docenti della scuola si mettono a disposizione per formare altri colleghi. Si condivide».

Ma si potrebbe pensare di essere nell’ambito dell’eccellenza, dell’eccezione. «In realtà le scuole d’Italia sono tutte pronte, allo stesso modo - precisa la dirigente del Tosi -. Basta avere un registro elettronico (ormai obbligatorio) e un cellulare per potersi connettere, che tutti i ragazzi hanno. Qualunque registro elettronico di qualunque tipo consente la creazione di un ambiente di lavoro, è poi possibile attivare classi virtuali, fare l’appello, fare lezione. I ragazzi si possono connettere in chat». Ma qualcosa di particolare occorrerà?  «Formazione di base e un cambio di mentalità: partire da quello che c’è. Ci hanno scritto delle scuole, noi siamo in grado di dare loro supporto».

Per le superiori è più semplice, per i bambini della scuola dell’infanzie e delle elementari meno: «Rai educational ci potrebbe aiutare, magari con storie raccontate ai piccoli, pillole di intrattenimento ludico, dalle 9 alle 12». Un modo per fronteggiare l’emergenza: «Certo. Ovviamente vince sempre la relazione umana, parlarsi di persona è la cosa più bella. Ma in questi giorni particolari abbiamo scelto di fare comunità, di dire che la scuola c’è e che ci prendiamo cura dei nostri ragazzi e delle nostre famiglie». E per il futuro, a emergenza finita, la classe virtuale resterà sempre una risorsa utile? «Ovviamente, per una didattica individualizzata. Un esempio: i ragazzi eccellenti a volte sono i meno valorizzati. Si potrebbero attivare classi virtuali di rete, anche su tutto il territorio nazionale, con percorsi innovativi».

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