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Il ddl sul terzo settore, pro e contro

13/07/2014  Il terzo settore davanti alla disegno di legge delega della riforma: c'è apprezzamento per il riconoscimento dell'importanza, ma ci sono preoccupazioni in materia di copertura economica e si sospende il giudizio in attesa dei decreti attuativi.

Edoardo Patriarca.
Edoardo Patriarca.

In attesa del testo definitivo tra martedì e mercoledì prossimi, è positivo il giudizio del terzo settore sul disegno di Legge delega. Accanto all’apprezzamento per il riconoscimento della sua importanza - «Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo» ha detto Renzi - e per i singoli provvedimenti, ci sono anche alcune preoccupazioni legate alla copertura finanziaria (i numeri possono essere solo dedotti per via indiretta, 300-370 milioni per la prima fase) e delle sospensioni di giudizio in attesa dei decreti attuativi, previsti al massimo tra 12 mesi.

L’Associazione Italiana Fondazioni ed Enti di Erogazione (Assifero), che rappresenta la filantropia istituzionale, apprezza particolarmente «l’idea di separare il grano dal loglio», cioè il buono dal cattivo, pretendendo trasparenza e controllo del non profit, e raccomanda di evitare «l’ipertrofia legislativa» nei decreti attuativi. Inoltre, chiede di «riformare il libro 1^ del Codice Civile, semplificando la costituzione di Fondazioni ed enti morali e superando le immotivate diversità, diversità a seconda che l’autorità di riferimento sia il Ministero o le Regioni, nonché tra le Regioni stesse».

In vista del semestre alla guida dell’Ue, raccomanda al Governo di farsi promotore di uno Statuto Europeo delle Fondazioni, continuando le negoziazioni avviate dalla presidenza greca. Anche Edoardo Patriarca, presidente dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) oltre che deputato Pd, apprezza che la legge prevede che trasparenza e controllo diventino il fiore all’occhiello del settore. Spiega: «È necessario che funzioni strategiche di questo tipo vengano esercitate da organismi esperti in materia che, al tempo stesso, promuovano lo sviluppo e la crescita del non profit». Proprio perché considera la riforma «una pietra miliare», chiede risorse adeguate: «Se il terzo settore diventa primo, la copertura economica richiesta non è un “furto” di denaro pubblico, ma un investimento coraggioso che darà risposte ai bisogni del Paese». Per Patriarca, la cifra necessaria è di oltre un miliardo.

Licio Palazzini
Licio Palazzini

Il nodo economico è al centro, accanto all’apprezzamento per i principi, delle perplessità di Massimo Coen Cagli, direttore della Scuola Fund-raising.it di Roma. Spiega: «Ci saremmo aspettati un decreto che, invece di prevedere provvedimenti possibili grazie alla copertura economica, definisse le politiche necessarie per investire, tramite il terzo Settore, sullo sviluppo del welfare e che quindi guidasse il Ministero dell’Economia nel trovare le risorse necessarie». Sempre secondo Coen Cagli, «nel decreto manca una componente indispensabile qual è la politica del fundraising, un sistema non per riparare alle mancanza di fondi pubblici, ma per sostenere forme comunitarie di welfare, dando vita ad una nuova gestione partecipata dei beni comuni». 

È invece decisamente soddisfatto Licio Palazzini, membro dell’Arci e presidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (Cnesc), per le novità sul servizio civile universale, aperto «a tutti i giovani che chiedono di farlo». E rilancia: «Il Ddl dà nuovamente all’Italia il ruolo di leader in Europa per la valorizzazione del servizio civile. Il semestre di presidenza è una preziosa opportunità: proponiamolo come strumento di costruzione della dimensione europea della nostra cittadinanza, che reagisce ai nazionalismi e indirizza a scopi positivi le grandi risorse giovanili oggi compresse e sprecate».  Infine, Banca Popolare Etica, nata 15 anni fa proprio per sostenere il terzo settore, accoglie con favore l’iniziativa del Governo e, per quanto riguarda la finanza etica, propone di introdurre nei decreti attuativi «l’adozione di un regime fiscale incentivante per i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo, sull’esempio dei Trem bond italiani o della normativa francese».

 
 
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