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mercoledì 13 novembre 2019
 
EBREI E CRISTIANI
 

«Il dialogo ripari i danni causati da 19 secoli d'incomprensione»

17/01/2019  Il 17 gennaio si celebra la trentesima Giornata del dialogo. Nella prefazione al libro La Bibbia dell’Amicizia (San Paolo), papa Francesco sottolinea che «abbiamo alle spalle» centinaia d'anni di «antigiudaismo cristiano e che pochi decenni» di civile confronto e di autentico rispetto «sono ben poca cosa. Tuttavia in questi ultimi tempi molte cose sono mutate e altre ancora stanno cambiando».

Giovanni Paolo II e il Rabbino capo di Roma, Elio Toaff durante la storica visita del pontefice alla sinagoga della capitale, nel 1986. Foto Ansa.
Giovanni Paolo II e il Rabbino capo di Roma, Elio Toaff durante la storica visita del pontefice alla sinagoga della capitale, nel 1986. Foto Ansa.

Venne istituita dalla Conferenza episcopale italiana il 29 settembre 1989. Quest'anno è giunta alla sua trentesima edizione. Il 17 gennaio si celebra in tutto il Paese la Giornata del dialogo ebraico - cristiano. Questa data fu scelta in quanto precede significativamente l’inizio della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani (18-25 gennaio); in tal modo se da una parte si mette in evidenza il legame strettissimo del cristianesimo con l’ebraismo, dall’altra si segnala come tale legame sia costitutivo anche per il rapporto fecondo tra le varie confessioni cristiane tra loro: un riavvicinarci insieme alle comuni radici ebraiche permette infatti di condividere più intensamente il comune tesoro della rivelazione biblica e rende più profondo il dialogo. 

Non a caso il tema scelto per la prima celebrazione della Giornata, fu: "La radice ebraica della fede cristiana e la necessità del dialogo". Come precisò monsignor Alberto Ablondi (1924-2010)i, allora segretario della Cei per l’ecumenismo e il dialogo nella lettera d’indizione, datata 30 ottobre 1989, “Lo spirito della Giornata è l'approfondimento del dialogo religioso ebraico-cristiano attraverso una maggiore conoscenza reciproca; il superamento dei pregiudizi; la riscoperta dei comuni valori biblici; iniziative comuni per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato; e, dove possibile, scambi di visite in forme diverse”. La celebrazione di queste giornate ha già dato molti frutti e continua a costituire un’occasione propizia per approfondire la mutua conoscenza e l’amicizia tra cristiani ed ebrei, in sintonia con la svolta inaugurata dal Concilio Vaticano II, specialmente attraverso la dichiarazione Nostra aetate, voluta dal Concilio Vaticano II e datata 28 ottobre 1965). 

 

 

«Per l’ebreo come per il cristiano non v’è dubbio che l’amore verso Dio e verso il prossimo riassume tutti i comandamenti. Ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli e sorelle, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune, sul quale fondarsi e continuare a costruire il futuro». È quanto scrive papa Francesco nella prefazione del libro La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da ebrei e cristiani. Il volume, a cura di Marco Cassuto Morselli e Giulio Michelini (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2019), in libreria dal 18 gennaio. Nella prefazione, pubblicata a metà gennaio dall'Osservatore Romano e rilanciata da Vatican news, il Pontefice sottolinea che il modo migliore per dialogare «non è solo parlare e discutere, ma fare progetti realizzandoli insieme”. “Obiettivo comune sarà quello di essere testimoni dell’amore del Padre in tutto il mondo».

 «Sono ben consapevole - osserva Francesco - che abbiamo alle spalle diciannove secoli di antigiudaismo cristiano e che pochi decenni di dialogo sono ben poca cosa al confronto. Tuttavia in questi ultimi tempi molte cose sono mutate e altre ancora stanno cambiando». «Occorre lavorare con maggiore intensità - scrive Jorge Mario Bergoglio - per chiedere perdono e per riparare i danni causati dall’incomprensione. I valori, le tradizioni, le grandi idee che identificano l’Ebraismo e il Cristianesimo devono essere messe al servizio dell’umanità senza mai dimenticare la sacralità e l’autenticità dell’amicizia. La Bibbia ci fa comprendere l’inviolabilità di questi valori, necessaria premessa per un dialogo costruttivo”.

“È di vitale importanza per i cristiani - si legge nella prefazione - scoprire e promuovere la conoscenza della tradizione ebraica per riuscire a comprendere più autenticamente se stessi. Anche lo studio della Torah è parte di questo fondamentale impegno. Per questo voglio affidare il vostro cammino di ricerca alle parole dell’invocazione che ogni fedele ebreo recita quotidianamente al termine della preghiera dell’amidah: Che ci siano aperte le porte della Torah, della sapienza, dell’intelligenza e della conoscenza, le porte del nutrimento e del sostentamento, le porte della vita, della grazia, dell’amore e della misericordia e del gradimento davanti a Te”.

La Bibbia dell'amicizia. Pentateuco, di Giulio Michelini, Marco Morselli Cassutto, su San Paolo Edizioni su Sanpaolostore.it

Brani della Torah/Pentateuco commentati da ebrei e cristiani.Con la prefazione di papa Francesco: il modo migliore per dialogare «non è solo parlare e discutere, ma fare progetti realizzandoli insieme».

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