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domenica 19 settembre 2021
 
 

Il dilemma natalizio per l’albero più ecologico

01/12/2014  L’acquisto dell’abete da mettersi in casa per le feste è una decisione che può rivelarsi molto utile per aiutare l’ambiente. Gli esperti concordano: meglio optare per una pianta proveniente da coltivazioni specializzate. E certificata secondo uno degli standard che assicurano la gestione forestale sostenibile.

Con tutte le (legittime) preoccupazioni che la vita quotidiana porta con sé, il problema può passare in secondo piano. Ma, per coerenza con lo spirito della festa o per crescente sensibilità ecologista, è in aumento il numero di persone che, all’avvicinarsi del momento di scegliere quale tipo di abete addobbare nella propria casa, si pongono una domanda: si è più amici della Natura acquistando un albero finto oppure un albero vero?

Il dilemma è comprensibile: da un lato c’è la volontà di non contribuire alla riduzione del nostro patrimonio forestale. Dall’altro, la paura che sia più impattante mettersi in casa un pezzo di plastica, derivante dal petrolio. E magari realizzato dall’altra parte del globo.

I marchi Fsc e Pefc che certificano la provenienza degli alberi natalizi.
I marchi Fsc e Pefc che certificano la provenienza degli alberi natalizi.

CINQUE MILIONI DI ALBERI FINTI

La risposta al dubbio quindi non è scontata. E, a sentire gli esperti, l’opzione vero-finto è limitante. Perché la scelta a minor impatto ambientale è più complessa: meglio di tutti è l’acquisto di un albero vero ma solo se coltivato e proveniente da piantagioni specializzate o dal diradamento di boschi certificati in base a uno dei due standard internazionali che garantiscono la gestione forestale sostenibile.

Una risposta che deriva da una serie di constatazioni che trovano concordi gli esperti. I cinque milioni di alberi di plastica che ogni anno si vendono in Italia producono infatti emissioni nocive di 150 auto che fanno il giro dell’Equatore (circa sei milioni di chilometri in totale). Un dato che sfata il mito del vantaggio di optare per gli abeti finti: «Quegli alberi», fanno ad esempio notare i tecnici di Coldiretti, «sono prodotti con leghe metalliche e plastiche in Pvc e Pet, grave fonte di inquinamento sia durante la produzione sia durante il trasporto e lo smaltimento. Quindi più vengono prodotti lontano, più aumenta il loro impatto».

Ovviamente, il riuso per più tempo “spalmerebbe” il suo impatto su più anni. Ma per pareggiare l’impatto dell’albero vero occorrerebbe un lungo utilizzo. Molto più lungo di quanto in media facciano gli Italiani.

Da qui l’esigenza di recarsi dal vivaio più che al grande magazzino. Le persone che fanno questa scelta sono circa sei milioni per una spesa che sfiora i 150 milioni ogni anno. Ma attenzione: non tutti gli abeti veri sono ugualmente amici dell’ambiente. Comprare da chi taglia illegalmente gli alberi non è una scelta saggia. Anche perché si toglie lavoro alle oltre mille piccole aziende agricole italiane specializzate in abeti coltivati. «Evitate venditori improvvisati. All’atto dell’acquisto»,  suggeriscono da Legambiente, «bisogna rivolgersi a rivenditori specializzati e chiedere la garanzia che la pianta provenga da una coltivazione italiana certificata. Fra le informazioni che obbligatoriamente devono essere riportate nell’etichetta della pianta deve essere indicata la provenienza da coltivazioni specializzate». 

PEFC E FSC: DUE MARCHI AMICI DELLE FORESTE

  

La certificazione è infatti un altro degli elementi da non sottovalutare. Due marchi appaiono sempre più spesso sui prodotti della filiera del legno: Pefc e Fsc, gli standard internazionali più noti e utilizzati per distinguere la gestione forestale sostenibile e le aziende che garantiscono la tracciabilità della materia prima utilizzata.

Uno strumento utilissimo per ridurre la quantità di legno trafficato illegalmente nell’Unione europea (più o meno il 20% delle importazioni totali) e aumentare gli spazi di mercato di chi coniuga margini economici e tutela degli ecosistemi. «Le piantagioni arboree ben gestite contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a contrastare l’erosione e gli incendi, perché gli abeti sono generalmente coltivati soprattutto in terreni marginali, che altrimenti sarebbero destinati all’abbandono», spiega il segretario generale del Pefc Italia, Antonio Brunori.

Una scelta semplice come l’acquisto del proprio albero di Natale diventa quindi un modo per orientare le strategie aziendali e premiare chi si comporta meglio. Una tappa ineludibile verso la costruzione di un modello di sviluppo realmente in sintonia con l’ambiente.

Negli ultimi anni gli abeti donati al Vaticano e addobbati in Piazza San Pietro provenivano da foreste gestite in modo sostenibile secondo lo standard Pefc.

 
 
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