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lunedì 24 gennaio 2022
 
 

Il direttore di Suonare News: «Gettate nel panico tante famiglie di artisti»

03/10/2014  Se davvero il problema è la presenza di un gruppo di orchestrali molto sindacalizzati, si poteva intervenire solo su di loro. Invece si è preferito mandare a casa 180 musicisti gettando nel panico le loro famiglie»

Filippo Michelangeli, direttore del mensile per i musicisti Suonare news
Filippo Michelangeli, direttore del mensile per i musicisti Suonare news

L'Opera di Roma è una delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Nel 2013 hanno ricevuto dal Fus, il Fondo unico per lo spettacolo erogato dal ministero dei Beni Culturali 183,2 milioni di euro. All'Opera di Roma sono andati 19 milioni, una montagna di soldi che la piazzano al secondo posto tra le fondazioni più finanziate dallo Stato dopo la Scala di Milano che ha ricevuto 26,8 mln di euro. Teatri importantissimi come la Fenice di Venezia, il Regio di Torino e il San Carlo di Napoli si sono dovuti "accontentare" di soli 13 milioni a testa. Inoltre, unico caso in Italia, il teatro della Capitale è pesantemente sostenuto dal Comune di Roma che stanzia ogni anno 18 milioni di euro: per dare un'idea,  il comune di Milano ne dà alla Scala circa sei.

Di tutto questo e della drammatica situazione che si è creata al Teatro dell'Opera di Roma abbiamo parlato con il maestro Filippo Michelangeli, chitarrista, fondatore e direttore del mensile Suonare news, un periodico specializzato che racconta la vita e il lavoro quotidiano dei musicisti. Spiega Michelangeli: «Considerati i dati del Fus, non mi sembra che l'Opera di Roma riceva insufficienti finanziamenti. E, forse, visto che sta nella Capitale, è pure giusto così. Tutte le fondazioni liriche hanno orchestra e coro assunti a tempo indeterminato e nessuna di loro, almeno per ora, si è mai sognata di "esternalizzare" le masse artistiche. D'altra parte il senso del Fus, che ricordiamolo è in parte finanziato dalle accise sui carburanti, ovvero pagato da tutti noi, è di sostenere la musica classica e lirica in Italia e creare buona occupazione. La scelta del Cda dell'Opera di Roma, presieduto dal sindaco Ignazio Marino, appare quindi clamorosa e offre in prospettiva un pericoloso precedente. Si dirà: i conti del teatro della capitale sono terribili, con un deficit di 38 milioni di euro, e qualcosa bisogna pur fare. È vero, ma forse bisognerebbe chiedere conto ai sovrintendenti passati che hanno evidentemente gestito male il teatro portandolo a un passo dalla chiusura. E che per decenni ne hanno firmato i bilanci senza che nessuno abbia mai detto nulla».

La decisione del Consiglio di amministrazione del teatro dell'Opera di Roma per far fronte a un buco di bilancio disastroso arriva dopo scioperi, dissidi e dopo l’uscita di scena di Riccardo Muti: recenti e clamorose dimissioni che hanno ulteriormente inasprito le difficoltà del Teatro. Anche se dalla lettera di Muti non si evince con chiarezza quali siano stati i motivi che l'hanno spinto a tale gesto. «Tuttavia», aggiunge il direttore del mensile Suonare news, «se davvero, come è stato scritto da più parti, il problema è la presenza di un gruppo di orchestrali molto sindacalizzati, si poteva intervenire solo su di loro. Invece si è preferito mandare a casa 180 musicisti gettando nel panico le loro famiglie. Sempre che il cosidetto "licenziamento collettivo" annunciato dal sindaco Marino, che ha già detto che ci vorranno 75 giorni per portarlo a compimento, non trovi nel frattempo una soluzione più ragionevole e serva soltanto come potente azione deterrente verso i lavoratori. Concludo dicendo che, se passerà la linea Marino, è possibile immaginare che altre fondazioni liriche, con bilanci appesantiti e pubblico in fuga, decidano di accodarsi "esternalizzando" pure loro. Per i musicisti si annunciano anni molto difficili».

 
 
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