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martedì 16 luglio 2024
 
Bologna
 

Il dono del cardinale Caffarra alla sua Bologna

25/11/2015  L'arcivescovo ha voluto congedarsi dalla diocesi con un grande dono alle famiglie povere: ha versato cinque milioni di euro sul Fondo famiglie della Caritas da lui stesso istituito nel 2008. La donazione viene dall’eredità Faac, l’impero dei cancelli automatici, che il fondatore, Michelangelo Manini, ha lasciato per testamento alla Curia della città

Carlo Caffarra, arcivescovo uscente di Bologna
Carlo Caffarra, arcivescovo uscente di Bologna

Ha voluto salutare la sua città con un grande dono alle famiglie che vivono una situazione difficile. Il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo uscente di Bologna, ha versato cinque milioni di euro sul Fondo famiglie da lui stesso istituito nel 2008. . La donazione viene dall’ eredità Faac, l’impero dei cancelli automatici che il fondatore, Michelangelo Manini, ha lasciato per testamento alla Curia di Bologna. Appena ne è entrato definitivamente in possesso, risolto il contenzioso con la famiglia dell’imprenditore, il cardinale ha voluto destinare una parte del lascito al Fondo. A gestirlo sarà la Caritas diocesana, che ha reso pubblica la donazione nei giorni scorsi, con una nota in cui esprime tutta la gratitudine per un versamento che non ha precedenti e che uguaglia la cifra raccolta dal Fondo anticrisi fino a questo momento.

Dal 2008 infatti, nell’arco di sette anni, attraverso privati, parrocchie, associazioni e fondazioni, sul Fondo sono finiti cinque milioni e 160.000 euro. Con questa somma sono state assistite circa un migliaio di famiglie. Adesso la Caritas avrà a disposizione altri 5 milioni di liquidità ed è già al lavoro per deciderne la destinazione.
«Certamente questa somma ci servirà per soddisfare in modo più ampio le tante richieste che attraverso le parrocchie ci sono giunte in questi anni», ha spiegato il direttore Mario Marchi, «che riguardano la vita ordinaria, ferita dal lavoro che si perde o non si trova. Mi riferisco al pagamento delle bollette, degli affitti, alla possibilità di far studiare i figli, e alla stessa alimentazione».

 Il lavoro che viene a mancare è il vero problema, che si trascina dietro gli altri. Proprio per questo la Caritas intende investire una parte della donazione per accompagnare le persone nella ricerca di un impiego, per aiutare le famiglie assistite a recuperare una piena autonomia. «E’ lo stesso cardinale che ci ha fatto capire questa concreta necessità», continua Marchi. Si sta pensando alla realizzazione di corsi, a forme di avviamento professionale in accordo coi datori di lavoro. «Il come è tutto da decidere», conclude, «anche se ovviamente non vogliamo sostituirci agli organi istituzionali deputati a questo».

 
 
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