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lunedì 23 maggio 2022
 
 

Il Festival del mattone

15/02/2013  Ci sono strade che hanno ispirato alcuni dei più amati cantanti italiani: ma quanto costa viverci davvero? Lo rivela una ricerca di Immobiliare.it.

Vale di più via Margutta o piazza Navona? Porta Romana o Corso Buenos Aires? Dipende dai gusti. Dalla sensibilità. Dalle esigenze. Ma soprattutto dai punti di vista e... dai metri quadrati: tra le strade che hanno ispirato alcuni dei più bravi interpreti della nostra musica leggera e il valore di mercato delle relative abitazioni, infatti, c'è di mezzo un abisso. Alla vigilia del Festival di Sanremo, Immobiliare.it ha provato a compilare una speciale classifica per scoprire quanto costa vivere, oggi, nelle case delle vie protagoniste di grandi successi della musica italiana. E non mancano le sorprese.


Analizzando un immobile di circa 80 metri quadri, al secondo piano di un palazzo in buone condizioni, e valutando i costi al metro quadro sulla base sia dell'offerta presente sul sito sia dei dati dell'Agenzia del territorio, è emerso che la milanese via Gluck, cantata da Adriano Celentano al Festival del 1966 (con scarsi riscontri, il successo è arrivato dopo), di cui conosceva ogni segreto avendoci abitato da ragazzo insieme con i genitori, è più cara della genovese via del Campo, protagonista nel 1967 di una delle più conosciute e amate "poesie" di Fabrizio De André: tra le due "ballano" 36mila euro, 220mila contro 184mila.

Roma è senz'altro la realtà musico-immobiliare più apprezzata e costosa: acquistare una casa a Capo de' Fiori, dove Antonello Venditti (1974) aveva smesso di correre, oggi è quasi proibitivo: 850mila euro, la stessa cifra, euro più euro meno, necessaria per sistemarsi a piazza Navona, tanto cara a Luca Barbarossa (1981). Proprio quest'ultimo, romano de' Roma, ha trovato nelle vie della Capitale un pozzo inesauribile di emozioni da scrivere e cantare: il cielo sopra via Margutta (1986), nel cuore del rione Campo Marzio, sarà anche bello ma per poterselo godere bisogna sborsare mediamente 800mila euro.


Più a buon mercato Porta portese: certo sarebbe stato un affare assicurarsela nel 1972 quando Baglioni ne descriveva il celebre mercato, dato che oggi l'asticella dell'acquisto si è alzata fino a toccare quota 588mila euro. Per chiudere il capitolo romano, citiamo Niccolò Fabi (2003) che puntualizza come "ogni acquisto ha il suo luogo giusto e non tutte le strade trovano un percorso": dunque, "non si può cercare un negozio di antiquariato in via del Corso", e anche un'abitazione è dura almeno che non si mettano sul piatto 760mila euro. 

Un po' più economica è Milano: uno dei luoghi simbolo della tradizione popolare meneghina è Porta Romana, cantata tra gli altri da Nanni Svampa e Giorgio Gaber. Qui i prezzi medi non arrivano a 500mila euro. "Io non devo andare in via Ferrante Aporti" recitava il testo di Parabola (1971) di Roberto Vecchioni: eppure, in questa strada non lontana dalla Stazione Centrale un appartamento ha un prezzo medio di 200mila euro. In corso Buenos Aires, tra le vie più battute dello shopping del capoluogo lombardo, ce ne vogliono circa 420mila: certo, l'atmosfera non è la stessa che si respirava al tempo in cui l'indimenticato Lucio Dalla (era il 1977), bolognese doc, le dedicava un tributo con "Com'è profondo il mare". I luoghi comuni però sono rimasti uguali.

Già, Bologna e Dalla, un binomio inscindibile: la sua Piazza Grande (1972), nella realtà, non esiste. O meglio, esiste, ma si chiama piazza Cavour: per venire ad abitare da queste parti possono bastare 290mila euro. Il capoluogo emiliano ha anche ispirato molti altri cantautori italiani: tra gli altri, Francesco Guccini cita via Paolo Fabbri (1976), dove ha a lungo e vissuto e possiede ancora la casa al civico 43 (260mila euro), e Cesare Cremonini, un innamorato cronico di Bologna e della più lussuosa piazza Santo Stefano che, con il segreto delle "rondini dal cielo fanno spesso avanti e indietro. E portan via i colori dell'inverno, proteggono i passanti come i portici dal vento", richiede almeno 280mila euro.


Veniamo a Napoli. Una strada ricorrente nella musica partenopea è via Toledo: "Passe scampanianno pe' Tuleto" cantava nel 1956 Renato Carosone in "Tu vuò fa l'americano", mentre solo un anno prima la stessa via era citata da Domenico Modugno in "Io, mammete e tu": il prezzo non dipende dall'artista, per un appartamento di 80 metri quadri circa servono 304mila euro.

Chiudiamo con il Festival 2013: senza dare, ci mancherebbe, indicazioni di voto, solo Daniele Silvestri dà spazio a via Merulana, quella der pasticciaccio brutto già protagonista del romanzo di Carlo Emilio Gadda. Prendervi casa, costa circa 400mila euro.

 
 
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