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venerdì 23 aprile 2021
 
PERSONAGGI
 

Il futuro del Commissario RIcciardi? Potrebbe non essere solo una seconda serie

01/03/2021  Milioni di persone si sono affezionate agli occhi verdi del Commissario Ricciardi, ci sono altri sei libri pubblicati, diventeranno una seconda serie? In ogni caso con Il pianto dell'alba il ciclo è finito. Siamo sicuri che non ci sia un futuro? Forse che sì, forse che no. Ecco perché.

Il commissario Ricciardi, con i suoi occhi verdi, la sua interiorità complicata, la sua apparenza ombrosa ci lascia stasera, 1 marzo 2021, con la sesta e ultima puntata della serie di Rai Uno. Come nel caso di Montalbano ogni puntata è un’indagine che finisce e una storia che continua: ognuna un romanzo, omonimo della puntata, autonomo e insieme seriale.

Oltre il caso giudiziario infatti procede la vita dei protagonisti: Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte, con il doloroso dono/maledizione di cogliere l’ultima frase sulle labbra dei morti di morte violenta, che proprio per questo entra in Polizia votandosi al lavoro come all’unico modo di aggiustare almeno un poco quei torti subiti, di cui è segretamente e involontariamente testimone.

Riccardo Maione, il grosso generoso brigadiere, burbero benefico marito e padre di una nidiata di figli e di un primogenito che, entrato in polizia, ha perso la vita in servizio.

Bruno Modo, il più bravo medico legale su piazza, che all'occorrenza salva la pelle ai vivi, fieramente antifascista che nulla fa per nascondere anche in pubblico l'insofferenza al regime, scapolo impenitente, forse l'unico vero amico dell'ombroso Ricciardi.

Enrica, la giovane maestrina, dolce e spigolosa, che sogna una famiglia e s’è innamorata degli occhi verdi che la scrutano ogni sera dalla finestra senza avere il coraggio di dichiararsi e in nome di questo amore che non si decide a sbocciare rifiuta ogni buon partito mandando su tutte le furie la mamma che non si rassegna a una figlia zitella, come si diceva negli anni Trenta.

Livia, la bella vedova del tenore Viezzi, che intrattiene rapporti con gente che conta anche nel regime, ma che pure non sa resistere al fascino del misterioso commissario che non fa niente per assecondarla, a propria volta non del tutto indifferente all’avvenenza della signora.

Tutti contornati da una rete di coloriti e bravissimi comprimari, efficacissimi caratteristi, da donna Rosa la tata di Ricciardi, l’unica cosa che resta della sua nobile famiglia, a Bambinella, il “femminiello” informatore di Maione che dal particolarissimo osservatorio del suo appartamentino tra i vicoli, in cui riceve imprecisati clienti, conosce pettegolezzi e peccati di mezza città.

Attraverso la trasposizione televisiva i personaggi hanno colpito al cuore, complice una ricostruzione raffinata anche nei costumi ed efficace nella robusta recitazione teatrale degli anni Trenta sotto il Vesuvio, oltre cinque milioni di telespettatori a sera.

Che ne sarà di loro? Con certezza non lo sappiamo, ma è ormai evidente che una seconda serie chiama: ci sono altri sei romanzi pronti a essere trasposti. Con Il pianto dell’alba, il dodicesimo libro, però, la vicenda letteraria di Ricciardi finisce: dando una svolta nella vita del suo personaggio il suo autore lo ferma lì. Dà un taglio netto e passa ad altro.

Dovremo dunque rassegnarci, dopo l’eventuale seconda serie Tv, a lasciare Ricciardi al suo destino, a non sapere più niente di lui? Forse che sì forse che no, perché Maurizio De Giovanni, in realtà, in un incontro organizzato dal circolo dei Lettori di Torino, qualche mese fa, alla domanda ha risposto sibilino così: «Io sono orgoglioso di avere scritto la saga di Ricciardi, forse seconda nell’affetto dei lettori soltanto al grande Montalbano del maestro Camilleri, ma sono anche fiero di averla chiusa. Chiudere una serie nel momento di massimo successo è la consacrazione dall’affrancamento da ogni logica commerciale, un personaggio non è un bancomat. Nell’ultimo romanzo di Ricciardi succede un evento che fatalmente mette fine a quel ciclo. Io ogni giorno sento Ricciardi che mi racconta storie, sempre me ne racconterà. Ma avevo deciso di chiudere il ciclo del Commissario Ricciardi con il 1934, perché è l’anno in cui con l’impero, con l’autarchia, comincia la follia che porterà alle leggi razziali del 1938 e alla tragedia della Seconda Guerra mondiale, e in quel momento il mondo di Ricciardi cambia: Napoli ha avuto 26.000 morti per i bombardamenti, io non potevo sottoporre Ricciardi, alla vita in una città con 26.000 morti di morte violenta (lui che li vede morire uno per uno ogni giorno ndr.), non potevo farlo assistere al crollo dell’etica e della solidarietà in una città nella quale dell’etica e della solidarietà ha fatto ragione di vita. Se mai mi verrà voglia di tornare a raccontare i personaggi della saga di Ricciardi andrò all’inizio degli anni Sessanta, quando questo Paese tornerà a essere bello da raccontare. Può darsi che un giorno andrò a vedere che cosa succede a Ricciardi negli anni Sessanta e non è detto che Sara non c’entri...».

 
 
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