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Il Papa: «È triste che le lavoratrici debbano nascondere il pancione»

14/05/2021  Il dono, la sostenibilità e la solidarietà. Sono le tre parole che Francesco affida al Forum delle associazioni familiari per ricordare l'impegno dei singoli, delle istituzioni e di tutta la società per un futuro che veda la speranza di nuovi figli, senza i quali l'Italia è destinata a scomparire. Ha poi parlato dell’assegno unico esprimendo apprezzamento per le autorità che lo hanno approvato

«Un tema basilare rimettere in moto l’Italia». Così papa Francesco parla della natalità intervenendo agli Stati generali promossi dal Forum e delle associazioni familiari. Dopo il saluto del presidente Gigi de Palo, e di quello del Consiglio Mario Draghi, e dopo aver salutato le diverse autorità, i rappresentanti del mondo dell’economia e delle imprese, dello sport e del volontariato, il Pontefice è andato subito al dunque. Nell’atrio dell’Auditorium di via della Conciliazione prende la parola per ricordare che i sogni di vita di molti giovani, «germogli di rinascita del Paese, si scontrano con un inverno demografico ancora freddo e buio: solo la metà dei giovani crede di riuscire ad avere due figli nel corso della vita. L’Italia si trova così da anni con il numero più basso di nascite in Europa, in quello che sta diventando il vecchio Continente non più per la sua gloriosa storia, ma per la sua età avanzata».

Per metter su famiglia, aveva detto il premier Draghi, i giovani hanno bisogno di lavoro, di casa, di servizi. «Una Italia senza figli è una Italia che lentamente finisce di esistere», ha ricordato «ed per questo che il sostegno alla natalità è un impegno prioritario».  Asili nido, scuole per infanzia, estensione del tempo pieno, investimento nelle politiche attive del lavoro, sono alcune delle misure che il Governo sta mettendo in campo. «E una clausola generale per indurre le imprese ad assumere più giovani e più donne».

Un impegno apprezzato da papa Francesco che ha sottolineato anche le difficoltà che le famiglie hanno sostenuto durante la pandemia. «Quante famiglie in questi mesi hanno dovuto fare gli straordinari, dividendo la casa tra lavoro e scuola, con i genitori che hanno fatto da insegnanti, tecnici informatici, operai, psicologi! E quanti sacrifici sono richiesti ai nonni, vere scialuppe di salvataggio delle famiglie! Ma non solo: sono loro la memoria che ci apre al futuro».  Per questo spazzare via le paure che «rischiano di paralizzarne i progetti di vita. Penso allo smarrimento per l’incertezza del lavoro, penso ai timori dati dai costi sempre meno sostenibili per la crescita dei figli: sono paure che possono inghiottire il futuro, sono sabbie mobili che possono far sprofondare una società. Penso anche, con tristezza, alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia». Il Papa sottolinea che non sono loro a dover avere vergogna «per il dono più bello che la vita può offrire», ma la società. Parla dell’assegno unico per i figli esprimendo apprezzamento per le autorità che lo hanno approvato auspicando che questo possa rimettere al centro le famiglie. Perché possano ripartire.

Una ripartenza che ruota attorno a tre parole: dono, sostenibilità, solidarietà.

Il dono più grande è un figlio. «A un figlio, a ogni figlio si lega questa parola: prima. Come un figlio viene atteso e amato prima che venga alla luce, così dobbiamo mettere prima i figli se vogliamo rivedere la luce dopo il lungo inverno. Invece “la mancanza di figli, che provoca un invecchiamento della popolazione, afferma implicitamente che tutto finisce con noi, che contano solo i nostri interessi individuali”». Questo donon è stato dimenticato soprattutto nelle società più ricche, più consumiste «più agiate. Vediamo infatti che dove ci sono più cose, spesso c’è più indifferenza e meno solidarietà, più chiusura e meno generosità. Aiutiamoci a non perderci nelle cose della vita, per ritrovare la vita come senso delle cose». Dobbiamo chiederci dov’è il tesoro della nostra società. «Nei figli o nelle finanze? Che cosa ci attrae, la famiglia o il fatturato? Ci dev’essere il coraggio di scegliere che cosa viene prima, perché lì si legherà il cuore. Il coraggio di scegliere la vita è creativo, perché non accumula o moltiplica quello che già esiste, ma si apre alla novità: ogni vita umana è la vera novità, che non conosce un prima e un dopo nella storia. Noi tutti abbiamo ricevuto questo dono irripetibile e i talenti che abbiamo servono a tramandare, di generazione in generazione, il primo dono di Dio, il dono della vita».

A questo è legata la seconda parola: sostenibilità «parola-chiave per costruire un mondo migliore. Si parla spesso di sostenibilità economica, tecnologica e ambientale. Ma occorre parlare anche di sostenibilità generazionale. Non saremo in grado di alimentare la produzione e di custodire l’ambiente se non saremo attenti alle famiglie e ai figli. La crescita sostenibile passa da qui. La storia lo insegna. Durante le fasi di ricostruzione seguite alle guerre, che nei secoli scorsi hanno devastato l’Europa e il mondo, non c’è stata ripartenza senza un’esplosione di nascite, senza la capacità di infondere fiducia e speranza alle giovani generazioni». E in questo momento ci troviamo in questa situazione di ripartenza e non possiamo seguire modelli miopi di crescita, «come se per preparare il domani servisse solo qualche frettoloso aggiustamento. No, le cifre drammatiche delle nascite e quelle spaventose della pandemia chiedono cambiamento e responsabilità. Sostenibilità fa rima con responsabilità: è il tempo della responsabilità per far fiorire la società». Parla della scuola, dove si matura «non solo attraverso i voti, ma attraverso i volti che si incontrano. E per i giovani è essenziale venire a contatto con modelli alti, che formino i cuori oltre che le menti. Nell’educazione l’esempio fa molto, penso anche agli ambiti dello spettacolo e dello sport. È triste vedere modelli a cui importa solo apparire, sempre belli, giovani e in forma. I giovani non crescono grazie ai fuochi d’artificio dell’apparenza, maturano se attratti da chi ha il coraggio di inseguire sogni grandi, di sacrificarsi per gli altri, di fare del bene al mondo in cui viviamo. E mantenersi giovani non viene dal farsi selfie e ritocchi, ma dal potersi specchiare un giorno negli occhi dei propri figli». Spesso, invece, il messaggio è che la realizzazione significa fare soldi e successo «mentre i figli sembrano quasi un diversivo, che non deve ostacolare le proprie aspirazioni personali. Questa mentalità è una cancrena per la società e rende insostenibile il futuro».

La terza parola è la solidarietà, che è l’anima della sostenibilità. «Occorre una solidarietà strutturale. La solidarietà spontanea e generosa di molti ha permesso a tante famiglie, in questo periodo duro, di andare avanti e di far fronte alla crescente povertà. Tuttavia non si può restare nell’ambito dell’emergenza e del provvisorio, è necessario dare stabilità alle strutture di sostegno alle famiglie e di aiuto alle nascite. Sono indispensabili una politica, un’economia, un’informazione e una cultura che promuovano coraggiosamente la natalità. In primo luogo occorrono politiche familiari di ampio respiro, lungimiranti: non basate sulla ricerca del consenso immediato, ma sulla crescita del bene comune a lungo termine». Ci vogliono garanzie sul lavoro, sulla casa, «attrattive per non lasciare il Paese. È un compito che riguarda da vicino anche il mondo dell’economia: come sarebbe bello veder crescere il numero di imprenditori e aziende che, oltre a produrre utili, promuovano vite, che siano attenti a non sfruttare mai le persone con condizioni e orari insostenibili, che giungano a distribuire parte dei ricavi ai lavoratori, nell’ottica di contribuire a uno sviluppo impagabile, quello delle famiglie!». Una sfida che non riguarda solo l’Italia, ma il mondo, tanti Paesi «spesso ricchi di risorse, ma poveri di speranza».

Francesco richiama anche la responsabilità degli organi di informazione, che incidono sulla vita. «Vanno di moda colpi di scena e parole forti, ma il criterio per formare informando non è l’audience, non è la polemica, è la crescita umana. Serve “un’informazione formato-famiglia”, dove si parli degli altri con rispetto e delicatezza, come se fossero propri parenti. E che al tempo stesso porti alla luce gli interessi e le trame che danneggiano il bene comune, le manovre che girano attorno al denaro, sacrificando le famiglie e le persone». La solidarietà ha bisogno anche dei mondi della cultura, dello sport e dello spettacolo per promuovere e valorizzare la natalità. «La cultura del futuro non può basarsi sull’individuo e sul mero soddisfacimento dei suoi diritti e bisogni. Urge una cultura che coltivi la chimica dell’insieme, la bellezza del dono, il valore del sacrificio».

E infine il Papa ringrazia i presenti per aver convocato «gli Stati Generali della natalità, grazie a ciascuno di voi e a quanti credono nella vita umana e nell’avvenire. A volte vi sembrerà di gridare nel deserto, di lottare contro i mulini a vento. Ma andate avanti, non arrendetevi, perché è bello sognare il bene e costruire il futuro. E senza natalità non c’è futuro».

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