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martedì 28 giugno 2022
 
 

Il futuro della scuola non è dividere i bravi dagli asini

20/01/2016  Il Ministero della Pubblica Istruzione dirama le indicazioni per la stesura del piano triennale dell’offerta formativa ed è subito polemica. Paola Spotorno insegnante e madre di due figli, nostra esperta di scuola, rilegge le indicazioni e chiarisce che non c'è nessuna volontà di dividere i bravi dagli asini.

Le indicazioni che il Ministero della Pubblica Istruzione ha diramato subito prima di Natale per agevolare la stesura del piano triennale dell’offerta formativa sta facendo molto discutere perché, a detta di alcuni, introdurrebbe tra le righe le classi di livello. Tuttavia, se si legge con più attenzione, nel documento non si parla affatto di classi di livello che dividano i bravi dagli asini, come qualcuno ha scritto sul web e non solo. In modo particolare la nota si sofferma su ciò che la scuola può fare, attraverso il suo piano dell’offerta formativa, per permettere veramente a tutti di raggiungere gli obiettivi disciplinari.

E allora si formulano delle ipotesi: perché non pensare a classi aperte o a GRUPPI DI LIVELLO? Oppure, perché non attuare attraverso l’autonomia scolastica una modulazione dell’orario che, nel rispetto del monte ore previsto, preveda una flessibilità per lasciare spazio anche a nuove sperimentazioni, nuove formule di una scuola più vicina alle esigenze dei ragazzi e forse anche delle famiglie? Se qualcuno leggendo queste parole ha pensato che ci sia la tentazione di creare classi di livello credo e spero che sia in errore. In primo luogo perché il nostro ordinamento potrebbe prevederle solo dopo aver rivisto la sua articolazione. In secondo luogo perché la scuola e la classe non va pensata solo nell’ottica di acquisire in modo sistematico e programmato le conoscenze, ma anche come l’ambiente dove si soddisfano altri bisogni relazionali prima di tutto l’amicizia, la tolleranza e il rispetto. Ben venga invece la classe “aperta”, che faccia uscire in primis i docenti dalla sicurezza di quel nido in cui una volta chiusa la porta spesso si va a avanti pensando solo al programma. Ben vengano momenti di recupero e di potenziamento realmente pensati e studiati per permettere a ciascuno di trovare il modo di esprimere le proprie potenzialità o di rafforzarsi.

Se è questo il senso della parola “livello” credo proprio che non ci sia da gridare allo scandalo, ma solo da rimboccarsi le maniche e accettare che si deva lavorare in team e in modo flessibile. Sempre che la discussione in realtà non nasconda un altro il problema: quello del carico di lavoro che sicuramente aumenterà e senza un contratto rinnovato, ma questa allora è un’altra storia.

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