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giovedì 01 ottobre 2020
 
Remilia Pride
 

Gay pride di Reggio Emilia: il vescovo fa chiarezza

29/05/2017  A proposito del Remilia Pride, il gay pride che avrà luogo a Reggio Emilia il prossimo 3 giugno, avevamo parlato di parole e toni a dir poco fuori controllo. Le cose purtroppo sono andate anche oltre, e il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca è dovuto intervenire

A proposito del Remilia Pride, il gay pride che avrà luogo a Reggio Emilia il prossimo 3 giugno, con la partecipazione di delegazioni di diverse città padane, e delle polemiche che lo stanno precedendo, avevamo parlato di parole e toni a dir poco fuori controllo da parte degli amministratori che lo sponsorizzano e dei cattolici tradizionalisti del gruppo “Beata Giovanna Scopelli”, che hanno invocato e promosso una mega processione riparatrice contro “un evento grave, provocatorio e sconcio”. Le cose purtroppo sono andate anche oltre.

 

Una lettera anonima piena di accuse infamanti contro don Paolo Cugini, parroco di Regina Pacis - e senza l’ombra di circostanze di prova- è stata inviata agli organi d’informazione cittadini, alla Curia reggiana e, almeno così si legge nel documento, persino al Papa. Il sacerdote, che ha sporto denuncia contro ignoti, si era reso reo, nelle settimane scorse, di promuovere una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia.

 

Forse anche a seguito di questo grave episodio il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca è uscito dal riserbo con un intervento diretto pubblicato sul quotidiano on line 7per24.

 

“Per quanto riguarda in particolare le iniziative di queste settimane”, scrive il vescovo riferendosi evidentemente proprio alla veglia di preghiera promossa da don Cugini, “sono contento che persone con orientamento omosessuale si trovino a pregare sotto la guida di un sacerdote e con la partecipazione di altre persone. Questa proposta non deve avere nulla a che fare con l’adesione a quei gruppi Lgbt che rifiutano e irridono la dottrina della Chiesa”.

 

Passando poi alla manifestazione riparatrice del Comitato Giovanna Scopelli, afferma che “pure in questo caso, i fedeli cristiani hanno tutto il diritto di trovarsi a pregare, anche pubblicamente”.

 

Nessuna scomunica da parte sua e nessuna condanna. Il vescovo non sembra tuonare affatto contro i Beati Scopelli, nonostante il titolo a dir poco fuorviante del quotidiano on line.

 

Dopo di che il vescovo Camisasca richiama, questo sì, la dottrina della Chiesa per quanto attiene l’omosessualità, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica e la stessa Amoris Laetitia: “Ogni persona ha uguale dignità, qualunque sia il suo orientamento sessuale e merita il rispetto di tutti. Deve perciò essere accolta con rispetto, compassione, delicatezza”, scrive, “cosi non è stato talvolta in passato. È giusto perciò che la società e i credenti chiedano scusa a quanti hanno eventualmente disprezzato o messo in un angolo”.

 

Ancora una volta è evidente il richiamo alla veglia di preghiera e non al Remilia pride, che è chiaramente ben altra cosa. Tant’è vero che, subito dopo, Camisasca ribadisce “con convinzione”, l’affermazione del Catechismo secondo la quale “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”, il che “non significa un giudizio sulle persone ma una doverosa chiarezza riguardo il bene e il male”. In conclusione un intervento sobrio e pacato, che probabilmente nelle intenzioni del vescovo dovrebbe servire a sedare i toni.

 

Il 3 giugno, in ogni caso, parallelamente al Gaypride sponsorizzato dal Comune avrà luogo anche la contromanifestazione. Le adesioni su face book hanno già superato le 2500. Non una manifestazione politica, chiariscono gli organizzatori, ma una processione di preghiera per riparare uno scandalo. I sacerdoti che intendano partecipare “sono invitati a presentarsi in talare, cotta e berretta, ma senza stola”.

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