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sabato 23 ottobre 2021
 
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Il gesto di Francesco consola le donne

02/11/2018  La visita di papa Francesco al “Giardino degli Angeli” nel giorno della commemorazione dei defunti ricorda che i concepiti non giunti alla nascita sono bambini. Il commento di Marina Casini Bandini, presidente del Movimento per la vita. «È soprattutto un atto di misericordia che permette di dire a chi ha abortito che non ha ucciso il figlio poiché egli esiste ed è amato da Dio»

La visita di papa Francesco al “Giardino degli Angeli”, spazio dedicato all’interno del Cimitero Laurentino alla sepoltura dei bambini non nati, morti sia per aborto spontaneo sia per aborto provocato, è particolarmente importante. In primo luogo papa Francesco ancora una volta ricorda che i concepiti non giunti alla nascita sono bambini. Se pensiamo alla sorte degli esseri umani abortiti quale di fatto oggi si verifica e la valutiamo con il metro della dignità umana, il seppellimento dei feti appare un’opera meritoria. Essa ricorda la identità umana del concepito. Se essa si limitasse a prendere in considerazione gli aborti volontari, avrebbe un significato di severa condanna più che di amore alla vita, ma la sepoltura riguarda tutti i bambini morti prima della nascita. Non sono cose, dunque, ma esseri umani. È per questo che il loro corpo merita il riconoscimento della loro dignità e un luogo dove i parenti e tutti possano pregare.

Se il pensiero che si tratta di bambini, anzi dei più bambini di tutti, diventerà coscienza collettiva, esso sarà il più efficace strumento di prevenzione dell’aborto volontario che tutti dicono sia preferibile evitare. Non avrebbe senso pregare dinanzi a luoghi dove sono seppelliti “grumi di cellule” o anche soltanto “arti amputati”.

Il gesto esprime anche adesione e incoraggiamento per l’iniziativa che caratterizza l’associazione “Difendere la Vita con Maria”. Questa associazione amica del Movimento per la Vita e che fa parte della federazione Europea Uno di noi ha ottenuto convezioni con autorità municipali per il seppellimento di feti umani preceduto e accompagnato da preghiere.

Soprattutto il gesto di papa Francesco conferma ciò che ha scritto San Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae e consola le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Al n. 99 dell’Enciclica Egli si è rivolto direttamente alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto invitandole alla fiducia nel padre di ogni Misericordia. Egli ha aggiunto: “vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore”. Se il bambino vive, vuol dire che è morto solo il suo corpo, ma che la sua essenza è rimasta intatta. Se vive nel Signore vuol dire che egli è felice. Qualche commentatore ha scritto che San Giovanni Paolo II ha abolito il limbo. Solo i teologi e coloro che hanno autorità nella Chiesa potranno approfondire questa tematica, ma intanto si può dire alle donne che hanno abortito che non hanno ucciso il figlio, il quale esiste ed è amato da Dio. In tal modo esse potranno non solo chiedergli perdono, ma anche sentirlo vicino e pregare e chiedere di pregare insieme a loro per superare le varie difficoltà della vita. È una ragione di consolazione che viene ricordata dalla visita e dalla preghiera di Papa Francesco.Qualche

 

 

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