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lunedì 20 maggio 2024
 
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«Il giorno di Natale portate a casa vostra una persona povera»

01/12/2023  L'appello di padre Enzo Fortunato, in visita al presepio di Castellammare di Stabia. «Stare insieme. Il presepe ci dice questo»

«Il giorno di Natale portate a casa vostra un povero, un rifugiato. Fatelo parlare con i vostri figli, parlateci voi. L’umanità bella può crescere con l’ascolto delle storie di questi poveri che scappano dai posti depredati».  L’invito di Padre Enzo Fortunato arriva da Castellammare di Stabia, dove il presepe con pastori risalenti al diciottesimo secolo, alti quasi quanto una persona vera, resteranno in mostra permanente. ‘Il presepe Stabile Stabiano’, raccontato da Massimiliano Greco voce di chi ha fortemente creduto nel progetto e da Elena De Rosa presidente dell’Inner Wheel Club stabiese, ha subito i danni indiretti causati da due guerre mondiali, è stato dimenticato, maltrattato, e ha sopportato perdite e furti soprattutto dei pastori di secondo piano e di lontananza, quelli più appetibili dai collezionisti, ed è stato oltraggiato con gravissime manomissioni. Eppure oggi risplende.

Risorto grazie alla beneficenza dell’imprenditore Giovanni Irollo e reso stabile con l’impegno e la passione di un gruppo di professionisti del posto, tra cui Maurizio Santoro, animati oggi dalla guida spirituale di don Antonio De Simone, il presepe stabiese diventa testimone di amore dimostrando che le miserie, le disgrazie, le vicissitudini sono segni sulla pelle delle persone che vanno letti con gli occhi del cuore. Come la proposta lanciata da padre Enzo Fortunato di accogliere nel proprio Natale un povero o un rifugiato. Parole che richiamano un’altra fuga, quella di Maria e Giuseppe, anche loro accolti dalla semplicità, rifugiati in una grotta. «Quando noi contempliamo il presepe assistiamo a qualcosa di meraviglioso - spiega padre Enzo - c’è la vita nel presepe». Una riflessione che Padre Enzo fa ammirando il presepe Stabile Stabiano dove accanto alle vie di Betlemme si possono scorgere angoli caratteristici della città di Castellammare di Stabia, come le fonti di acqua o le edicole votive che ricordano il santo Patrono Catello che da sempre protegge i forestieri, proprio come lo era il Bambino.

«Stare insieme. Il presepe ci dice questo», continua Padre Enzo sottolineando proprio come il capolavoro d’arte sacra si riflette nella sua comunità. «Nel presepe trovate i re Magi, uomini di scienza, e trovate i poveri, gli ultimi. Il presepe ci dice che la ricchezza nostra è la diversità e questo concetto deve essere portato avanti in tutti i contesti perché crea l’accettazione dell’altro. Noi facciamo una fatica incredibile ad accettare l’altro ma ognuno di noi deve portare il suo contributo. Sono queste le cose che la vita». Un presepe che diventa anche la rappresentazione del mondo, la realtà in miniatura, come se ad osservarla fossero gli occhi di un bambino. Ed è ancora una volta il fanciullo a tornare elemento centrale della riflessione. Un mondo visto con gli occhi dei bambini, è questa la formula dell’umanità. Come ci racconta ‘L’Enciclica dei bambini’, il libro scritto da Padre Enzo Fortunato e Aldo Cagnoli con l’illuminante prefazione di papa Francesco (San Paolo Edizioni). «È necessario un simbolico passaggio di consegne dagli adulti ai bambini - si legge -. È necessaria una cura della casa comune — quel nostro pianeta maltrattato, con la corresponsabilità più o meno gravosa di tutti noi. Solo questa inversione di paradigma, con i bambini che insegnano e sensibilizzano gli adulti, può portare a una vera speranza di cambiamento. I bambini custodiscono un senso della bellezza ancora intatto. Lasciamo che ci parlino. E come questi ascoltano i propri nonni, noi proviamo ad ascoltare loro». Accogliamo, ascoltiamo, custodiamo la fede. Sono questi i messaggi che ogni anno ci rinnova la vista del presepe.

 
 
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